314e255b-4230-48f6-bb40-341b9cc5f4f9.jpg(foto di poetella)

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Che poi c’era un vento, un vento quasi cattivo, un vento inferocito, tutto quello che trovava spostava, non gli stava bene niente di niente, tutto quello che se ne stava fermo tremava di paura, perdere la stabilità, perdere le certezze, perdere il proprio posto, dover accettare necessariamente, inconfutabilmente il nuovo e per quanto?

Tutto che volava via a Ponte Milvio stamattina, tutto che cercava riparo, foglie e foglie e due calici di plastica con la basetta nera ancora stranamente, per poco sicuramente, attaccata, lattine di birra, un tappo di spumante e accanto, strano fosse ancora lì, il cestello di metallo che gli stava attorno chissà quando, ore prima, nella notte, magari. Una festa lasciata al vento.

C’era un vento, un vento incarognito, villano, irrispettoso, i capelli negli occhi, gli occhi chiusi e poi riaperti per guardare la piena del fiume. Fiume d’oro grasso grasso, ubriaco di pioggia, basta pioggia, ubriaco di grigio, a sbandare lungo i tronchi affioranti e i rami trascinati via.

E, su tutto, un riflesso di sole vergognoso, a scoppiare dietro le nubi.

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(by poetella)