20191229_1119558100452165466656472.webp.jpg(foto di poetella)

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Amato mio! Che festa, che dolcezza oggi il cielo di Roma! Un allelujare avvolgeva i passi. Che splendore di azzurro. Come é azzurro sempre il mio pensarti. Azzurro il primo, azzurro l’ultimo pensiero, prima del sonno.

Amato mio! Che aria frizzantina e il fiume! Che impetuosa scorrevolezza! come scorrevole, fluido, amante era il mio volare d’aria verso di te, lontano.

Come gorgogliava, come si pavoneggiava il fiume sotto il volo dei gabbiani.

Sai, stamattina presto m’era venuto a salutare un gabbiano alla finestra appena aperta. E io lo so. Certo che lo so. Era messaggero. (Ma di questo magari parlerò dopo)

Sì, amato mio! Che festa, che dolcezza infinita, ce l’ho ancora addosso come una mantiglia di pizzo, che dolcezza infinita quella tua parola sul display del telefonino, che non c’è cielo, non c’è aria, non c’è volo.

Niente. Proprio niente. Di più.

(by poetella)

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