(foto di poetella)

Ché se ne vanno i giorni, una lunga fila di molliche di pane, una più grande, una più piccola,

se ne vanno uno dietro l’altro, intervallati da vuoti a perdere e da strani ritrovamenti.

E qualche sussulto, qualche lacrima, qualche sorriso (anche qualche risata, via!)

Poi ci sono i sogni. Quelli di notte. Quelli di giorno, ormai, che vuoi sognare…

E quelli di notte ti lasciano strano, come dopo un film che non hai capito bene, uno di quei film difficili, pieni di simboli, pieni di circonvoluzioni, di suggerimenti indecifrabili

che appunto non capisci, o forse non vuoi capire. Come i sogni, dico.

Ché se ti ci metti un po’ a pensare certo che capisci. Mica perché hai letto L’interpretazione dei sogni del vecchio Sigmund. No, no.

Li capisci perché ormai hai imparato a conoscerti.

E per quanto tu possa negare che no, figurati, ma quando mai!

Per quanto tu possa fingere che (ma che vuoi fingere, bella mia!) beh…

Adesso però è giorno. Tutta un’altra questione.

(by poetella)