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Come stare seduti fuori della porta
sulla strada,
indifferenti e quieti
questo andare delle ore senza intoppi

– e sarei sempre la solita bambina, in fondo –

Ci basta un passante o un nuovo fiore inatteso
e si cede alla meraviglia.

E facciamo tesoro di raggi e sguardi.
– il paradiso è una stanza piena di libri
che finisce in un’altra.
Piena di libri. Che finisce in un’altra. Pensavo da piccola –

Vedi, poi, c’è sempre qualcosa che vibra
nella successione incolonnata dei giorni
[non serve il mare o un nuovo orizzonte. Chiudi gli occhi]

No. Non saremo più gli stessi, forse,
che aspettavano un chissà che,
seduti sotto l’albero di Newton.

– Almeno abbiamo conosciuto l’amore e il lampo lontano –

Siamo calmi, adesso, come un vecchio orologio
a carica manuale. Affidabile.
Con le lancette d’oro.
E si continua a fare ordine
per consuetudine. Per sentire d’esistere.

Poi guarda. Guarda! È di nuovo fiorito il pesco.

(by poetella)

questa l’ultima poesia da “Nora e il bambino che non aveva ombra”, il mio primo romanzo  vincitore del Premio Mangiaparole nel 2012. Primo e ultimo romanzo, credo.