
E quindi ancora e sempre conserviamo
quell’immagine di noi, dentro, e attorno e avanti e il tempo non la consuma, i suoi piccoli dispettosi disegni articolati in lineette, in curve, in assenze, in aggiunte e sostituzioni. Ancora conserviamo gli stupori, i sobbalzi, le piccole astuzie di quando…
[quando non ti trucchi sembri da piccola, in quella foto, diceva suo figlio]
Sì, quella foto, quella col grembiulino nero e il fiocco rosa, che tutte bianco, e lei e sua sorella rosa, ché le suore avevano detto che sì, la mamma poteva, rosa. Si faceva un’eccezione, per lei, signora.
Quella foto con lo sguardo così fiero e dietro lo sguardo fiero la paura, no, non la paura, mai paura lei [mai, poi, dai, esagerata!]. Dico meglio. Mai a far vedere d’avere paura, lei. Ecco.
[quando non ti trucchi sembri da piccola, in quella foto, diceva suo figlio]
Quella foto, seduta nella poltrona del salotto nuovo, di raso con quelle rose, quelle rose! Mica ci si poteva sedere senza il lenzuolo sopra! Ma per la foto, sì.
– Attenta, stai buona, eh? Ti sei lavata le manine?
Seduta composta, solo il vezzo della gamba flessa sull’altra,
– …Sempre fanatica, diceva suo figlio
solo il vezzo della mano a sorreggere il viso.
Cosa pesa sul cuore di una bambina così piccola,
al suo primo giorno di scuola, o quasi il primo, non ricordo, poi non ha importanza, no? Una bambina che vuole sembrare…vuole sembrare.
Ha imparato adesso
Non sembrare. Essere.
…
…
…
(by poetella)