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(foto di poetella)

Tuttavia non posso davvero fare a meno di guardare in su.

Certo, il rischio di inciampare (è già successo che ho fatto un bel volo. Punti sul sopracciglio. Che meno male non si vede la cicatrice) quello c’è.

Ma il rischio vale la pena. Cieli vasti, azzurri, a Roma, per lo meno. C’è quell’azzurro che mi sa solo a Roma. Poi non so. Giro poco.

E non solo cieli. Anche nuvole. Nuvole gonfie e bianche, come cumuli di panna o lievi, leggere, veli di chiffon, o a frotte, una scolaresca in cortile. O quelle solitarie, che se ne vanno a cercare la fine chissà dove, chissà come, chissà per chi. O perché. (vabbè, perché si sa. La scienza ci spiega tutto oggigiorno)

Poi, a volte, la luna.

Tuttavia infatti non posso davvero fare a meno di guardare in su.

Gli alberi. Quelli carichi di verde, che grondano verde e non ci vedi niente che verde, sparito il cielo, sparita la terra, spariti i contorni del mondo o quelli tremuli, ansimanti, pensieri non ben definiti, agitati perennemente da sempre nuove domande, come vento. C’è parecchia vita in su. Oltre noi. Dunque…

(by poetella)