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Eppure mi bastava (erano anni e anni) gettare quelle tre monetine trascrivendo il risultato.

Controllare, ascoltare poi l’oracolo. (secondo me c’è qualcuno là dentro. In quel libro dico)

Mi bastava starlo a sentire (le parole tra le righe, la bella voce bassa, calda, immaginata) e mi si illuminava, mi si schiariva, per lo meno, mi si delineava il percorso da intraprendere, senza la minima indecisione, senza tentennamenti (anni e anni di consultazioni) senza postumi pentimenti.

L’uomo nobile si comporta così, diceva la voce scritta.

E si seguiva la mano che indicava, perentoria.

Eppure mi bastava aprire il libro, tenere un po’ in mano le monetine, porre la domanda

(non era sempre a soggetto amoroso, principalmente, però, direi) insomma porre la domanda, lanciare sei volte le monete luccicanti e

Fatto.

Ascolta la voce e agisci. Sicura. Fiduciosa. Dagli retta, però, se no, sciagura. Nulla che sia propizio. Attenta.

Mi dovrò ricominciare a mettere nelle mani del saggio. E che sia chiaro. Non sibillino. Chiaro.

Che mi serve proprio.

(by poetella)