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(foto di poetella)

Era stata a lungo quella mattina
dietro i vetri un po’ appannati dal sonno
della casa
disperatamente cercando
un qualsiasi segno al quale attaccare la residua
flebile – inconsistenza di nuvola, direi –
speranza.
Che so, un raggio particolare
un suono un volo un canto ma
non c’è gente che canta in balcone alle sette di mattina
a due giorni dalla fine dell’anno.

E, tirando le somme, era pervenuta ad una
consapevolezza tangibile:
nello sforzo dell’ascolto
nella tensione dell’attesa
sicuramente le si era formata un’ennesima piccola ruga
ai lati della bocca
o degli occhi
o del cuore
e nessuna crema miracolosa l’avrebbe cancellata mai

né nessun bacio. Ormai più.




(by poetella)

ok, sono vecchi versi, ma...