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(foto di poetella)

Ma quanti saranno


(non mi pare mai di vederne)


a guardare il cielo, la mattina? Che come si fa a camminare senza guardarlo sempre così mutevole lui, così chiacchierone.

Ogni mattina, appena girato l’angolo mi si spalanca straordinariamente vasto, così di più di tutto il resto, con tutte le sue risposte per me. Come un richiamo accorato. Un invito alla consapevolezza.

Oggi, per esempio, c’era un buco di luce, tra le nuvole, tante nuvole, nuvole grigio scuro.
Un buco di luce. E luce ai bordi.. Era davvero molto bello


(tuttavia certo banale quest’ultima aggiunta.)

Le nubi bianche e grigie e nel buco l’azzurro che andava e veniva, tutto lo sconfinato attorno un vagare tranquillo, ghirigori di voli. Tremolio di foglioline nuove sugli alberi.


Tutto lo sconfinato attorno un vagare tranquillo proprio come il mio, passo dopo passo, una Berceuse di Fauré nelle orecchie, lieve vento sul viso e a smuovere appena gli angoli leggeri della giacchetta aperta
ché questa primavera è ancora (anche lei) così garbata e gentile.

Così mite.

Solo in alcuni giorni in rari momenti ad una certa ora

può succedere di rabbrividire un po’.




(by poetella)