che s’è capito che…

ho trovato un vecchio album di fotografie?

ecco dunque poetella a 27 anni…

1d05d77a-b516-409e-a44a-f6b41c2b4927.jpg

un po’ sfocatella… ma beh…

😉

.

.

.

.

 

 

Annunci

Bello di mamma ..

ogni tanto riesco a fotografarlo…

Vabbeh, sono in vena di foto…

😊

.

.

.

Ed ecco a voi…

poetellina a due anni!

😉

.

.

E poi…

(foto di poetella)

.

.

– E poi contiene proteine… sali minerali… vitamine

Si guardano. Sorriso.

Poi, lei

e un po’ di anima-

Si guardano. Senza sorridere.

(by poetella)

Amica mia…

(foto di poetella)

.

ma no, come faccio? Come faccio a raccontarti, amica mia.

Ieri, sì. Ieri.

Ti dico che no, non posso raccontare l’indicibile.

Tu, piuttosto. Racconta tu.

Dimmi di Venezia, c’era il sole? Bella Venezia col sole, d’inverno. D’estate… pure. Sopporto anche il caldo di Venezia. L’amore è amore, no?

Dimmi di voi, di te. Il dottore? Ok, bene. Tutto ok.

Dimmi dei gatti a rivederti e della casa nuova.

E della cura. Parla.

Parlami tu, cara. Io? No. Non posso. Oggi no.

Dammi la mano tu adesso e riportami su questa terra.

Ché ancora la testa mi gira, mi gira

per l’altitudine, la vertigine di quei miei mondi ritrovati

per un po’

e oggi è oggi.

(by poetella)

Senza paragone… ancora

(foto di poetella).

 

sì, senza paragone

come tutte le cose che ti ricordi, i momenti, i gesti, quella mano che cercava la tua come a riconoscersi dopo un viaggio interstellare, rivedersi dopo l’abbaglio del sole negli occhi, e gli sguardi, quasi l’incredulità davanti a tanto, quasi lo sbigottimento di bambino davanti al regalo sognato e sognato e poi

senza paragone

come la musica nelle orecchie di respiri all’unisono, di fruscii di lenzuola, di silenzi gonfi come sono gonfie di stupore sempre le ore che mi strappi al mondo, al tempo reale, alle infinite peripezie dei giorni, mi strappi allo schermo della vita piccola

mi catapulti nella gioia e lì resto

a lungo anche se non ci sei

(by poetella)

Costringiamo le ore…

spiralclock-300x300.jpg

(foto dal web)
.

Costringiamo le ore

incapsulate in miriadi di piccoli spostamenti di cose, una sedia, una forchetta da riporre rimasta casualmente nel lavabo, quei due bicchieri, uno pieno a metà d’acqua, l’altro vuoto

costringiamo le ore

spezzettate in minuti, secondi, minuti e secondi che sembrano anni, sembrerebbero anni se non li infagottassimo in un’infinità quantità di piccole cose da sistemare, anche se già sistemate, risistemare, spostare, arieggiare con il soffio instancabile del condizionatore perennemente acceso, bollette elettriche parossistiche, come il caldo parossistico che non ci abbandona, fuori

costringiamo le ore, allora

avviluppate all’orologio a muro che pare troppo stanco per andare più veloce, troppo svuotato di forze, di voglie, di intenzioni per questo caldo, quest’aria ferma, queste tende immobili, questa luce appannata di tardo pomeriggio completamente silente o forse solo silenziato dalle finestre isolanti che tutto isolano, anche il cuore che se ne sta chiuso, serrato, ammutolito, in attesa mentre

ancora costringiamo le ore

a non occuparsi di noi, che abbiamo troppo da fare ad aspettare. Domani.

(by poetella)

Il vento che…

(foto di poetella)

.

………………….. il  vento che muove piano, dolce

dolce come una mano che accarezza, i teneri fiori

del plumbago, in quest’ora morbida di crepuscolo,

attonita di luce, in attesa dell’ultimo sospiro, prima

di notte.

 

…………………. Il vento che s’infila come uno sguardo

indiscreto  tra le foglie scure, tra i fiori rossi rossi della Dipladenia

scapigliata, intraprendente, abbarbicata al graticcio bianco

come una donna sola ai suoi ricordi.

Ed è ancora  caldo. Quasi sera.

 

………………… il vento dolcemente carico dei ronzii dell’estate,

degli ultimi cinguettii tra i rami alti dei pini, giù di sotto,

in giardino  e, se non fosse troppo ardito, si coglierebbe nel vento

quasi un profumo di mare. O di pioggia. O di dimenticanza. O di speranza

 

mentre s’aspetta quieti la notte. E dopo il giorno.

 

(by poetella)

 

 

Sì, vabbeh…

(foto di poetella)

20/07/1969

… io però mica ci credo tanto.

E voi?

(by poetella)

un altro senza paragone…

Senza paragone,

sì, senza paragone come le notine di questa berceuse di Chopin che solleticano l’aria, la smuovono piano come quando sulla spiaggia, al caldo, t’arriva quel venticello leggero che ti scolla i capelli dalle spalle e tu sei grata alla sua benevola empatia, gli sorridi e t’espandi nell’azzurro, come s’espandono in questa mia stanza silente che le accoglie queste note scivolose, fresche, giocherellone

senza paragone,

come il pensiero che si sente liberato dai lacci del fare del dire del dare e gioca, gioca dietro a loro a costruire nuovi racconti, nuovi accostamenti, nuove complicità in questo spazio muto di questa mia stanza col ronzio discreto del condizionatore che sembra vada a tempo con sempre le stesse notine che forse si fermeranno quando smetterò di pigiare sommessamente – non vorrei disturbarle, se ne avessero a male – sulla tastiera del mio pc

senza paragone,

come poter invece riascoltare e riascoltare infinite volte questa freschezza, questi cristalli d’acqua, questo ninnamento del respiro, infinite volte, infinite volte, tutte le volte che se ne ha voglia, come infinite volte, infinite e infinite volte penso a te, tutte le volte che ne ho voglia, che tu ci sia o no

con me

 

(by poetella)

[sempre grata a Gherardo Bortolotti per gli spunti che mi da il suo

“Senza paragone” ed. Transeuropa – 2013]

 

Finito…

e, come sempre, dopo aver letto qualcosa di Antunes non posso leggere altro.

Magari solo un po’ di poesia.

O, magari meglio, rileggere Antunes. Tanto ce n’è una decina (o 11, o 12?) di libri suoi di là in libreria… ne prendo uno a caso… e rileggo.

E mi beo!

(by poetella)

Non è supporto di sicurezze…

ripropongo…

(foto di poetella)

ascolta poetella

Non è supporto di sicurezze

[sta’ sicuro] che cerco

in quei tuoi occhi

di millenarie onde di vento non c’è

stabilità nell’aria c’è azzurro

c’è moto e immota quiete

ignora feretri di fantasie il cielo diffonde

meraviglia e tu, tu

i tuoi occhi che nessuno vedrà accanto ai miei

non si faranno epifanie tu io

ma imparerò

imparerò a nascondere il disordine

di questa casa cuore ai miei occhi nei tuoi occhi

mi basterà basterebbe ci basterà

la bolla di sapone che specchia il mondo

dal suo dentro d’aria e d’amore

 

 

ché  ho svuotato stanze e stanze

sgombrato armadi e ripostigli in questo mio

ora mio solo mio spazio dei sogni

 

e aspettiamo adesso cosa ci porta il tempo

(by poetella)

 

 

Prova

Iuuuuuuuu!

C’è nessunooooooo???

State tutti ar mareeeee?

Boh!

.

.

.

Sinceramente vorrei dire…

l'Antinoo di Delfi.jpg(foto dal web- l’Antinoo di Delfi)

.

 

Sinceramente vorrei dire

che non di rado mi nascondo dietro le palpebre abbassate, non di rado mi ostino a guardare in una direzione opposta ai tuoi occhi, che so, verso il quadro alla parete di sinistra o a quelli della parete di destra o al vano della finestra oltre il quale in fondo non vedo nulla probabilmente perché la serranda abbassata e  il mondo nascosto, che comunque non vedrei neanche se mi si spalancasse davanti, mentre parli

sinceramente vorrei dire

che frequentemente mi sorprendo a guardare fisso una nuova lentiggine che il sole di luglio mi ha regalato e che sono sicura, sicurissima che giorni fa non era lì, o una minuscola bollicina sulla coscia destra che sarà magari stata un pizzichino di zanzara cucciola, per quanto è piccola, mi ostino a guardare verso lo specchio della toletta nel quale si riflette solo il soffitto e nient’altro perché noi siamo finti, siamo un sogno, non esistiamo nel reale, siamo invisibili, due pensieri che si toccano, mentre parli

sinceramente vorrei dire

che faccio la vaga o l’opposto, l’attenta a ogni parola che dici cercando di  commentare con esattezza e pertinenza i tuoi discorsi, sempre senza guardarti che se ti guardo non c’è niente da fare

mi sento morire

 

(by poetella)

No, senti, amore mio…

 

No, senti, amore mio

visto che non possono toccarmi questa felicità di farfalla, quest’allegria di ruscelletto di montagna, come quello che scorreva saltellante sotto il ponticello della stradina accanto alla chiesina abbandonata di Sant’Anna, a Padola di Comelico, una volta a destra della stradina, una volta a sinistra, sempre saltellante, ombreggiato di cespugli di non so cosa, non conosco le piante spontanee, forse genziane, genzianelle, più piccole, forse margheritine, felci, quelle sì, le riconosco, ciuffi e ciuffi. E lui saltellava di qua della strada, ponticello, poi di là… ancora ponticello, ancora di là, gioioso, come me e allora

senti, amore mio

visto che niente potrebbe mai riuscire, oggi, a indebolire questa mia voglia di cantare, di spalancare le braccia e cantare, di spalancare le braccia e girare, girare, girare, come la girandolina rossa su quel balconcino tutto colonnine a Venezia, girandolina rossa rossa che si specchiava nell’acqua e girava, girava, si fermava un po’, poi ricominciava, di un’allegria, di un canto di riso bambino, di una giocosità mai esaurita, girava, girava, come vorrei io e allora, sai

sentimi bene, amore mio

visto che questo mio cuore è così azzurro, oggi, come il cielo di Roma quando è azzurro, mai visto altrove un azzurro così, o forse da qualche altra parte l’avrò pure visto, sì, mi ricordo dove

e dunque

posso anche ascoltare una musica malinconica, sconsolata, struggente, che tanto

sempre felice resto.

 

(by poetella)

Troppo poca…

… troppo caldo.

……(by poetella)

crescere…

akshardham.jpeg(foto dal web)

.

…………………………………………Aveva imparato da lui. E lui da lei. Quello che volevano.era esattamente quello che avevano. E sapevano, avevano saputo ottenerlo. E conservarlo. Erano stati bravi.

In un libro lei aveva letto “…forse non gli ha insegnato nulla, sì è limitata a soffiare via la polvere da un testo antico chiuso dentro di lui”* e aveva scambiato i pronomi. Poi li aveva rimessi a posto.

Lei, lui. Insegnare, imparare, soffiare via.

Scoprire il nocciolo della loro vera natura.

Esternarsi senza ombre. Senza finzioni.

 

“ci lasciamo sempre con un seme di desiderio. E lui germoglia” aveva detto un giorno lui.

Ma avrebbe potuto dirlo anche lei.

E quando finirà, finirà.

“bello come in sogno o come nei templi indiani”* così era, per loro.

 

E quando finirà, finirà.

(by poetella)

*da “Col corpo capisco” di David Grossman

Un bagno nella bellezza…

la sfinge di Capri.jpg(foto di poetella)

.

 

Un bagno nella bellezza

non solo come starsene dieci, venti minuti, ogni volta inserendo la monetina per riaccendere la luce, e nessuno intorno, stranamente, a condividere/dividere l’emozione furente, davanti prima alla Conversione di Saulo, poi al Martirio di Pietro, poi ancora Saulo, poi ancora Pietro a Santa Maria del Popolo, abbacinata, stordita, ogni volta così, ogni volta e tante sono le volte, chi le conta, ormai? ogni volta la stessa (o di più? non posso stabilirlo) la stessa emozione

un bagno nella bellezza

nemmeno come quella volta, la prima volta che entravo nel cortiletto di San Pietro in Montorio, al Gianicolo e l’avevo visto prima solo sui libri d’arte, e l’avevo immaginato molto, molto più grande, io sedici, diciassette anni e invece piccolo, quasi un giocattolo, bello da morire, da possedere, quasi da girarsi e rigirarsi nelle mani

 un bagno nella bellezza

forse come sostare davanti al mare filtrando lo sguardo attraverso la sfinge di Villa San Michele, a Capri col rumorino di qualche zampillo da qualche parte del giardino e qualche  profumo intenso di qualche strano fiore e mille e mille rose e il cielo azzurro e lo slargo infinito d’azzurro e il cuore azzurro e la memoria azzurra

 

un bagno nella bellezza

sicuramente come immergersi nei tuoi occhi, tra le tue braccia e nei tuoi occhi vedere i miei e la tua infinita, eterna, immutabile bellezza e la mia

riflesse una nell’altra nell’amarsi

 

(by poetella)

Senza paragone (numero… boh!)

S. Galgano1.jpg(foto di poetella)

.

Senza paragone

come poter ascoltare un quartetto per pianoforte e archi di Mahler nella casa in silenzio, senza una televisione che parli, una voce che parli, un vicino che parli, o la strada in basso, lontano, che parli, o qualche cornacchia appollaiata su un’antenna, guardinga e impettita, senza nemmeno un gabbiano che lanci i suoi gridi sgraziati, per quanto aggraziato sia lui in volo, non fermo, in volo

senza paragone

come poter ascoltare la voce sommessa di un cipresso che scricchiola al tramonto, quasi sera, assediato da migliaia di girasoli, con alle spalle l’abbazia di San Galgano, deserta, quasi sera e poi notte, e tutto silenzio, nessuna voce di turista ormai rifugiato a bere Martini o chissà cos’altro, a mangiare gelati, a leggere giornali o riviste o che ne so, libri no, chi legge più, ormai? ormai stanco della giornata in giro per bellezze, in attesa della cena, senza voci di bambini tutti a portare avanti i loro ultimi giochi della giornata, lontani quanto basta per non ascoltarli, solo la voce del cipresso che scricchiola e quasi sera, quasi notte

senza paragone

come ascoltare il soffio del tuo respiro tra i miei capelli e nessun’altra voce, né sotto, né sopra, né di vicini, né di lontani, né del mondo indaffarato, assente, sconosciuto, dimenticato, e né sferragliare di tram o di autobus nella città esagitata, fremente, asfissiata, né clacson di auto ribollenti nel sole di luglio, dove diavolo se ne andranno mai! né abbaiare di cani o miagolare di gatti, solo il soffio del tuo respiro tra i miei capelli

e nient’altro

 

(by poetella)

 

la buona notte con…

il mio quadro preferito

Parmigianino_007.jpg

Parmigianino: Antea

meraviglia pura! O no?

‘notte!

(by poetella)

João…

oggi, giornata del bacio!

bronzino-allegoria.jpg

(Bronzino, allegoria dell’amore)

… beh, che ne dite di questo?

Adoro i manieristi! Così eleganti… così sensuali!

Ovviamente il mio preferito è Parmigianino… ma questo bacio di Bronzino… Ahhhhhh!

Altro che “bacio” di Hayez, di Klimt ecc ecc… no?

Amor vincit omnia

… beata nel vedere uno splendido programma su Rai5…

vi lascio questo

Viva Caravaggio!

(by poetella)

citazioncina…trovata in un bolg…

ricitiamo, ché ne sono ancora convintissima!

Poetella's Blog

.
Forse un uomo e una donna sono più vicini l’uno all’altro quando
non vivono insieme e sanno soltanto di esistere, quando sono
riconoscenti l’uno all’altro solo perché esistono e perché l’uno
sa
che l’altro esiste. E alla loro felicità questo basta.

(Milan Kundera)

 poetella concorda

.

View original post

Oggi è andata via la corrente…

un vecchio post che m’ha ricordato la bellezza del silenzio…

Poetella's Blog

IMG_2253(poetella a quattro anni)

 

 

 

Oggi è andata via la corrente.

Si stava in cucina, al solito, tv accesa, Pc. Chiacchiere vaghe.

Presto per preparare la cena.

Un paio di libri, no, tre, in ognuno  un foglietto fuori dalle pagine, tutti e tre sul tavolo.

Improvvisamente, pluf. E silenzio.

 

Un silenzio antico.

Un silenzio insolito.

Quasi subito, voci. Da sotto. Da accanto? Voci, comunque.

E nient’altro.

Non ci siamo avvezzi. No, proprio no.

 

Come a casa di nonna, io piccola. Ho pensato.

 

Ecco che il silenzio m’ha scaraventato lì.

Penombra. La luce s’accendeva tardissimo. S’economizzava corrente. Economizzare era un valore. Anche di parole si faceva economia. E di baci. Non si baciano i bambini. Che non crescono, poi.

E accendere la luce, no.

Solo quando proprio in casa c’erano solo ombre e noi stessi ombre e la credenza verdolina un’ombra e il tavolo e il…

View original post 297 altre parole

Ma sì, il silenzio…

Ma sì, il silenzio

che poi ci sono silenzi e silenzi, mica tutti uguali i silenzi, graditi a volte, non dico di no

– ti ricordi bella mia come lo desideravi in quel clamore, in quella baraonda di grida, di rumori sconnessi, sedie spostate trascinandole come animali alla catena, bustine di carta riempite e poi scoppiate così, per gioco, e voci, voci voci, una sull’altra, una sull’altra –

ci sono silenzi e silenzi ovvio, non tutti uguali, graditi o no

– quel silenzio fresco nella cattedrale di Notre Dame, per esempio, a Parigi, ovvio, anni e anni fa, improvvisamente interrotto da un coro di voci maschili, tutti appresso a due, tre, quanti erano? non ricordo, uomini vestiti di rosso, rosso e bianco, per l’esattezza, che, entrati da una porticina laterale (la sacrestia?) incedevano maestosi nella navata centrale verso l’altare maggiore, con un seguito di uomini più piccoli, no, ragazzi, anche loro rossi e bianchi, cantando qualcosa che doveva essere Bach, sicuramente era Bach, perché m’ero improvvisamente messa a tremare a quella visione, a quell’ascolto , o forse per la luce viola, verde, azzurra, rosa, gialla che entrava a fascio da un rosone, su in alto –

quindi dico che ci sono silenzi e silenzi, non tutti uguali, no, non proprio tutti uguali, graditi o no

– quello della televisione finalmente spenta, ah, magia! che smette di gracchiare su temi importantissimi di calcio, che non ci si deve parlare sopra se no si perdono verità solenni e irrinunciabili che non sia mai! poi come si fa, dico io, se non si sanno quelle cose e, finalmente, uscendo di casa chi la stava seguendo, clic! Il silenzio –

dunque ci sono silenzi e silenzi, graditi o no.

Il tuo non mi piace tanto, ma tant’è. Ce lo facciamo piacere lo stesso

ché ci fa crescere.

(by poetella)

 

 

Oggi… rosso!

(foto di poetella)

.

.

oggi Jordi Savall… ok?

 

… per via che la musica… rinfresca!

(e buon ascolto by poetella)

 

L’unico aspetto positivo…

dell’estate consisteva nel fatto che ero finalmente libera dalla scuola, dal suo rumore, sicuramente l’aspetto che maggiormente detestano, dalla volgarità della stragrande maggioranza dei miei rustici (rustici, poi, mi sembra termine inadatto, ma ci tornerò su per cercarne un altro), dicevo dalla volgarità della stragrande maggioranza dei miei rustici alunni, libera dal dolore ai lati del collo per la fatica di parlare con un tono di voce esaltato (ma perché strilli? mi dicevano a casa quando tornavo…) per coprire, spiegando, il fastidioso, ineducato rumore di fondo provocato dalle ciance senza costrutto né costruzione sintattica corretta, né pertinenza col tema della lezione delle capre impenitenti senza speranza di redenzione, i sopra citati miei rustici (ok, rustici non è adatto) dicevo rustici miei alunni.

Insomma libera dallo stress provocato dal continuo tentativo di bloccare le manie belligeranti, fino a slogarmi i polsi per dividere, delle belve infuriate (e si parla sempre dei rustici…), libera dalla delusione nello scoprire che anche quelli sospettati più bravi a qualsiasi domanda esulasse il loro studio mnemonico e disinteressato facessero una faccia a dir poco interdetta e conseguente scena muta..

Libera di non pensare alla scuola come a un luogo lontano anni luce dalla “mia” scuola, quella della mia infanzia… Quando avevamo ritegno anche a scartare una caramella, ché si sentiva…

Insomma, l’estate mi piaceva per queste libertà che mi regalava.

Ma adesso, adesso che finalmente tutto questo è finito posso sicuramente dire che

odio profondamente l’estate. Ecco.

(by poetella)

In foto “Il fascino dell’aula vuota!)

avrà avuto pure la sindrome di Asperger, ma…

chi ha mai suonato Bach meglio di lui?

 

e buon ascolto da poetella

.

.

.