Suppongo che sarà un caso questo scoppiare di ricordi,
nonna era sempre così silenziosa, suppongo che sarà per questo che amo tanto il silenzio, non si sentiva un rumore nella vecchia casa, era tutto così avvolto nell’assenza di suoni che potevo avvertire l’arrivo della gatta, lenta lenta, dalla camera di nonna dall’altra parte della casa, cic, cic, cic, cic, già quando era all’inizio del lunghissimo corridoio, il corridoio con quelle mattonelle tutte punticchiate di nero circondate da una greca dove amavo camminare in equilibrio, un passo avanti all’altro, un passo avanti all’altro, fino all’ultima stanza, tutte in fila, una dopo l’altra, senza interruzioni, c’erano le porte? Non riesco a ricordare se ci fossero le porte, ricordo altro.
Suppongo che sarà un caso questo scoppiare di ricordi,
sarà forse la malinconia dell’Adagietto della n°5 di Mahler che mi sveglia sussurri d’infanzia, quando tutto era ancora possibile e non si sapeva che invece no. E la casa, la casa davvero era fonte di sorprese, quel comò così grande che ci si poteva nascondere dentro la sua nicchia,
(dove mi nascondo adesso?)
la pendola col suono greve che non mi svegliava, la notte, non mi infastidiva i sonni, perché i bambini dormono bene, si svegliano solo se qualcosa dentro di loro bussa, fame, paura per un brutto sogni, il pizzico di una zanzara, ma i rumori no. I rumori li arrotolano nei sogni e ci giocano.
Adesso, invece no. Adesso non si gioca più
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(by poetella)
