Solito tran tran…

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Solito tran tran
Faccenduole. Ascolti. Discorsi scorrevoli
o con brusche interruzioni volontarie
o meno. Concentrazione di media o breve durata.
Sorrisi, qua e la.

A livello più basso, diremmo ipogeo – così
tanto per –
una pozza nera. Stagnante. Chiusa
falda avvelenata, roccia scura impregnata.
Affioramenti, a volte.

Tutto quello che si beve è amaro.


(by poetella)

E niente foto
E niente musica.
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La signora giocava a…

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bimba(foto di poetella)

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La signora giocava a chiedere voce alle ombre. Che non ne avevano.
La signora si rivolgeva allora ai fiori, ma dove? Ma quali? E le nuvole, le nuvole, poi. Così irrequiete. Sfuggenti. A chi, come mettersi in contatto con le risposte?
Gabbiani? Era un po’ che non ne vedeva.
Quei suoi dove sei restavano dondolanti in un vuoto d’aria. Come sangue rappreso.
Bolle di sapone, meglio. Qualcosa di inafferrabile, trasparente. Lieve. tuttavia incombente.
E tremendamente fragile.

Non era un gioco, diciamolo.
C’era poco da divertirsi. Non che la signora avesse mai insistito sull’aspetto ludico della cosa. Sbagliando, probabilmente. Chi sapeva più di lei, la signora immaginava di sì. Chi sapeva più di lei era da sempre in grado di giocarci su. Con disinvoltura. O di mettere via il giocattolo. A giochi finiti.

Era questo il punto.
Giochi finiti.
Vai a convincere un bambino che è ora di cena.
Specie se a cena c’è una minestra.

La signora era forse ancora una bambina?

Male. Molto male.


(by poetella)
Sonata for Oboe and Piano, Francis Poulenc. 1-Elégie

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Nient’altro che…

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Nient’altro che adesso il ticchettare dell’orologio
a parete, in cucina
il ronzio del condizionatore
nell’altra stanza. Il risucchio
cupo dell’ascensore che si ferma un piano sotto al mio
o due. O tre.
Nient’altro.
E silenzio.

E non so se rallegrarmene o no.
La mia inutile maledetta attesa esasperata
disperata azzardata scellerata

intanto

fa un rumore d’inferno



(by poetella)

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La signora fumava. Lentamente aspirava…

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(foto di poetella)

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La signora fumava. Lentamente aspirava. Poi rilasciava. Immobile.
E fuori ancora quel caldo.
Le rose tutte sfiorite. Cotte. Foglie fragili, chiare, senza corpo.
Neanche un boccio.
Qualche sporadico nuovo getto.
Improbabile sperare. Improbabile e scellerato sperare.

La signora si domandava quanto scellerato.
Quanto improbabile. Nessuna risposta.
Neanche un cinguettio. Un passaggio d’aereo da interpretare
positivamente. O negativamente.
Un qualche vento da qualsiasi direzione. Che so, grecale, libeccio, maestrale.
Tramontana, impossibile. Tramontava altro, nel frattempo.
Ma non si riusciva a vederne la fine. Ancora.
Ci si attaccava a bagliori.
La signora era davvero restia
sempre stata restia ad abituarsi al buio.
Un difetto di vista, magari. Corretto male.
Non corretto affatto.
Un difetto di capacità di rassegnazione.

Ognuno ha i suoi.


(by poetella)

Ravel – Piano Concerto In G Second Movement.

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Che ne pensi, ci pensi mai…

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lo-scolapiatti2(foto di poetella)

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Che ne pensi, ci pensi mai

anche se avevi detto di no, no, tanto tempo fa, che non serve

a che servirebbe?

ci pensi mai alle briciole che conservo in fondo

alle tasche per quando la fame

sarà diventata cronica

e si vivrà delle riserve di grasso e luce accumulate

prima della carestia

prima della chiusura definitiva

del mercato?

 

Ci pensi mai anche tu

a quando “mi ricordo” sarà il dire

più semplice, più facile

più triste da pronunciare

E mi ricordo, mi ricordo

Come potrei non?

 

Una mattina, tanto tempo fa, prestissimo

nel silenzio che ricorda ancora la notte

a casa è crollato

lo scolapiatti

facendo sobbalzare, credo

tutto il palazzo.

Pensa, s’è rotto solo un bicchiere!

 

(by poetella)

 Brian Eno – An Ending

(grazie Giovanni!)

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Pensai dovessi…

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primavera(foto di poetella)

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Pensai dovessi smettere pensai fosse arrivato
il tempo esatto il giorno
l’ora di svuotare i cassetti rivoltare
il materasso cambiare il posto dei giorni
spostare scambiare partire
prendere per le ali i sogni morti tirarli
giù affondarli nel mare nero
cupo e profondo del niente

pensai si potesse ri_comincire a scrivere
una bella storia straniera. Ma

no.


(by poetella)

Brendel plays Schubert Impromptu Op.90 No.3

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a spasso per Roma mia…

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giornata stupenda…

fresca quanto basta, anche se al sole… WOW!

me ne sono andata in giro per il colle Palatino.

Ruderi, chiese antiche, cascate di rampicanti, sublime bellezza

per voi…

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via del Circo Massimo…

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giardini e ruderi

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via dei Fienili che gronda rampicanti…

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da via del Circo Massimo…

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ancora via dei fienili…

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ruderi…

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un palazzeto delizioso su via del Circo Massimo…

S giorgio al velabro

accanto  S. Giorgio al Velabro

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Il portale di S. Giorgio

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S. giorgio al velabro 3

l’ esterno della chiesa

S. giorgio al velabro 5

S. Giorgio l velabro 4

ancora S. Giorgio…

S. Teodoro

S. Teodoro al Palatino

S. Teodoro cortiletto

e il suo delizioso cortiletto…teatro di Marcello

il teatro di Marcello

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bella, vero?

Come sono fortunata a vivere in questa stupenda città!

Quando me ne vado in giro le perdono tutto!

Beh, si sa che poetella perdona tutto…

alla Bellezza!

Alla prossima!

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della Lilith, o della mancanza…

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il giardino(foto di poetella)

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La Lilith, sì, la luna nera congiunta al Nodo Nord,( dice)

Nodo Nord di chi? (fa lei)

Di tutta l’umanità. Tutti. La mancanza (quella continua convinta, mentre s’accende una sigaretta).
Tutta l’umanità. Parlo di tutti. Tutti che sentono la mancanza di qualcosa, in questo periodo.
È la congiunzione.

Ma sempre si sente la mancanza di qualcosa (fa l’altra, e intanto ascolta e pensa. Accende anche lei)
La mancanza (l’altra, la sorella, sentenzia), questo buco. Sentito parlare il cardinale, ieri, al meeting, come si chiama? Ah, Parolin, pure lui co’ ‘sta mancanza. È la congiunzione della Lilith, che ti pare? è quello. «Di che è mancanza questa mancanza, cuore, che a un tratto ne sei pieno?» ha tirato fuori pure Luzi, pensa te! Loro risolvono facile. Manca la fede. (si ferma, smette di gironzolare per il giardino in cerca di tracce della talpa della malora. La guarda)
Ovviamente non poteva che parlare così. So’ preti. Trovi la fede, hai svoltato. (continua) ma non è questo. Non è questo.
È solo mancanza di una reale motivazione del tutto. Di un definito progetto interiore.
(si siede, fuma, tace. Guarda il giardino, tutto sistemato.)

(L’altra, sul dondolo)
Ma la mancanza è buona. Spinge, manda avanti. Fa cercare (dice e la guarda. Spera in conferme)

Certo! Certissimo! Se ce la fai! Se ci tiri fuori il buono, da questa congiunzione. Che voglio, chi sono, che faccio per, e bla, bla, bla… (s’è accalorata. Butta la sigaretta nel piccolo posacenere a forma di luna) Mica tutti così!
Certi non fanno che riempirsi, rimpinzarsi, strafogarsi. Di che? Di tutto. Comprano, mangiano, girano, fanno. A morte. Non va. Non è così’ che.

(l’altra ascolta e rimugina. Scava tra quello che ha e vede, scruta. Cerca di capire che cavolo di buono può tirare fuori da questa dannata mancanza che la tortura da quasi un anno)

Ma quanto dura ‘sta cacchio di congiunzione?

Sul giardino, intanto, cala la sera.


(by poetella).

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Adam Falckenhagen-Fuga

 

oggi… foto

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dato che ho appena finito di spolverare, cerare, spennellare delicatamente tutta la moltitudine di oggetti presenti nella camera da letto…

(un’ora abbondante di lavorio,

sali sulla scala,

scendi dalla scala,

attenta qui, attenta lì)

dato che sono stanca morta e devo starmene un po’ seduta a recuperare le forze…

(nessuno può fare il lavoro al posto mio

troppo delicato, pericoloso

prezioso)

Dato che all’ora di cominciare a preparare il pranzo (che poi è già quasi pronto) ci manca un po’…

(ma possibile che ci sia sempre così tanto da fare

e che non si riesca a trovare un po’ di tempo e di

solitudine attorno, soprattutto solitudine…)

insomma, ecco… questo è il risultato della parete davanti al letto…

le altre  pareti… alla prossima.

1

2

lui, comunque, continua a piangere…

3 4

Lui, no… beato…

7

si vede che la conchiglia non pesa

(beh, è tutto legno del ‘600… è leggera!)

5

Ah! se si potessero conservare, costudire, ravvivare anche…

gli amori!

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Ok… relax!

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Mio caro, ho deciso di…

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Mio caro

ho deciso di scriverti perché so bene che non leggerai.
Altrimenti mi guarderei bene dal riempire di paroline più o meno scelte, più o meno ordinate o magari scapigliate come un bambino capriccioso, sghembe, svirgolate, sfacciate, indiavolate. Ok, basta.
Ho deciso di scriverti, ma non te ne accorgerai. Continuerai a credermi serena, serenamente serena. Limpidamente serena. Limpidamente serenamente serena. Così.

Che poi sì, certo, sono serena.
Serena come una pozza d’acqua senza affluenti, senza sorgente, immobile, che s’asciuga al sole.
Come la statua di marmo pario nel tempio abbandonato nel folto di una foresta su un’isola disabitata. Serena.

Come un cielo terso, limpido, largo, senza una nuvola e senza sole, senza luna, senza stelle. Senza niente. Senza più niente.

Serena così. Più niente da perdere. Più niente da chiedere. Niente da dare.

Senza più niente da avere. Senza.


(by poetella)

Perché noi amiamo questo…

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(foto di poetella)

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Perché noi amiamo questo silenzio
perforato da piccoli suoni
cinguettii, minuti scricchiolii
un frullare d’ali, chissà dove, verso chi
verso che, verso quale altro largo silenzio
di cieli di vastità sconosciute
di fresche lontananze bordate d’azzurro

noi amiamo questi silenzi
spezzettati da rintocchi della pendola antica
da un soffio di corrente
uno svolazzo frusciante di tenda
il ronzio d’una mosca o anche
del frigorifero che lavora per noi.

Il silenzio scandito dal brontolio dei pensieri
dall’onda dei ricordi, eccola!
che lambisce e rimbomba
e rimbomba e circonda
e ci strazia
sì, ci strazia

il silenzio di quel disamore che assorda.


(by poetella)

Fauré – Romance op. 69

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uffaaaaaaaaaaaaaaaaa! sono arrabbiatissimaaaaaaaaaa!

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da un paio d’ore, senza che facessi niente di “strano”

la mail di libero non si apre.

(Utilizzando Firefox, ovvio)

Mi appare questo cavolo di messaggio:

Connessione sicura non riuscita

Si è verificato un errore durante la connessione a login.libero.it. Certificato di firma OCSP non valido nella risposta OCSP. (Codice di errore: sec_error_ocsp_invalid_signing_cert)

La pagina che si sta cercando di visualizzare non può essere mostrata in quanto non è possibile verificare l’autenticità dei dati ricevuti.
Contattare il responsabile del sito web per informarlo del problema.

ma io dico!

mi tocca leggere la posta su Internet esplorer, che è lento una quaresima!

porca puttana.

e quando ce vo, ce vo!

Che faccio? Urlo?

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Lenta lenta, come una vecchia gatta…

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(foto di poetella)

 

Lenta lenta, come una vecchia gatta.

Faccenduole. Pulizie di fine estate. Prima che ricominci.

Che ricominci. S’aspetta. Si galleggia in un limbo caldo. Che vuoi per pranzo? Con estrema calma, Acquisti. Il ragazzo col camion è tornato con le sue verdure fresche.

Almeno qualcosa si muove.

Sta finendo questa palude. La mattina presto pare che. Poi, invece.

Se fosse per lei.

Se fosse per lei l’Agosto s’eliminerebbe dal calendario. Plaf. Via. Una spugnata e via.

Se fosse per lei s’eliminerebbero parecchi giorni dal calendario.

E altri, sottolineati in rosso. Altri. Lontani. Così maledettamente lontani.

Rosso.

 

 

Mettere in ordine la spesa, adesso.

Le piante?  Sì, le ho innaffiate. Povere. Sono sopravvissute.

Anche loro, spente. Pochissimi fiori. Esalano uno spruzzetto di verde anemico. Ma ce l’hanno fatta. Guarda le begonie! Ed i gerani. Tre fiori. C’era stata quell’esplosione, a primavera. Mai così. Guardali, ora. Micragna.

Stiamo tutti a naso all’aria, ad aspettare l’acqua. Anche dopo l’acqua. Loro e noi.

Noi. Io, tu. Tu. Dove sei? Non so più. Mai più.

Ad aspettare una goccia, un piccolo segno di moto. Tra uno sbadiglio e l’altro.

S’aspetta. Cosa?

E il tempo passa.

Purtroppo. No, per fortuna, passa.

(by poetella)

 

 

Ravel – Piano Concerto In G Second Movement

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oggi poetella turista a Roma…

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… se n’è andata a rivedere la basilica di S. Clemente.

un po’ di notiziole…

“Fino a cento anni fa era opinione generale che l’attuale Basilica di San Clemente fosse la stessa a cui si riferiva S. Gerolamo nel 392 quando egli scriveva che nominis eius memoriam usque hodie Romae extructa ecclesia custodit.

Ma nel 1857 il Padre Joseph Mullooly, O.P., allora Priore di San Clemente, cominciò dei lavori di scavo sotto alla basilica attuale nel corso dei quali non solo scoprì la basilica originaria, del IV secolo, immediatamente al di sotto, ma anche, ad un livello ancora più basso, i resti di costruzioni più antiche ancora, del I secolo.

A questo terzo livello di San Clemente troviamo due edifici. Il meno pretenzioso è una costruzione in mattoni, probabilmente una casa romana, cioè, suddivisa in piccoli appartamenti disposti intorno a un cortile nel quale troviamo un tempietto Mitriaco della fine del II secolo. L’altro edificio è una più grandiosa struttura, rettangolare, costruita con grandi blocchi di tufo. All’interno di questo rettangolo vi è un cortile.

Gli architetti del IV secolo non fecero altro che interrare le stanze a pianterreno e il cortile, fino all’altezza del primo piano. Portato a questo nuovo livello, il cortile divenne la navata centrale della chiesa e le stanze che si affacciavano dalle due parti sul cortile furono trasformate nelle due navate laterali quali oggi ci appaiono. Poi alla chiesa rettangolare fu aggiunto un’abside.

Così completata, la  basilica durò fino al 1100 circa, quando si scoprì che la costruzione era pericolante e doveva essere abbandonata. La chiesa del IV secolo fu riempita di pertrame fino in cima alle colonne che delimitavano le tre navate e su queste fondamenta fu eretta una seconda edizione della vecchia basilica, però di dimensioni un po’ ridotte. E così un nuovo San Clemente, quello di oggi, apparve.”

e adesso un po’ di foto. Alcune di poetella, altre prese dal web

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questo, dal web, l’affresco della chiesa precedente, con S-.Clemente

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una foto, sempre dal web, dell’interno della chiesa superiore

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la cappella di S. Caterina d’Alessandria, affrescata da Masolino e Masaccio. (merita davvero!)

ed ora le foto dei piani inferiori, tutte di poetella

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… all’interno della casa romana, al livello più basso, una sprgente che nel ‘900 è stata canalizzata. Una casa con una sorgente” Fantastico!

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dimenticavo!

Un disegnino chiarificatore…

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beh, poetella consiglia a chi fosse in zona, una visita!

Molto fascinoso il tutto.

C’è anche un Mitreo che non ho fotografato.

adesso metto una foto  dal web…

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piaciuto?

Roma è straordinaria!

anche per chi ci vive da più di 60 anni!

parola di poetella!

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