rileggendo…

… sì, rileggendo Sei Shōnagon… un ripost

gardenia

Cose oltremodo spiacevoli…

[sempre alla maniera di Sei Shōnagon]

 

 

Un uomo con una gran pancia che ti guarda come se non l’avesse.

La tenda da sole dei vicini che ti riduce il panorama.

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La cassetta della posta piena di pubblicità. E bollette. E basta.

La cassetta della posta vuota.

L’odore di aglio, di sudore, di pesce marcio sulla metro. E non potersi spostare. E i finestrini chiusi.

 

Il  profumo preferito finito proprio il giorno che ti serviva.

Il tuo parrucchiere chiuso per ferie da troppo tempo.

 

Il vecchietto davanti all’ascensore, con due stampelle, che se non arrivavi tu chissà quanto aspettava per aprirne la porta. Ed entrare. E poi uscirne.

 

Quella del piano di sotto che soffrigge aglio alle sette di mattina. E canta canzonacce. Male.

 

L’ultima gardenia appassita. E nessun nuovo boccio fino all’anno prossimo. Solo foglie.

 

Dover aspettare che finisca l’estate. Senza averne goduto.

Temere che finisca la giovinezza, avendone goduto. E godendone.

 

Temere che finisca l’amore. Avendone goduto. Molto. [Ma solo ogni tanto, temerlo]

 

La casella di posta elettronica con 89 messaggi non letti e neanche uno tuo. Da un giorno. Da un mese.

O due. O tre. O quattro. O cinque. O sei. O.

 

Aspettare che finisca la giornata e ne cominci una migliore. Irrequieti. Irrequieti, sempre.

 

 

Irrimediabilmente, sconsideratamente. O consideratamente. Sempre

(by poetella)

 

 

Eddie Vedder-Into The Wild-.Guaranteed.

 

 

 

 

 

 

 

 

..

 

 

 

Mi resta solo questo…

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convolvoli(foto di poetella)

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Mi resta solo questo scrutare i fiori
più piccoli sono meglio è
solo questo contare le nuvole
se sono dispari sì, se no, no.
Mi resta solo spiare la rosa, questa qui, quella vicina
e anche
l’altra e aspettare.

Aspetto bocci in questo caldo bruciante
e che può mai fiorire adesso
come può rifiorire promessa se c’era
ma c’era? Non so. Non so più
cancellare il sapore
non più scordare
il colore
quell’azzurro che continuo a cercare
e non c’è. Non c’è mai.

Non c’è più.


(by poetella)

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tempo fa…

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ho trovato da qualche parte nel web questa foto.

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(foto dal web)

E davvero avrei bisogno di un posto così. Per rigenerarmi.

Troppo, troppo dolore in tutti questi mesi.Troppi mesi.

Troppe perdite. Ci vorrebbe l’acqua,

l’acqua, l’aria, il vento.

Ci vorrebbe musica. Tanta musica. 

Ci  vorrebbe una spugna imbevuta di non so che, che cancelli, pulisca, rinnovi. 

E ripartire. Ma…

con questa musica, magari…

Luython – Fuga suavissima

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Ma sì, sì, che ti pare, io ci provo…

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(foto di poetella)

Ma sì, sì, che ti pare, io ci provo, sai?

Per cosa credi che cammini con le Goldberg sparate nelle orecchie, no, non Gleen Gould, no, la trascrizione per archi, sai? sparate forte forte nelle orecchie, ogni passo un vibrare di archetto, uno scoccare di nota, e una trattenuta, una troncata, e una scia, un fruscio…

Ma sì, sì, che ti pare, io ci provo, sai?

Per cosa credi che mi perda a guardare le aiuole fiorite o anche solo quei ciuffi spontanei di fiori gialli e quelli piccoli piccoli viola e quelli appoggiati ai sottili steli allungati e lisci, cicoria selvatica m’hanno detto e mi commuove sempre quell’azzurro, mi strugge, mi sfinisce di malinconia, di nostalgia, uno stordimento, per cosa credi che io…

Sai, sto portando avanti questa battaglia da cavaliere senza armatura, poveraccio, non ce l’ha l’armatura, niente corazza, niente elmo, niente spada né mazza, né cavallo. Niente.
Una tartaruga senza guscio
E porto avanti questa battaglia a testa bassa, così bassa che quasi non vedo più niente, solo i fiori raso terra o appena un po’ più su e invece dovrei guardare le nuvole, se ci fossero le nuvole, e i voli, se ci fossero i voli, o magari il cielo, lo spazio ampio, disteso, infinito attorno.

Ma che lo guardo a fare, dico, che lo guardo a fare se lo sanno anche i sassi, ormai, che lo guardo a fare se il mio infinito

se il mio infinito, lo sai anche tu, no? eri tu.


(by poetella)

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Un letto di malinconia. Hai presente?

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(foto di poetella)

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Un letto di malinconia. Hai presente?

E conserva la forma di ogni mia ora.

Impressa.

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Tuttavia non riuscire ad alzarsi.

A lasciarlo piano e disteso. Liscio

come mai utilizzato. Intonso.

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Anche guardare quei campi, ormai.

Cicoria selvatica. Quell’azzurro

tutto filtrato da una nuvola di sabbia

dolore onnipresente.

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Bellezza appena percepita e poi oscurata.

Distogliere i pensieri. Doveroso distrarsi.

Animo!

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Magari rose. Rametti di bouganvillea.

E invece non riuscire. come una

paralisi. Una congestione

circolatoria.

Troppo sangue nel cuore. O troppo poco.

Ma tu ti ricordi quando? Ti ricordi?

Niente. Non mi rispondi più.

Tutto riscucchiato da un buco nero di vuoto

adesso. Di spento. Di freddo. Di perché?

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Lasciamo perdere, va’. Non è aria.

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E comunque, spiegami solo questo:

come mai puoi fare tu

.

tu, a vivere pienamente, senza più me.

(by poetella)

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poetella prova a leggere Dante…

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e perdonate se…

(un video di poetella)

[…]
Quali colombe dal disio chiamate
con l’ali alzate e ferme al dolce nido
vegnon per l’aere dal voler portate;

.
cotali uscir de la schiera ov’è Dido,
a noi venendo per l’aere maligno,
sì forte fu l’affettuoso grido.

.
«O animal grazioso e benigno
che visitando vai per l’aere perso
noi che tignemmo il mondo di sanguigno,

.
se fosse amico il re de l’universo,
noi pregheremmo lui de la tua pace,
poi c’hai pietà del nostro mal perverso.

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Di quel che udire e che parlar vi piace,
noi udiremo e parleremo a voi,
mentre che ‘l vento, come fa, ci tace.

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Siede la terra dove nata fui
su la marina dove ‘l Po discende
per aver pace co’ seguaci sui.

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Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e ‘l modo ancor m’offende.

.
Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.

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Amor condusse noi ad una morte:
Caina attende chi a vita ci spense».
Queste parole da lor ci fuor porte.

.
Quand’io intesi quell’anime offense,
china’ il viso e tanto il tenni basso,
fin che ‘l poeta mi disse: «Che pense?».

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Quando rispuosi, cominciai: «Oh lasso,
quanti dolci pensier, quanto disio
menò costoro al doloroso passo!».

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Poi mi rivolsi a loro e parla’ io,
e cominciai: «Francesca, i tuoi martìri
a lagrimar mi fanno tristo e pio.

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Ma dimmi: al tempo d’i dolci sospiri,
a che e come concedette Amore
che conosceste i dubbiosi disiri?».

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E quella a me: «Nessun maggior dolore
che ricordarsi del tempo felice
ne la miseria; e ciò sa ‘l tuo dottore.

.
Ma s’a conoscer la prima radice
del nostro amor tu hai cotanto affetto
dirò come colui che piange e dice.

.
Noi leggiavamo un giorno per diletto
di Lancialotto come amor lo strinse;
soli eravamo e sanza alcun sospetto.

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Per più fiate li occhi ci sospinse
quella lettura, e scolorocci il viso;
ma solo un punto fu quel che ci vinse.

.
Quando leggemmo il disiato riso
esser basciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,

.
la bocca mi basciò tutto tremante.
Galeotto fu ‘l libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante».

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Mentre che l’uno spirto questo disse,
l’altro piangea; sì che di pietade
io venni men così com’io morisse.

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E caddi come corpo morto cade.

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Lasciare perdere.

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Sì, lasciare perdere. Buttare la spugna. Calare l’ancora. Lasciare che sia. Che sia stato.
Che non potrà essere più.
Nove mesi.
Convincersene. E ancora provare a convincersene.
Rassegnazione di foglia. Di rosa che si spetala. Di falena. Rassegnazione di nube prossima alla pioggia.
Scomparire. Dissolversi. O ritrovarsi?
Annullare l’ennesimo barlume di speranza. Via! Chi non spera suppongo non soffra.
Più.

Dove mai potrei andare a cercarti, ormai?
Cosa mai potrei trovare più? Di noi?
Cominciare a chiedersi se non sia stato tutto un.

Sei oscurato da un buio pesto. Un muro di buio. Innalzato infinito davanti ai miei occhi
accecati.
Tutto il mondo ti vede. Tutto il mondo può bearsi della tua maledetta bellezza. (maledetta?)
Io, no. Mollare. Darsi buoni consigli.

E darsi retta. Una buona volta. Cazzo.


(by poetella)

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Comunque divertirsi a…

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Comunque divertirsi a
sistemare fiori nel vaso rosa
armonizzare colori.
Comunque divertirsi a
proporzionare equilibrare tonalità
centellinare spazio lasciar traboccare
l’acqua ché tutti ne bevano
che tutti ne abbiano
almeno loro
che tutti ne sentano la quieta frescura e
intanto pensare E tu?

Quando mai più tu, lontano. Perduto
Quando mai vedrai? Perché mai più?

Perché mai

mai più?


(by poetella)

(un video di poetella)

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se mi sporgo un po’…

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Se mi sporgo un po’ oltre

fuori delle voci assenti e dei banchi  e  delle sedie vuote

verso il prato con le margherite

che mi pare aspettino o, no, abbiano già avuto

visto questo sole che ci sta sdraiato sopra

e le passa e ripassa di tepore

come di baci come di mano calda e morbida

come di sguardo malandrino-

di parole d’amore

.

Se mi sporgo un po’ oltre

questi vetri un po’ sporchi che nessuno pulisce mai, ché chi dovrebbe? Io? Dice, Ma io no!

e salgo su questa corteccia  come

una formica ardita verso la cima del pino

verso la cima del mondo

la cima del cielo e oltre e oltre

lassù trovo ancora il mio desiderio di te

che tracima

(by poetella)

(un video di poetella)

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Non c’è più tempo

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Non c’è più tempo
o c’è troppo tempo che ci faccio
col tempo?
ci vorrebbe altro tempo diverso tempo
magari bel tempo ché tutti i pomeriggi piove e piove
e quest’estate ancora non
ancora non trovo quel tempo non
ritrovo più quel tempo dov’è finito il mio tempo
nostro magnifico tempo di mani di labbra di occhi
affamati di giochi rubati
scatenati strapazzati scellerati
spettinati bambini d’estate al mare
hai presente, no?

Qui invece
niente.
Pozzo essiccato. Tutte le porte chiuse.
Casa svuotata. Solo in soffitta ricordi
e ricordi.

E si sente a tratti scricchiolare il solaio.


(by poetella)

(un video di poetella)

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