Ancora Philippe…

Che cos’è lo sguardo?

Una freccia più aguzza della lingua

la corsa da un estremo all’altro

dal più profondo al più lontano

dal più scuro al più chiaro

un rapace

Philippe Jaccottet -“Arie”

Ecco…

(foto di poetella)

La sera è scesa avara, senza doni

coperta di pioggia

come fossero lacrime del mondo

(by poetella)

Poesie da La natura selvaggia, di Beloslava Dimitrova

una giovane poetessa bulgara… Mi sembra proprio meriti, no?

DI SESTA E DI SETTIMA GRANDEZZA - Avvistamenti di poesia

da La natura selvaggia, di Beloslava Dimitrova, Traduzione di Emilia Mirazchyska e Danilo Mandolini, Arcipelago Itaca, 2017. Prefazione di Danilo Mandolini

La natura selvaggia

la dea madre gelata è potente
la penso come un’entità viva
tutte le piante sono rannicchiate
gli animali sono in attesa
guardano e non si muovono
questo rito è importante
più importante della vita
ci prepariamo all’immersione nelle acque
tutti sperano
che la ragione umana venga a galla
bagnata e pura
siamo verdi o moriamo

Uccelli

due mettono su famiglia
hanno un figlio
per lungo tempo sono innamorati
una notte giacciono
nel loro letto
lei si alza
dice che se ne va
nel dormiveglia lui non sente bene
richiude gli occhi
lei vola via dal balcone
muore
senza spiegazioni e senza essere capita

* * *

L’oceano si spacca
diviene rifugio dei sensi
ci raggeliamo
io e le altre persone
aspettiamo
che il Mondo ricominci

View original post 229 altre parole

Tutto scorre…

si spera

Basta!

(foto di poetella)

Me ne vado.
Fuori, fuori!
me ne vado da me
dal rimpianto  dal dolore
Basta.
Fuori

E musica!

quanto ci addolora…

Quanto ci addolora, quanto ci lega il cuore stretto stretto che parrebbe quasi espellere tutto il suo sangue lasciandoci sospesi in un vuoto malinconico di nebbia grigia, quanto ci fa sentire barchetta senza timone, senza vela, senza più remi alla deriva nel mare d’inchiostro seppia del nostro inesauribile smarrimento in solitudine.

Quanto ci riempie d’un sapore amaro, come di rabarbaro, di chiodo di garofano, d’erba velenosa che lega i denti e sfinisce il cuore questo, all’improvviso, rileggere quanto si scriveva nella nostra lontana, felice, indimenticabile stagione

quando l’amore… e la giovinezza. E tu.




(by poetella)

vorrei proprio…

(foto di poetella)

lasciare che il buio si dissipi.
Praticare un minuscolo foro nel buio. Per farlo evaporare.
Per far entrare quel lucore affusolato. Permettergli d’espandersi.
Tenere gli occhi almeno socchiusi. Togliere via le mani davanti.
Esporsi alla flebile luce. Lentamente.
Qualcosa accadrà.
Spero.

Vorrei tanto lasciarti indietro. Nel buio.

E procedere fiduciosa. Come un cieco miracolato




(by poetella)

L’unico modo per non pensare…

è leggere Antunes… adorato.

“(come suona strana questa espressione, rifarmi una vita, a cinquant’anni, non è vero?)”

Figuriamoci a quasi settanta…

Bah!

Intanto si ascolta Mahler

Ecco… da un po’…

Sì, da un po’ è giorno.

Lo diceva pure Hemingway:

di giorno è tutto più facile da sopportare.

Speriamo…

Dunque smettiamo di…

(foto dal web)

Dunque smettiamo di abbracciare le nuvole

dunque cominciamo a guardare per terra

che ne sai? Un braccialetto d’oro

magari solo una monetina

che ne sai!

Basta voli, basta improbabili ascensioni.

Dove credevo di poter andare?

(ero sola. Tu non c’eri. Solo il corpo. Non lo sapevo)

Non esiste il cielo

Non esiste più niente.

Solo la terra

dura, scura, fredda, bagnata

o ribollente di sole cattivo.

(by poetella)

– senti ‘sto giochetto…

Visto che qualcuno l’ha riletto… ecco qua. Un po’ di leggerezza…

Poetella's Blog

(foto di poetella)

.

– senti ‘sto giochetto

– mh?

– guardi la targa di una macchina che passa

– beh?

– se c’è l’iniziale dell’amore tuo…

– (…)

– guardi il numero vicino

– ok, beh?

– se è un uno…ti pensa

Camminano. Sta per cominciare a piovere

 

– se è un due, ti ama. E se è un tre, gli sei indifferente. Mi segui?

 

Si guardano.

– vai…

– se è un  quattro ti detesta!

– addirittura!

– e zitta! Senti. Se è un cinque…

– un cinque?

– vuole…

– vuole?

– beh…

– e parla!

– portarti a letto

 

Pioviccica. Aprono gli ombrelli

 

– se è un sei… ti amerà per sempre. Un sette, vi vedrete a breve. Un otto, è cotto…un nove, ha nostalgia di te. E uno zero…ti mette le corna!

– hai finito?

– oh yes!

– quanti anni…

View original post 50 altre parole

Jaccottet…

(foto di poetella)

Che meraviglia questi pochi versi…

l’Isle Joyeuse

(foto di poetella)

Come un’isola quella montagna all’orizzonte. E la neve.

Li dove finisce il mio guardare. Lontano. E la neve. La neve!

Come avere all’orizzonte un piccolo Tibet, un’isola felice dove raccogliere le ultime speranze, prima che evaporino, o che si condensino in pioggia. Ce n’è stata di pioggia, ieri. Lavasse bene via tutto. Ce ne sarebbe da lavare.

E tu che non sei più tu. O forse no. Forse è solo un problema di vista.

Dov’è che mi s’è cominciata a confondere?

Dov’è che non ho visto più?

Continuo a guardare il mio Tibet e a traslarci i pensieri.

Cerco un punto di congiunzione con la pace.

E risposte. (che sciocca!)

(by poetella)

La margherita apre…

(foto di poetella)

La margherita apre i suoi petali quando il sole la bacia. Generosa. Fiduciosa. Allegra?

Speranzosa. Ieri una gran pioggia. I fiori resistono. Solo qualcuno ha il capino reclinato. Chissà,

un dolore.

una delusione. Chissà. Una raffica improvvisa di vento. Un senso di mancanza di appigli.

E io?

Pare non si riesca a stare un po’ tranquilli.

Ci sarà mai un tempo?

Costruire la pazienza. Non smettere di aspettare. Di sperare.

Il sole c’è.

(by poetella)

in questo giorno di pioggia…

poetella s’è vaccinata! E pure questa è fatta!

(foto di poetella)

Ieri..

un gran diluvio…

Oggi… no.

Tutto cambia…

I nomi. Ci sono nomi di luoghi che…

qualcuno ha riletto questo mio vecchissimo post… lo ripropongo, per chi avesse il tempo e la pazienza…

Poetella's Blog

contro luce

(foto di poetella)

 

I nomi. Ci sono nomi di luoghi che.

Ci sono nomi carichi. Nomi che sfiatano fascino, temerarietà. Sogni. Nomi tutti allegorie. Metafore. Sottintesi.

Dico, Samarcanda. Come non desiderare di essere lì.

Già nel nome, quella S, quella r, quel finale che sembra in divenire, in crescere.

Un nome che fruscia come la seta. Attraversato,  lisciato, colorato di seta. Iridescente. Pelle di serpente.

 Destino glorioso in certi nomi.

Come suonano anonimi, piccini, altri. Poggio Cinolfo. Dico, chi conoscerà mai, a parte qualche fungaiolo della domenica, cestino di vimini e scarponi,  un posto simile?

Nomuncoli, puntini sulle mappe. In scala 1:500, 1 :100.

Mai in scale maggiori.

Solo minori. Malinconiche. Dolenti.

Dico, magari ci si vivrà bene, ci vivranno pure bene. Loro.  Ma…

Damasco! Vuoi mettere Damasco! Vogliamo dire Damasco? Provaci. D A M A S C O.

Damasco sì che suona maestoso.

E Babilonia. E i…

View original post 183 altre parole

… proprio così

in quattro versi

Ok, buongiorno!

(foto di poetella)

Che poi chissenefrega se è nuvolo! Tanto io c’ho i fiori!

E al diavolo tutto il resto!

(by poetella)

pizzo chantilly…

(foto di poetella)

Ecco fatto.

Ho cancellato tutte le tue foto dal telefono.(quante!)

Adesso resta il lavoro più duro da fare…

Sì farà.

Si contavano…

Sì contavano le ore, mi ricordo.

Preparativi febbrili.

Ora conto i giorni.

Ventun giorni da…

Poi conterò i mesi

e poi gli anni.

Primavera va avanti

e poi estate

e poi autunno e inverno.

Non smetterò di contare. Temo.

Che poi, chissà

(by poetella)

Potature…

(foto di poetella)

Potano gli alberi, in giardino. E la siepe. Gran rumore. Grooooooooon groooooooooon… grooooooooonnn

Ovvio come le potature servano. Lo sanno anche quelli che non masticano molto di giardinaggio. Fortificano. Eliminano il superfluo. Via! Via, via! Promuovono la fioritura. Il frutto.

Succo succoso, succulento grondare delizia.

Vorrei precisare. Non è la potatura che m’infastidisce. La dolorosa agonia dei rami. Il crollo. Non è il taglio.

È solo il gran rumore che fa. Il taglio, appunto.

[D’un amore][ma guarda un po’!]

Il rimbombo durevole nel cuore drasticamente, severamente, implacabilmente, crudelmente potato.

Che non si sa, proprio non si sa se (giusto che non si sa, no?) ancora getterà gemme di speranza e rami e foglie e frutti ad abbracciare spavaldo, indomito, scellerato

lo sconfinato cielo

(by poetella)

forse…

(poetella)

Allora saprai, forse
quanto c’era, c’è ancora
ci sarà sempre questo mio chiamarti
muto. Per non farsi sentire
non interrompere non guastare la tua
immensa voglia di te, di libero,
di solo.

Non era mai stato un gioco, diciamolo.

C’era poco da divertirsi. È che la signora non aveva mai insistito sull’aspetto ludico della cosa. Sbagliando, probabilmente. Chi sapeva più di lei, la signora immaginava di sì. Chi sapeva più di lei era da sempre in grado di giocarci su. Con disinvoltura. O di mettere via il giocattolo. A giochi finiti.

Era questo il punto.
Giochi finiti.
Vai a convincere un bambino che è ora di cena.
Specie se a cena c’è una minestra.

(by poetella)

e ancora musica!

musica!

Ecco il video del precedente post…

Cantata della malinconia…

Già…

Comunque… il video è sul post originale…

Qua non si vede…🙄

Poetella's Blog

(video di poetella)

.

Pensiero mio colorato
pensiero lilla, grigio argento
pensiero rosa 
rosa cipria, rosellina spetalata 
verde acqua pensiero giallo paglierino
pensiero peonia e gelsomino
pensiero vaniglia 
cannella e mandarino

pensiero d’amore incorniciato 
diafano cancellato
amore evaporato sfumato 
amore stropicciato sciupato stracciato
amore, amore mio 
caramella amara di rabarbaro
succo aspro di limone
amore senza consolazione

amore mio spiaggiato su spiagge lontane
dell’isola che non c’è

come posso più fare, dimmi, senza te.


(by poetella)

View original post

Si guardava allo specchio…

Si guardava allo specchio, la Signora.
Lo specchio le diceva Sei bella.
Lo specchio le diceva La tua fronte è pulita.
La tua fronte splende.
Le diceva Guarda cos’altro c’è, attorno a te. Vedi che tutto
si comincia a riempire di fiori.
Fiori e fiori e fiori.

Si guardava allo specchio e sorrideva, la Signora
perché non aveva motivi per abbassare lo sguardo.
Perché poteva guardare dritto chiunque.
Dritto e in fondo all’anima.
Anche un drago.
perché non aveva paura di draghi. O di altro.
E se anche ne avesse avuta, fa niente.
Lei andava avanti. Una freccia.

La Signora era fiera. Come
una leonessa nel vento, sulla cima di una collina
contro un cielo infocato

da uno struggente tramonto.




(by poetella)

18:03:2015

Buongiorno ragazzi!

(foto di poetella)