Ma quanta, quanta primavera…

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(un video di poetella)

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Ma quanta, quanta primavera
quanta ce ne vorrebbe per farsi
toccare
dagli occhi questi occhi accecati
questi spilli conficcati nel vuoto d’assenza
quanta luce
quanta gloria di rosa di rosso di verde quanto
manca l’azzurro dov’è l’azzurro tappeto fiorito
che scioglie, scioglierebbe l’amaro
se solo
ma sì, lo sai se solo che.

Quanta primavera e poi estate e poi
autunno e ancora inverno dovranno
scombussolare il tempo vagabondo
senza meta
senza te, amore mio evaporato

come la nebbia sul fiume al calore del sole


(by poetella)

che aspetto ha la nostalgia…

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(un video di poetella)

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Che aspetto ha la nostalgia
che colori, che odori. Lo sai tu?
È una nuvola scura gonfia di pioggia?
o magari un boccio di gardenia molle
e stanco che non ce la fa
non ce la fa a fiorire
o ancora
una crepa nell’asfalto grigio a cui non sai trovare
somiglianza fuori del tuo cuore fuori dove
ormai è quasi primavera.

Che aspetto ha questa nostalgia che
mi chiude la gola
un cencio, uno strappo nel pizzo
un rattoppo sulla tenda di broccato
rossa rossa.

Dove se ne sta acquattata
maledetta
pronta a sbucar fuori
cucciolo affamato di bestiaccia feroce
che m’annusa il cuore

e so che lo mangerà. Tutto.


(by poetella)

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Ovviamente sì…

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2015-02-25 13.38.45(foto di poetella)

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Ovviamente sì. Compiaciuta. Lusingata, magari, ma…

Ma vai a chiedere a Persefone se mai più si concederà di giacere con un uomo

lei che ha conosciuto il Dio


(by poetella)

berniniproserpina3

(Bernini- Il ratto di Proserpina-particolare)

 

 

 

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oroscopi…

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(rielaborazione dal web)

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Noi siamo del Drago, dice.
Che? Fa lei.
Il Drago. L’oroscopo cinese. Risponde. E fuma la sua stupida sigaretta elettronica.

Mbeh? La guarda curiosa. Chissà dove vuole andare a parare, pensa.
Te lo sai con chi va alla grande il Drago? Insiste quella.
Ma che mi frega del Drago! Fa lei. E s’accende una sigaretta. Vera. Se devo fumare fumo davvero, pensa. Se no, niente.
Con la Tigre. Con la Tigre è il massimo! glielo dice lo stesso. Tanto, quando si fissa…
Poi, Te lo sai lui di che segno è? chiede,  vocetta suadente.

Ma che vuoi che ne sappia di oroscopi cinesi, risponde. E dai!
E poi non ci devo pensare più e te insisti. E dai, cacchio! E fuma.

Vediamo? Calcoliamo? Proprio quella non molla.
Lei muove il ciocchetto di legno nel fuoco. Le piace giocare col fuoco. A casa non ce l’ha il camino. E quando viene qui, gioca.

L’altra sta inserendo i dati nelle caselline, occhi fissi al display. Giorno di nascita. Mese. Anno.
Clicca calcola. Zac

Tigre.

Ecco fatto. Fa lei. Pure i cinesi ci si mettono. Ma piantala, va… che mica c’avevo bisogno dei cinesi io. Piantala.

Sei una fetente. E le sorride. Poi non sorride più.

E, dico io, fa. Perché. Cazzo. Perché!


(by poetella)

Ricordarsi che. ..

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-  ricordarsi che il racconto si svolse in un mondo immaginario. Fatti e personaggi di un’altra  dimensione – diceva qualcuno nel sogno di stanotte.

E dunque siamo  tornati   nel reale.
Via dall’altro mondo. Da un po’.

Il gallo  ha cantato,  è  spuntata l’alba e il racconto  è  finito.

Adesso  che si fa?
Due soluzioni.
Prima. Chiudere  il libro e metterlo nel  ripiano  più  alto della  libreria.
Quasi  in cielo.
Per te farò  una scatolina  a parte hai scritto. Tanto  tempo fa.

Seconda soluzione .
Continuare a leggerlo e rileggerlo  fino  a che le pagine non vengano cancellate  da un mare di pianto.
Poi bruciate. Incenerite.

Disperse.

Accingiamoci dunque a scegliere.

Calmi. Consapevoli. Adulti.


(by poetella)

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E si viaggia…

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Si. Si viaggia.  Di nuovo  in treno. Fuga.
Ma il dolore  continua a seguirci. Una bestiaccia famelica.
Scorrono  casolari, montagne colline pianure. Scorre lo sguardo. In su verso  le nubi gonfie.
E dietro lo sguardo, ricordi.
Un assiepamento di ore rubate al tempo e adesso cristallizzate.  Congelate. Stipate una sull’altra tanto da mescolarsi  come il sudore sui corpi di due  amanti.
Quand’è  che dicesti Amore santo, quanto sei bella! Quando?
E quella cosa dell’isola,  quando?
Quando Come te nessuna  mai!

Come te nessuno mai più.
No. Non ricordo  quando devo averlo detto.
Ma che importa?

È  un fatto. Ora, allora, sempre.




(By poetella in treno…)

Non partirà nessun treno…

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binari

(foto dal web)

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Non partirà nessun treno
mai più
mai più da questa stazione di dolore
abbandonata tutto è fermo la campana bloccata
arrugginita erbacce nella vasca della fontana
secca. Neanche un gatto
a miagolare accanto ai rami
spogli del rampicante. Chissà cos’era
prima. Se fiori. Se foglie.

Ed è sempre il tramonto.

Non si farà mai notte.


(by poetella)

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poetella legge Mariangela Gualtieri

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Un secolo di polveri pesa

sopra le nostre palpebre

calcinacci nella camere

del cuore. Appesa è

la leggenda

che ripete il suo no

detto controcorrente, non deponiamo

le altezze al primo mercante,

non abbassiamo il pilotaggio

dell’astronave.

 

Questa sfolgoranza in noi preme

per combustare in fuoco. Essiccare

in diamante. Quanta vastità

dentro l’umano

e il lieve involucro del corpo

è un aggregato intorno al suono

che ci chiamò.

 

Lo sento ora con una precisione

di parole che metto qui per te.

Dirti questa visione semplice.

Nessun metraggio ci contiene

nessun confine di sponda

nessun nome è bastante

in nessuna foto noi veniamo

nessuna telecamera riprende per intero

questo essere nostro che slegato si estende

tutto impastato di infinità.

 

La gioia si condensa

in particelle legate, si fa sfera rotante

e firmamento, si getta

nella vita danzante

senza perire, senza esaurire

immutata, intoccata, seducente.

Conduce a sé e il morire dei corpi non è

che l’entrare fuori misura.

Senza chili, senza metri, senza

particelle. Alleluiare

 

 

da “BESTIA DI GIOIA” di Mariangela Gualtieri

 

Einaudi- 2010

 

Mi prende la gola…

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(un video di poetella)

 

 

Mi prende la gola, a volte, volevo dirtelo
un’annodata stanchezza
un collassare di tutto il castello di
puntelli di carte da gioco di
sabbia di mare

un crollare di tutti gli esili avviluppi di
nidi di pensieri rassicuranti
incoraggianti
confortanti.

Mi prende una voragine di voglia di
salto nel vuoto di annullo di
fuoco di perché?
perché mai ancora
per chi?

Mi prende, a volte, uno sconfinato bisogno
dell’urlo selvaggio
dell’urlo fino a far ritornare
il vento quel vento furente
fremente scuotimento capisci?di questa mia molle
palude di vita

che tu, tu ricordi, ricordi com’era, prima?


(by poetella)

 

 

 

 

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ecco. Video rifatto… ora pare vada bene!

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(un video di poetella)

Smettessero queste frustate
questi schiocchi dolorosi questi
affondi di lama in petto
quest’eterna inarrestabile perdita
sgocciolamento
ferita aperta sino
al dissanguamento

smetteranno mai, dico, queste ondate
di amaro in petto di aspro di veleno di voglia
di chiudere gli occhi comandare al fiotto di uscire
a portarsi via il verme di vuoto
di solo di sperso di perché, ma perché mai
(me lo dici perché?)

Conoscemmo la purezza della poesia
il suo scintillante incanto
giocammo a scollare il confine del cielo
a spezzare a spazzare via la linea d’orizzonte
e ora?

Prosa e buio, lontana io anche da me, perduta.

E solo prosa e buio gabbia serrata e silenzio.


(by poetella)
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avevo creato un bel video ma…

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youtube me l’ha bloccato per vili motivi commerciali…

beh… qui per ascoltare

poi, domani, altro video con altra musica in sottofondo…  alla faccia di youtube!.

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Smettessero queste frustate
questi schiocchi dolorosi questi
affondi di lama in petto
quest’eterna inarrestabile perdita
sgocciolamento
ferita aperta sino
al dissanguamento

smetteranno mai, dico, queste ondate
di amaro in petto di aspro di veleno di voglia
di chiudere gli occhi comandare al fiotto di uscire
a portarsi via il verme di vuoto
di solo di sperso di perché, ma perché mai
(me lo dici perché?)

Conoscemmo la purezza della poesia
il suo scintillante incanto
giocammo a scollare il confine del cielo
a spezzare a spazzare via la linea d’orizzonte
e ora?

Prosa e buio, lontana io anche da me, perduta.

E solo prosa e buio gabbia serrata e silenzio.


(by poetella)
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Qual è il luogo …

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Qual è il luogo il ritiro la tana protetta
dove posso rifugiarmi da questa melanconia che
mi segue mi tampina mi tartassa
come aguzzina feroce
dove posso mai andare ad acquattarmi
a sottrarmi ai suo artigli a quella presa rapace
che non molla non mi sgancia mi divora
e sfinisce e finisce
e provo a scappare e mi riprende
dove posso mai nascondermi per sfuggirle

dove posso ritrovare le forze
il fiato le gambe e le braccia
gli occhi le mani le labbra la salute
per tornare a giocare

lontana da te, amore mio?


(by poetella)

 

(e niente foto. E niente musica)

 

 

 

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