senza paragone (il numero non me lo ricordo più)

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(foto di poetella)

 

…………………………………… come  verificare che è forse vero quello che si dice,

come scoprire che due anni sono sufficienti, che settecentotrenta giorni

possono bastare anche se passati lentissimamente, faticosamente

come un ingranaggio senza olio, come un infinito corteo di formiche

che diciassettemila ore, per non stare a parlare dei minuti,

sono un numero adeguato, come ovviamente è adeguato, rispettabilissimo,

banalmente prevedibile, forse, il desiderio che adeguati siano,

senza ripensamenti, senza piccole falle,

senza scivoli o inciampi

 

…………………………………………………. senza paragone, dunque, come aderire

alla convinzione che i detti popolari, che la saggezza antica,

che le parole della nonna o di una vecchissima zia, della vicina di casa,

magari pure della cassiera del supermercato abbiano un fondo di verità,

sperimentata come si sperimenta da piccoli che il fuoco brucia,

che l’acqua bagna e lo zucchero è dolce, come erano dolci certi momenti,

ma tanto si sa, ormai.

È vero. Bastano due anni, o meglio ci vogliono due anni per elaborare

un  lutto. O una perdita. Che, tuttavia,  è uguale.

 

E sono appunto due anni che tu… che io…

 

Ma basta. Adesso basta. Si riparte.

 

(by poetella)

 

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Stanotte deve aver…

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(foto di poetella)

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…………………………………………………………… Stanotte deve aver piovuto,
ma io non ho sentito rumore di pioggia, come tu sicuramente non avrai
sentito il mio
……….. – Buongiorno amore mio! che tutte le mattina, tutte le mattine,
come tutte le sere
……….. – Buona notte, amore mio! ti sospiro nella mente con la segreta
speranza che le onde magnetiche, che ne so, l’elettricità nell’aria, un
filino di vento, un nube, un uccellino notturno, qualche atomo vagante
d’amore ti venga discreto a portare la mia voce, a te che chissà dove sei,
chissà mai dove sei più. E con chi. E perché.

……………………………………Stamattina la strada era tutta bagnata
e a me piaceva veder passare grosse nubi gonfie nel riflesso delle
pozzanghere come mi piaceva, tanto tempo fa, veder passare, sentir passare
le tue mani lente sulle mie braccia, fino alle mani che ti aspettavano,
cercavano, serravano, come la terra secca dei campi in questi giorni
cerca l’acqua e la trattiene anche se troppo poca ne è caduta stanotte
e adesso ha già smesso lasciando tutto che continua ad aspettare

ribollendo di desiderio


(by poetella)

Sonata for Oboe and Piano, Francis Poulenc. –Elégie

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visto che ieri…

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qualcuno (ma io so chi…) ha riletto per l’ennesima volta questo post…

lo rimetto. Anche perché è uno dei miei preferiti. Ecco.

dormiente-endimione-romano

………………………………. Che poi, vedi, quando lo leggo, quando leggo questo Antunes, questo gigante, questa fucina che rimischia stupori, meraviglie, emozioni continue e ti porta in alto, in alto come un ascensore puntato dritto verso Marte, o Andromeda, o che ne so.

………………………………… Mi guardi, bellissimo? Non mi guardare così, dai, zitto. Stammi a sentire. Gira quei tuoi occhi d’oceano, che annego, non riesco a continuare, mi perdo, m’invischio nell’acqua azzurra del tuo sconfinato, travolgente desiderio acchetato. No. Zitto. Fermo. Lasciami dire.

………………………………… Quando leggo questo Antunes, che sto lì appesa a quelle parole che si snodano compatte, come una collana di pietre dure e cristalli di rocca e ogni tanto brilla una perla e ogni tanto c’è una scheggia d’ossidiana nera nera e poi magari, c’è un sasso. Sì, un sasso che si stacca dalla collana e ti colpisce il cuore, te lo ferisce, ci fa un buco fondo che ci va a finire dentro tutto il mondo e il mondo si slarga e si schiara e t’avvolge e ti tira via e si espande dentro di te come un lago, come un mare, come…

……………………………………… fermo! Stai lì. Non ti girare. Resta immobile. Lasciami parlare mentre guardo questo tuo profilo perfetto di Endimione addormentato, questo tuo petto che respira regolare e brilla nella luce rosata di tramonto e la tua mano gioca con la mia coscia come se allisciasse la sua gatta preferita. Buono. Lasciami parlare, mentre guardo i tuoi capelli d’argento lunghi e lisci sparsi su questo lenzuolo azzurro come un’aureola attorno al tuo viso d’angelo caduto.

……………………………………. Quando leggo questo Antunes che mi dimentico di tutte le meschinità e anche le meschinità diventano splendori, certo, fasti di questa nostra piccola, umana vita di mortali che vorrebbero parlare con gli dei, e penso che fortuna, cazzo, che ho trovato questo che scrive ‘ste cose qui e lo aspettavo da una vita e mai, mai, mai, mai avrei pensato, mai penserò di trovare un altro, no vedi, mai ci sarà per me un altro, impossibile un altro

…………………………………………………………….. che fa l’amore come te.

Ridi? Non ridere, dai. Baciami, adesso.


(by poetella)

Wagner – Tannhauser Overture

 

Ci si domandava, adesso …

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Ci si domandava, adesso che a balzi alti ampi elastici

il cane nero s’avvicinava

a un niente dalla gola, ormai,

sebbene il nostro passo risultasse ancora sciolto

fluttuante, sicuro, lievemente oscillante

di spiga di tenda di pizzo di ramo di salice

sebbene i colori, ancora il rosa e il rosso e il nero e il verde

sebbene per strada ancora sguardi come girasoli, calamitati,

rapaci

 

ci si domandava comunque quando

fra quanto, come?

e poi cosa e chi e chi se non

e se. E se invece no. E poi, allora? Ma, in ogni caso, alla fin fine…

 

Ci si interrogava così, tanto per non stare senza pensare

(camminando)

 

Essendo tuttavia perfettamente a conoscenza della totale

inutilità di certi interrogativi.

Pare inevitabili, purtroppo.

 

Stupita, frattanto, di come il cielo fosse

così splendidamente, vivacemente azzurro

non ostante il meteo avesse predetto tutt’altro.

Persino rovesci, a tratti inevitabili.

 

Altrettanto inevitabilmente c’era parso opportuno, comunque

rifiutare saccenti pseudoilluminate soluzioni.

 

E poi, diciamolo, tra un passo e l’altro,

tra un passo e l’altro s’era convenuto che in fondo s’andava avanti.

 

Amen, dunque! Poi si vedrà, no?

(by poetella)

 

 

(un video di poetella)

E anche se lei la questione non la …

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…………….…. E anche se lei la questione non la vedeva più come da bambina
quando le ombre sulla spiaggia si facevano più lunghe, la sabbia umida e tiepida e il sole affondava prima, stanco, nel mare e la sera si metteva un giacchettino ché l’estate stava morendo e con lei le gioie, le corse, le risate e i teneri, giovani amori cominciavano a tirare fuori le lacrime degli addii

.
…………………. anche se lei la questione non la vedeva più come da bambina      

quando sapeva che in fondo l’estate sarebbe tornata e sarebbe bastato aspettare quegli undici mesi contando i giorni, i sospiri e le speranze e intanto crescendo e vedendo allungarsi i capelli ed i giorni

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…………………….anche, anche se lei la questione non  la vedeva più come da ragazza
quando le feste ed i balli scivolavano inesorabili verso l’ora del ritorno a casa e tanto lei sapeva che ci sarebbero state altre feste e altri balli e magari anche altri amori, nel frattempo

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………………………anche se lei sapeva bene, adesso, che tutte le feste erano ormai nei  cassetti del passato, le feste vere, quelle dell’esplosione della gioia come i fuochi di mezzanotte, quelle dei canti appassionati d’amore  e d’addio

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……………………………………..beh, lei ancora sorrideva selezionando ora l’uno ora l’altro ammonticchiato ricordo, sorrideva mestamente, certo, ma sorrideva perché ne aveva.

Dio, quanti ne aveva!

Malinconicamente sorrideva, ma sorrideva ancora.


(by poetella)

(un video di poetella)

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dunque, è così che va?

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(un video di poetella)

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………………………………………………….. Dunque è così che va?

Uno starsene quieti, le ore equidistanti. Nessuna accelerazione. Niente fretta.

Un sorriso appena accennato, alberi nella nebbia. Cipressi, ecco.

Solo un lieve dondolio nel vento.

…………………………………………………….. È così che va, che procede?

Niente particolari attese. Nessun trasalimento.

Piccole occupazioni domestiche.

Riordinare archiviare rinfrescare.

Controllare preparare conservare. È così?

 

C’è una certa dolcezza. Indubbio.

Forse un po’ dolente.

Un respiro regolare.  Una cantata larga. Comunque.

 

Salutare il gatto al portone.

Ormai s’è accasato. Risponde al saluto. Miao miao.

La giovane vicina che lascia aperta la porta dell’ascensore e aspetta che entri.

 

Poi si fa sera.

E poi notte. Sempre.

(by poetella)

Senti qui. Sembrava un…

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(un video di poetella)

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Senti qui. Sembrava un soldino

d’argento quel sole, stamattina

Tutte le cose sotto un velo di sposa

Le cose buone buone

Tenui, le cose, silenziose

Fasciate d’oblio

Nascoste

Buone buone, riservate

Cose garbate e dense

 

Suggeriscimi che tutto permane

dietro il tuo fiato bianco

Le case, i cedri, il cipresso

Questo mio aspettare

 

Suggeriscimi che è solo vapore

un vezzo, un gioco a nascondersi

Un attimo di stasi nella grazia

 

Ha mani delicate

abbracci, questa nebbia

Ha tenerezze.

 

Una coperta sulla pasta lievita

teneramente in crescita

Crescita morbida questa mia voglia di te

che mi si gonfia in petto

 

Nel calore, poi, sarà pane

sostanza/fragranza/ nutrimento

 

Dammi calore. Sarò pane e tu bocca.

 

Sarai pane ed io bocca. Necessari. Non sprecheremo nulla.

(by poetella)

 

 

 

una lettera a…

e visto che te lo vieni a rileggere, carina… te lo metto qui… più comodo, no?

Poetella's Blog

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Ascolta, mia cara Euthasia,

forse tu non lo conosci bene. Voglio dirti due paroline su di lui. M’ascolti? Ma sì, lo so che m’ascolti. Ti sta troppo a cuore l’argomento.
Tu sai chi è lui? Sai di chi ti sto parlando? Certo, dici di sì. Ma lo sai davvero?
Te lo dico io chi è.
Lui è Dioniso. Non ne sai niente?
Leggi il seguito, allora. Non sono parole mie, ma di chi sa. Uno psicologo bravo. E scusa se non cito le fonti, ma me le sono perse. Non credo sia un problema, no? Veniamo al dunque.

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Dioniso, gioviale, audace, intraprendente,  è il conquistatore della terra. Scrive di lui De Lacroze in “Les Hommes”: “è il realizzatore coronato di pampini che coglie l’istante e l’occasione al volo. è il re del presente che si adatta alle cose e le realizza. è il Dio dell’istante che fugge, forte come…

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comunicato ufficiale

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io-nel-2008

l’infaticabile, instancabile , inclassificabile,

irriconoscibile (crede lei, ma io l’ho riconosciuta benissimo!)

lettrice…

s’è stufata. dopo aver letto circa 600 pagine di archivi del mio blog…

ha mollato e ha smesso. Per ora…

chissà se ha trovato quello che cercava. Mi sa di sì.

mejo pe’ lei.

(by poetella)

E intanto lei pensava…

e visto che da stamattina non mi sono fermata un attimo… ecco… ci sta.

Poetella's Blog

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(foto di poetella)

 

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E intanto lei pensava, un passo dopo l’altro

…………………………………….. – certo che quando…

un passo dopo l’altro, il secondo movimento del concerto n° 21 nelle orecchie. Mozart.

Mozart.

O forse pensava

……………………………………– com’era quando?

E i ciuffi di malva al bordo della strada che grondavano primavera e le bocche di leone

gialle gialle e le margherite e Mozart e lei, niente sorriso, aria addosso, il passo accelerato ogni volta che

………………………………….– ma come posso, senza? Come posso più?

o forse ogni volta che

…………………………………– tanto ce la faccio. Tanto sì.

 Il passo veloce, la gonna aderente a contrasto, tesa, fasciante come i ricordi. E un altro

camminare. Un altro andare. Un riaffiorare, non ostante.

E progettava mille e mille improrogabili occupazioni, mille e mille impellenti faccende,

mille e mille indiscutibili priorità da affrontare in quel giorno e in quello dopo e negli…

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il video dell’ultima…

 

Perché vedi, sì, sarà anche vero quello che dicevi.

Energia pura, dicevi.

Sei energia pura!

Ma lo vedi come sto appesa a queste nubi nere nere

mentre vanno a tuffarsi in quelle bianche, ingenue, sprovvedute

scolarette col grembiule nero e il fiocco rosa

e adesso  mi sporco le scarpette bianche e speriamo di no.

 

Lo vedi come aspetto lo scontro? Spio i moti del vento?

 

Che sia per ricaricarmi, questa voglia di burrasca?

Per aderire a quel poster con la Vittoria che  mi sono dipinta a tempera tra un pensiero e l’altro? Certe  volte non lo vedo bene.

E per copiare devi avere il modello ben visibile. Alla giusta distanza, poi.

Non so lavorare a memoria, io. Uno sguardo al modello, uno al lavoro. Che procede.

 

E basterà questo temporale a schiarirmi la tavolozza?

A sciacquare i pennelli e lavare le vaschette?

Ricominciare da capo?

L’energia, ammesso che sia energia la mia, poi va utilizzata. Ovvio. E bene.

Immobili, non ti serve.

L’energia, ammesso che sia energia e che io la possieda veramente, va ricaricata, inoltre,

ogni tanto.

 

Ma tu sei ormai così  lontano, amore mio. Così perduto.

 

Dall’altra parte del mondo.

Dall’altra parte  del temporale. Che spero scrosci.

(by poetella)

Perché vedi, sì, sarà anche vero quello che …

non ho tempo di scrivere…e allora… ripost!

Poetella's Blog

nubi-bianche-nere1(foto di poetella)

 

 

Perché vedi, sì, sarà anche vero quello che dicevi.

Energia pura, dicevi.

Sei energia pura!

Ma lo vedi come sto appesa a queste nubi nere nere

mentre vanno a tuffarsi in quelle bianche, ingenue, sprovvedute

scolarette col grembiule nero e il fiocco rosa

e adesso  mi sporco le scarpette bianche e speriamo di no.

 

Lo vedi come aspetto lo scontro? Spio i moti del vento?

 

Che sia per ricaricarmi, questa voglia di burrasca?

Per aderire a quel poster con la Vittoria che  mi sono dipinta a tempera tra un pensiero e l’altro? Certe  volte non lo vedo bene.

E per copiare devi avere il modello ben visibile. Alla giusta distanza, poi.

Non so lavorare a memoria, io. Uno sguardo al modello, uno al lavoro. Che procede.

 

E basterà questo temporale a schiarirmi la tavolozza?

A sciacquare i pennelli e lavare le vaschette?

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senza paragone(5)

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sera...

(foto di poetella)

 

 

…………………………………………………..….senza paragone

come l’aria fresca che entra dalla finestra spalancata

in questa notte senza luna, senza stelle.

Con un aereo che vola

verso di te.

E basta.

(by poetella)

 

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