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e qui il video dell’ultima…

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Possiamo dunque abituarci a questa nuova nuance
d’azzurro? A questa voce sconosciuta
al nuovo delle parole antiche ritrovate
ripetute aspettate assorbite
come acqua di pioggia dopo l’afa.
Del deserto.

Possiamo dunque abituarci a sentirci Dea
su un altare straniero con altri fiori
altre luci altre preghiere?
Altri miracoli.

Miracolosa primavera che stani l’inverno
e lo scalzi via
con quelle tue mani di terra e di sangue

che torna a fluire. Impetuoso e gaio.


(by poetella)

 

Possiamo dunque abituarci a…

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Foto0299

(foto di poetella)

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Possiamo dunque abituarci a questa nuova nuance
d’azzurro? A questa voce sconosciuta
al nuovo delle parole antiche ritrovate
ripetute aspettate assorbite
come acqua di pioggia dopo l’afa.
Del deserto.

Possiamo dunque abituarci a sentirci Dea
su un altare straniero con altri fiori
altre luci altre preghiere?
Altri miracoli.

Miracolosa primavera che stani l’inverno
e lo scalzi via
con quelle tue mani di terra e di sangue

che torna a fluire. Impetuoso e gaio.


(by poetella)

 

 

 

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Lei conosceva bene ormai…

2015-03-26 13.44.40

(foto di poetella)

 

 

Lei conosceva bene ormai le pieghe che potevano prendere i pensieri.
Quelli più  rigidi, acqua di lacrime per lisciarli, prima di riporli.
Quelli leggeri leggeri che bastava un po’ di vapore di speranza e si stendevano come raso azzurro.

Lei sapeva  far frusciare ogni nuovo tessuto d’amore, ogni sostanza  di sogno.
Sapeva scovare  buchetti di tarme, scartare, scegliere  ancora.
Sapeva drappeggiare nuovi sguardi o ripiegarli e metterli  via.
Aveva mani allenate a riconoscere il cachemire.
O la seta splendente. Oro liquido di certezze  e futuro.

Sapeva scegliere e sceglieva.
Sicura. Consapevole.

Senza più  padroni.


(By poetella )

..

Dunque, vedi come ricomincia tutto di nuovo…

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e piove...

(foto di poetella)

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Dunque, vedi come ricomincia tutto di nuovo?
E sì che la giornata, apparentemente, grigia.
Sgocciolio di pioggia già per tutta la durata della notte.
Al mattino presto i sottovasi colmi d’acqua
la testa colma di presupposti.
Ci si penserà più tardi. Ora fuori!
E la strada lucida lucida col riflesso dei fari a farla palpitare
e intanto sorridere camminando veloce, l’ombrello aperto
riflessi di rosso nell’aver qualcosa da aspettare.
Quello il segreto.
Anche la musica in cuffia
più gradevole del solito. Pensa!

[comunque non cominciamo a farci illusioni, carina.
No, no! Hai imparato, vero? Sarà vero?]

Eppure, camminare come volando.
Tutto sta ricominciando.
Strano che sia esattamente come quella volta.
Dicono che sette sia un numero Karmico.
Sette giorni, sette mesi, anche sette anni.
Già. Sette anni.

Stavolta, settantasette volte sette più saggia. Giuro.


(by poetella)

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Davanti al’ingresso principale di…

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1800248_10202567250454760_1200066742_n

(foto di poetella)

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Davanti al’ingresso principale di scuola un tappeto di petali rosa.
Tremano. Si sollevano. Si spostano di poco.
S’abbandonano al lieve vento. Come vivessero ancora, irrequieti.
Dev’essere stato molto forte il vento, stanotte.
Neanche venisse dall’altra parte del mondo.
Non me ne sono accorta. Avrei dovuto?
Ci si dovrebbe accorgere dei segnali del cielo?
Meglio no, credo. No. Meglio no.

Fortunatamente, scattate parecchie foto con gli occhi
in passato.
Impressa quell’abbondanza d’effimero amore
imperfetto.

Ovviamente, malinconia, adesso, non dico di no. A volte.
Quell’abbandono rosa in balia del declino.

Eppure, ti dico, ancora qualcosa di bello, di languido

di generosamente indimenticabile in petto, in cuore. Ancora. Resiste.


(by poetella)

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oggi è un anno che non…

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claudia modif.

…sì. Oggi è un anno che non ci sei più, piccola mia.

Un lungo, terribile anno. Anno di perdite. Anno in cui ho dovuto

necessariamente imparare il distacco. O lo impari,

o lo impari.

Questo scrivevo un anno fa. Lo riposto.

Per te, cara. Per non dimenticare.

E come potrei mai!

Non credere tu, da lì dove non sei
ché non lo so, non lo sa nessuno
non credere se puoi
non credere
se puoi essere altro che aria
atomi dispersi
metalli minerali ossigeno e azoto
corpuscoli leggeri
come leggera eri tu, piccola
fluttuanti
non so neanche quelli dove
nessuno sa dove
e sì che c’è qualcuno che disse che
nulla si crea eccetera eccetera

E dunque non credere che io che noi
non ti si veda che ne so
in un’ombra sottile lungo un muro, camminando
o nella risata argentina di una margherita
è pieno adesso, sai?
non ti si veda nel trasalire del prato al vento
o in quella fuga di nubi
così simile alla tua
per dove, con chi?
Sola?

Ti colgo nel ricordo come un minuscolo miosotis azzurro.

Prima o poi sorriderò di questo.


(by poetella)

 

 

Sempre con me, mia adorata cara amica.  Ti parlo. Ma  non rispondi. Mai.

non risponderai più

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ora la foto… c’è…

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peonie

(foto di poetella)

 

La primavera che s’infila tra i passi, stamattina. Accelerare  per tenere il ritmo della viola. Tralla – lalalla – la la la la là- Mi viene da sorridere, pensa te!

La primavera ha bussato ed è entrata. Gentile, lei. Portando doni.

 

Che stupore ogni volta che.

Non ci si abitua mai all’emozione, schiaffatelo in testa. E ce n’è da… ce n’è.

Sarebbe singolare abituarsi, no?

Dunque. Procediamo.

Che poi io lo so che non è solo in questo concerto di fiori. Anche il primo papavero, stamattina.

Non è solo in questo slargo di cielo.   O nei voli.

 

È anche, chi l’avrebbe detto? in quei due grandi occhi scuri, sguardo schietto, pagina miniata di sottili, misteriose meraviglie. Tutte da scoprire. Si ricomincia l’avventura?

 

Quei due grandi occhi scuri che da un po’…

 

Anche stanotte, per dire, in sogno…

 

(by poetella)

 

 (beh, la formattazione è un po’ scadente, ma sono a scuola, in un’ora di buco, con un pc giurassico… sorry!)

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Quel giorno che il bosco…

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luna_bosco_notte(foto dal web)

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Quel giorno che il bosco
ammutolito. Immobilizzato. Niente più, neanche un fruscio. Possibile? Quel giorno che tutta una nebbia forte, improvvisa, un’ombra diffusa. L’aria che si raffreddava velocemente. Come si fosse lasciata aperta la porta dell’Ade e da lì, spifferi. Gelo.

Quel giorno che le felci, i mirtilli, le fragole, tutto ingoiato dall’ombra. L’Angelo sterminatore che si sdraiava sul mondo. Zitti! Tutti zitti!
Tutti i voli fermi. Mille e mille zampette dei minuscoli signori dei tronchi, mille e mille alette dei leggeri abitanti dell’aria profumata, fermi. Bloccati in un’allerta di attesa.

La luce negata. La luce velata. La luce imprigionata da un sortilegio malefico e affascinante.
Il sole d’agosto rapito da un demone. Il sole dell’11 agosto 1999.

Poi l’Angelo del Bene sorrise.
E tutto tornò come prima.

Ed io l’aspetto.

So che tornerà. E con lui la luce.


(by poetella)

 

 

 

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Video

Niente di meglio che…

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(un video di poetella)

 

 

Niente di meglio che… Come fosse possibile fuggire. Figuriamoci!
accendere una sigaretta e guardare lontano. Lo splendore del tramonto sui colli.
A che serve fuggire?a che sarebbe servito?
Aveva avuto informazioni certe dal genio che le dormiva in petto.
E ogni tanto si svegliava per darle un buffetto.
Ehi! Ehi! Dai…
Ma sì, dai!

La musica le risuonava nelle orecchie.
E dopodomani sarebbe arrivata la primavera.
Ce n’erano già da un po’ le avvisaglie. Dunque, andiamo!
Si riapra la caccia.
Al fiore, al tepore. A nuovi sguardi.
A nuovi occhi.
Già s’allineavano le prede. (chi l’avrebbe detto! Una tale varietà di selvaggina!)
Bastava, sarebbe bastato puntare.
Con attenzione.
Mirare bene.
Concentrata. Poi
scoccare.

Uno, due, tre… via!


(by poetella)

ed ecco il video… (visto che brava?)

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Si guardava allo specchio, la Signora.
Lo specchio le diceva Sei bella.
Lo specchio le diceva La tua fronte è pulita.
La tua fronte splende.
Le diceva Guarda cos’altro c’è, attorno a te. Vedi che tutto
si comincia a riempire di fiori.
Fiori e fiori e fiori.

Si guardava allo specchio e sorrideva, la Signora
perché non aveva motivi per abbassare lo sguardo.
Perché poteva guardare dritto chiunque.
Dritto e in fondo all’anima.
Anche un drago.
perché non aveva paura di draghi. O di altro.
E se anche ne avesse avuta, fa niente.
Lei andava avanti. Una freccia.

La Signora era fiera. Come
una leonessa nel vento, sulla cima di una collina
contro un cielo infocato

da uno struggente tramonto.


(by poetella)

Si guardava allo specchio, la Signora…

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11081134_10205380348580455_5251122751717237875_n(foto di poetella)

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Si guardava allo specchio, la Signora.
Lo specchio le diceva Sei bella.
Lo specchio le diceva La tua fronte è pulita.
La tua fronte splende.
Le diceva Guarda cos’altro c’è, attorno a te. Vedi che tutto
si comincia a riempire di fiori.
Fiori e fiori e fiori.

Si guardava allo specchio e sorrideva, la Signora
perché non aveva motivi per abbassare lo sguardo.
Perché poteva guardare dritto chiunque.
Dritto e in fondo all’anima.
Anche un drago.
perché non aveva paura di draghi. O di altro.
E se anche ne avesse avuta, fa niente.
Lei andava avanti. Una freccia.

La Signora era fiera. Come
una leonessa nel vento, sulla cima di una collina
contro un cielo infocato

da uno struggente tramonto.


(by poetella)
E, se riesco…poi… il video.

 

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La signora aveva l’umore piuttosto…

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(un video di poetella)
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La signora aveva l’umore piuttosto basso.
Tutto quel bagaglio che s’era portata dietro per affrontare
il lungo viaggio
tutte quelle sciarpe colorate
quelle carte, quelle matite da temperare e il temperino, no.
Tutti quei cappelli, lei che non portava mai cappelli.
E abiti lunghi per la sera, quando la sera, solitamente
crollava di sonno, viaggio o non viaggio.
E quelle scarpe, sette paia di scarpe dei sette colori
tacchi più di sette, pelle lucida, lei che per consuetudine portava
scarponcini bassi e comodi per camminare veloce
come una nuvola.

La signora pensava proprio di aver sbagliato la programmazione.
Di non aver portato il necessario per affrontare
questo viaggio faticoso verso la terra desolata della sua solitudine.
E s’era seduta sul ciglio della strada
su un povero resto di tronco tagliato secoli prima, la valigia a terra
le mani in grembo, a guardare la via.
Probabilmente piangeva.
E non passava nessuno. Nessuno.
Solo il vento, che soffiava continuo e sollevava la polvere
facendola volare scomposta come in un vecchio film western
tra una casa vuota e l’altra.

Sibilando.


(by poetella)

 

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I Ching…

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Nove al terzo posto significa:

Il manico del crogiuolo è alterato.
Si è impediti nel progredire.
Il grasso del fagiano non viene mangiato.
Quando poi cade la pioggia, allora il pentimento svanisce.
Finalmente viene salute.

II manico è il punto dal quale il crogiuolo viene sollevato. Quando il manico si altera, il crogiuolo non si può più sollevare e adoperare, e le belle vivande che contiene, come il grasso di fagiano, non servono purtroppo da cibo per nessuno. È disegnato qui un uomo il quale in tempi di alta cultura si trova in una posizione dove nessuno gli bada nè lo riconosce. Quest’è un grave ostacolo per il suo operare. Tutte le sue buone qualità ed i suoi talenti vanno così perduti senza profitto per nessuno. È però sufficiente che ci si curi di possedere realmente dei valori spirituali. Allora verrà alla fine certamente il tempo in cui gli impedimenti si sciolgono e tutto va bene. Lo scioglimento della tensione è simboleggiato qui come altrove col cadere della pioggia.

64. UE TSI – PRIMA DEL COMPIMENTO

Wei Chi - Prima del compimento

sopra Li, il Risaltante, il Fuoco

sotto Kkann, l’ Abissale, l’ Acqua

In questo segno è accennato il momento in cui il trapasso dal disordine all’ordine non è ancora compiuto. Il rivolgimento è già preparato, è vero, giacchè tutte le linee del trigramma superiore stanno in rapporto con quelle dell’inferiore. Ma esse non sono ancora al loro posto. Mentre il segno precedente rassomiglia all’autunno che forma il trapasso dall’estate all’inverno, questo segno è come la primavera che conduce dal ristagno dell’inverno al tempo fecondo dell’estate. Con questa veduta piena di speranza il Libro dei Mutamenti conclude.

LA SENTENZA

Prima del compimento: riuscita.
Ma se la piccola volpe,
Quando ha quasi compiuto il trapasso,
Finisce con la coda nell’acqua,
Allora non vi è nulla che sia propizio.

Le condizioni sono difficili. Il compito è grande ed è pieno di responsabilità. Si tratta nientedimeno che di ricondurre il mondo dallo scompiglio all’ordine. Eppure è un compito che promette riuscita, visto che sussiste una meta capace di unire le forze divergenti. Soltanto bisogna dapprima procedere ancora cauti e guardinghi. Bisogna procedere come una vecchia volpe che cammina sul ghiaccio. In Cina la prudenza della volpe che cammina sul ghiaccio è proverbiale. Essa tende sempre l’ orecchio ad ogni scricchiolio e ricerca con cura tutto intorno i punti più sicuri. Una volpe giovane, che non conosce ancora queste cautele, si mette allegramente in moto, ed allora può succedere che essa cada dentro quando ha già quasi attraversato tutta l’acqua, e si bagni la coda. Allora tutta la fatica sarà stata inutile. Analogamente nei tempi prima del compimento ponderazione e prudenza sono le condizioni necessarie per il successo.

L ‘IMMAGINE

Il fuoco è al di sopra dell’acqua :
L’immagine dello stato prima del compimento.
Così il nobile è prudente nel distinguere le cose,
Onde ciascuna vada al suo posto.

Quando il fuoco, che già così spinge verso l’alto, è in alto e l’acqua, il cui moto è diretto in giù, è in basso, i loro effetti divergono e rimangono senza rapporto. Volendo raggiungere degli effetti bisogna prima indagare quale sia la natura delle forze in questione e quale sia il posto loro competente. Facendo agire la forza nel punto giusto si ottiene l’effetto desiderato ed il compimento viene raggiunto. Ma per poter maneggiare appropriatamente le forze esteriori è anzitutto necessario che si possegga il punto di vista giusto. Perchè solo partendo di là si può operare adeguatamente.

 

(ma quale cazzo è il punto di vista giusto, porca puttana!)

 

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bene…

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“verso la fine del concerto danno
tutti la schiena al cantante”
P.Handke – Un anno parlato dalla notte.

Alla fine, poi, figuriamoci.
Ah, giriamoci, dunque! Musica finita.
Cade una pioggia fitta da due giorni. Da due
mesi, da due anni.
A vedere bene, però, sono sei mesi che, dagli occhi
anche da lì. Soprattutto da lì.
Altrimenti chi si accorgerebbe di quella dal cielo? Chi ne
sentirebbe ogni goccia conficcarsi in terra
e scavare una buca?
Fonda fonda? Ok, scaviamo dunque.
E mettiamo tutto dentro.
Ogni più piccolo ricordo. Bene bene
pressato in fondo
poi
tappare tutto. Ricoprire con cura. Presto.
Non segnare il luogo neanche
con una croce. O un fiore, o un
alberello da crescere. Che ti vuoi
crescere più?
Calpestare. Spianare. Livellare
che non ne resti traccia.
Che sia oblio. Definitivo.

Poi girarsi e andarsene.


(by poetella)

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