In questa solenne…

luna-bella

(foto di poetella)

.

In questa solenne ora del giorno

sera, sera attesa e (inevitabilmente, diciamolo)

arrivata, sera liberata, sera in punta di note

in punta di desideri trattenuti come la goccia che tarda

tarda, tarda a staccarsi dalla foglia bagnata di notte

 

sera profumata di mandarini e liquore di castagne

sera d’autunno che sta per morire in braccio all’inverno

ah! Che colate di pace

che fragranza di pensieri liberi

volo radente sulle tempeste del giorno

planare lento, rilassato, di giovane gabbiano

che porta nel becco un segreto.

 

Shhh! Silenzio. S’ascolta Bach!

 

(by poetella)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Annunci

Fosse…

(foto di poetella)

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Fosse ancora da aspettare

fosse da contare all’indietro

fosse da fissare, da segnare una crocetta

da controllare la pazienza

da verificare la resistenza

da sgranare giorni fino a…

.

Dove sei?

(by poetella)

J. S. Bach – concerto per due violini

sempre dal blog di Giovanni…
straordinario!

scritture immaginali

due giganti!

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E invece…

(foto di poetella)

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E invece trovo sia magica

questa coltre di nebbia

– ché non guido, e dunque –

mi pare sia carica di potenzialità

di vibrazioni

guarda il ciclamino come svetta

guarda come urla colore

guarda come me lo tira fuori da dentro

come si spande

come rimbalza

chissà dove arriverà mai

(by poetella)

E poi…

(Foto di poetella)

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E poi, improvvisamente, ecco:

felicità.

Solo per la talea di plumbago

che ha preso.

E per qualcos’altro…

(by poetella)

Ci si strugge…

(foto di poetella)

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Ci si strugge.
Conosciuto un altro pianeta
in particolari ore del giorno
manca.
E adesso?

Ascoltiamo i sospiri delle foglie.

Soffi. Impercettibili soffi.

(by poetella)

 

Tutto fermo…

(foto di poetella)

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Tutto fermo.
S’aspetta.
Tenere fermo il busto dice l’I Ching.

Il busto le gambe le mani gli occhi
la bocca

La tua bocca straniera

(by poetella)

 

Ma davvero è così…

1526099_10202774128306577_1019651852_n.jpg(foto di poetella)

.

 

 

Ma davvero è così

tanto tempo che non vedo fiorire

quel tuo sguardo

nuvole non ce n’è

davvero sono passati giorni mesi anni

secoli

davvero la terra è secca

non c’è vento

né mani pietose a curare il giardino.

Ah, potessi!

 

I giorni sono pallidi e il mio viso.

 

(by poetella)

ciao, con gli occhiali!

con gli occhiali.jpg

… come sto?

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Ennio Morricone compie 90 anni

Dato che stamattina mi sono beata ad ascoltarlo… ecco qui, dal blog di Claudio…
E Buon compleanno Maestro!

Cap's Blog


Ennio Morricone (10 novembre 1928): due brani dalla colonna sonora del film Il buono, il brutto, il cattivo (1966) di Sergio Leone. Christine Nonbo Andersen, soprano; Tuva Semmingsen, mezzosoprano; DR SymfoniOrkestret, dir. Sarah Hicks.

I. Il buono, il brutto, il cattivo
II. L’estasi dell’oro [2:45]


Il buono, il brutto, il cattivo
Auguri, Maestro!

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C’è silenzio finalmente nella casa…

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C’è silenzio finalmente nella casa. No, non totale silenzio. Silenzio e note. Questa è la mia ora preferita

(beh, non sempre. Ci sono altre ore che) ma adesso che la casa si dimentica di me  – chi dorme, che se ne sta di là – e io con questa musica, adesso il tempo è mio. e non importa come lo riempio. È mio e questo basta. Niente più mi fai, mi dai, mi prendi, mi chiami, mi porti, mi guardi, mi senti. Niente più lo sai? Ci vai? Che dici? Ma mi senti? Sì o no?

Niente più.

Solo Vivaldi. Mi piacerebbe ci fosse anche rumore di pioggia, guarda un po’. Ma basta il ticchettio piccolo e lento della tastiera. Amica mia. La tastiera, dico. Che di amiche, bah.

Una ce n’era. E ora non c’è più.

E l’amore? Ah, l’amore!

Vabbeh, co’ ‘sta Venere retrograda che t’aspetti!

Ma tanto torna diretta. Certo che torna diretta.

Basta aspettare. Lo so bene. Aspettiamo dunque.

Con Vivaldi. Mica è poco.

 

(by poetella)

Evidentemente basta…

biscottini.jpg(foto di poetella)

 

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Evidentemente basta questo susseguirsi di note

 – certo, certo, è Rubinstein –

comunque basta, direi che basta

a far evaporare quel veluccio di nostalgia

che mi permetto di covare come un ovetto pronto alla schiusa.

 

Per prudenza ci aggiungerò un biscottino al cioccolato.

 

Uno solo, però, che se no…

Ok. Due.

(by poetella)

 

 

 

 

Mi senti?

( foto di poetella)

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Mi senti?
Sono quel fruscio fuori
quel mormorio dietro i pensieri
quella minuscola luce in fondo

Mi vedi?
Una flebile ombra
che ti vela il reale
o te lo svela.

Stai attento ai segni piccoli

(by poetella)

Sì dovrebbe…

(foto di poetella)

.

Si dovrebbe uscire dal buio
disegnare accuratamente una mappa
trovare una via di fuga

direzione verticale
ascensionale

respiro profondo
apnea da rarefazione di pensiero

da lassù osservare i sogni
spettacolo decisamente minuscolo.

(by poetella)

Proprio di questo avevo bisogno

 

………………………… Proprio di questo avevo bisogno. Non è bene avere bisogno.

Ho cominciato una strada in salita verso la rimozione dei bisogni ma ancora ce n’è di cammino da fare.

Dice Devi andare verso il distacco.

Dunque anche il raggiungimento del distacco è un bisogno.

E il bene che lo soddisfa qual è? Forse la consapevolezza di averlo definitivamente raggiunto?

Non sarò mai soddisfatta. Comunque cammino. Questo è indubbio.

Come è indubbio che questa massiccia dose di Bach di cui mi sto abbuffando sia l’unica terapia dopo una mattinata feroce a combattere con schiamazzi, maleducazione, volgarità, grettezza, meschinerie… ok. Basta. Il concetto è chiaro.

(avessi saputo che la scuola sarebbe diventata questo

avrei fatto l’antiquario)

Mi disinfetto l’anima con questa pacata meraviglia.

Ascolto e riascolto.

E poi ancora ascolto.

Fino a che evaporerà tutta la pena.

Tutta la stanchezza.

Tutta la noia e quel sottile senso di inutilità del tutto.

Bach! Solo Bach. E per il resto silenzio.

 

(by poetella)

 

Tutte le volte che…

… prendo in mano “Un anno parlato dalla notte” di quel signore lì, sì, Peter Handke

… leggo un po’, poi lo metto via.

Boh. Non so. Non mi parla.

Sorry…

.

.

… ripescaggi

(foto di poetella)

Qui la voce di poetella

Prima, fino a poco tempo fa

un altro libro sul leggio Luigi XVI. Sul cassettone davanti al letto.

Adesso no. Non più.

Adesso uno, che non me ne frega niente. Dice, antico! ‘700!

Con le stampine tutte carine. Perfetto stato di conservazione. Carta pregiata.

C’è quello, adesso.

Sul leggio Luigi XVI. Davanti al letto.

Ma io ripenso a quello di prima, finito dietro a qualche altro, nella credenzina Luigi Filippo, che non nasce libreria, che ne so come nasce, forse verticalina espositrice.

Per porcellane, argenti, avori, piatti, zuppiere, caraffe, cristalli,

e statuette e tazze e caffettiere e teiere e salsiere

che ne so per cosa nasce, ma libri, libri, no.

Troppo profonda per contenere le profondità dei libri

poco ingombranti che tanto riempiono il petto e il cuore e gli occhi e pure le mani

Ché quando ce l’hai tra le mani è come averci il mondo

(ok, questa è banale, ma, via!)

E lì, allora, i libri ci stanno in due, in tre, pure in quattro file se sono piccoli, sovrapposti, affastellati, che dai a mettere a posto. Dai a catalogare.

Che io non li vedo e me li scordo pure

Te le dimentichi le cose belle se non le vedi più. O no?

E ogni tanto, allora, prendo la torcetta, ché c’è pure poca luce, lì, e cerco, sposto, sfilo, scruto.

Scopro tesori dimenticati

Come un’archeologa.

E penso, ma guarda te se una ci deve avere una libreria così. Porca miseria.

E dev’essere finito lì dentro quel libro. Che l’avevo comprato a 16 anni, coi soldi miei, da Maraldi,

c’è ancora Maraldi? Mi sa di sì, Le vite de’più eccellenti pittori, scultori ed architetti, di Giorgio Vasari, era.

Come l’amavo!

Un’edizione del ‘879, il mio primo libro “antico”, malconcio, ma leggibile.

E me lo tenevo lì, sul leggio Luigi XVI, davanti al letto.

Che ogni volta che ci passavo davanti, aperto sulla vita di Leonardo, me lo guardavo di sguincio e leggevo…

“LIONARDO DA VINCI

Pittore e Scultore Fiorentino

Grandissimi doni si veggono piovere da gli influssi

celesti ne’ corpi umani molte volte naturalmente; e so-

pra naturali talvolta strabocchevolmente accozzarsi in

un corpo solo bellezza, grazia e virtú, in una maniera

che dovunque si volge quel tale, ciascuna sua azzione è

tanto divina, che lasciandosi dietro tutti gli altri uomini,

manifestamente si fa conoscere per cosa (come ella è)

largita da Dio, e non acquistata per arte umana. Questo

lo videro gli uomini in Lionardo da Vinci, nel quale ol-

tra la bellezza del corpo, non lodata mai a bastanza, era

la grazia piú che infinita in qualunque sua azzione; e tan-

ta e sí fatta poi la virtú, che dovunque lo animo volse

nelle cose difficili, con facilità le rendeva assolute. La

forza in lui fu molta e congiunta con la destrezza, l’ani-

mo e ’l valore sempre regio e magnanimo…”

…leggevo. E pensavo a te. Che sei così. Ma ancora più bello.

(by poetella)

.

 

[…]

[…]

 – anche io.

(…)

(…)

– anche tu?

– sì

(…)

(…)

– ma dici dvvero? Anche tu davvero?

– sì. Zitta adesso. Non dire niente.

[..]

(by poetella)

 

 

(e niente foto. Vi lascio immaginare…)

Chiaro, non era scontato che…

.

.

 

Chiaro, non era scontato che si passasse il tempo a scorticare le ore minuto per minuto,  a metterle in fila (sembrano formiche, tutte uguali, tutte piuttosto scure, ma lente, ecco, lente. Non dunque formiche, ché quelle corrono sempre, chissà dove se ne andranno mai così di corsa, che io lo so dove andrei. Ok, basta co’ ‘sta parentesi)

Chiaro, non era scontato, ma si aspettava come una manna che Venere, bontà sua, se ne tornasse diretta che retrograda non va proprio bene, non va bene per niente, è che non sarebbero poi tanti i giorni che mancherebbero a quella benevola posizione, ma come misurare il poco, il tanto, come stabilire che pochi, che molti. Che troppi?

Sarà quest’autunno così strano, così maledettamente ventoso, strani scherzi fa il vento quando è così forte, così innaturale per una città come Roma, che al massimo il Ponentino, un venticello delicato, frizzantino, al massimo un po’ di tramontana, d’inverno, ora no, che è autunno e piove, piove, piove.

Basta pioggia! Basta!

 

(by poetella)

 

e questa per chi so io…

oggi mi va così…

Ultimo acquistino…

piatto cinese grande.jpg
Grande piatto Cina

in porcellana bianco blu

Primo ‘700

diametro cm 42

Piace?

a me sì!

(by poetella)

Alle 2.29 di una notte, che poi sarebbe già lontana…

img_3758.jpg(foto di poetella)

 

Alle 2.29 di una notte, che poi sarebbe già lontana, pare sia avvenuto l’equinozio d’autunno.

Quell’attimo in cui tutto è in equilibrio. Il centro esatto del tempo.
E noi a chiederci, magari, se le due metà saranno mai uguali, o una trattenga qualcosa dell’altra. Appropriandosene.

Eppure in quell’attimo
mezzo giorno.
o mezza vita.
O mezzo amore.

E dov’è il centro esatto tra il tuo e il mio?
Verrai mai a dire?

Ma sì, lo so che sei lontano

che la sua forma pura di luce non ha metà.

Da ovunque la si guardi, amico mio, è un intero.


(by poetella)

.

.

.

 

 

Mentre fuori diluvia…

… come si sta comodi a leggere col mio piccolo leggio di plastica azzurra…

Ché quello di legno dorato… del ‘700… Non sia mai! Ma sei matta?

Vabbeh… sto bene lo stesso!


Parola di poetella!

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“E il mio cuore non …

fuga da Bisanzio

 

“E il mio cuore non muore quando sembra che dovrebbe”

Czezlaw  Milosz

Questo l’esergo di “fuga da Bisanzio” di Iosif Brodskij

E questo l’incipit

Fallimento per fallimento, cercare di rievocare

 il passato è come tentare di afferrare il significato

  ………………………………………….  dell’esistenza.[… ]

 

Ora io dico, fallimento per fallimento? Perché non percepisco la mia vita fallimentare? Ovvio, certe scelte non sono state proprio, come dire, felici, ma adesso no. Adesso sono davvero fiera del cammino. Delle vette conquistate. E anche del fatto che “il cuore non muore quando sembra che dovrebbe.” Meglio, no?

Ha continuato a battere  tranquillo, il mio. Anche quando sospettavo un suo blocco totale (ok, non sempre tranquillo, ma un po’ di turbolenza ci sta bene. Se no sai che noia)

 

In quanto poi a rievocare il passato (io col passato ci gioco a nascondino!) per  afferrare il significato dell’esistenza, mi guarderei bene da mettermi in cammino verso questa disperata e disperante ricerca.

Non mi va di rendermi conto ancora una volta di più che non sono onnipotente. E tanto meno onnisciente. Né ci tengo ad esserlo.

Sempre per il discorso di Sai che noia!

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Beh, basta per ora.

Ché mi va di leggere “Fuga da Bisanzio” appena arrivato fresco fresco di corriere…

Alla prossima dalla vostra

 

poetella

 

 

Questo mio…

sam_1181.jpg(foto di poetella)

Questo mio stare tuttavia come di vedetta
a sorvegliarmi i pensieri spiare la luce
che mi viene da dentro
prendere spunto dagli schiaffi
del vento
e dunque assestare il passo
e Bach aiuta, eccome se aiuta! a bruciare cataste di foglie
cataste di vecchie storie di vecchie
foto. Che lo vedi? non mi somigliano più. Espressione troppo dubbiosa
o troppo fiduciosa. Guarda adesso i miei occhi.
Altra roba. Vero?

Osservami, controllo il pendio della strada
in salita senza più scivolare senza
indietreggiare.

Camminiamo affiancati su due scie di cometa
amico mio, alti, lontani
oltre le vette le valli e i traffici meschini dei giorni.

E m’affido al tempo
al chiaro del cielo e a te, il più amato maestro
e a questa me che da dentro mi chiama
per nome e sorride.

E intanto cresce. Ancora e ancora. E ancora.


(by poetella)

Tzvi Erez plays Bach_ Prelude 1 in C Major BWV 846 

 

 

Ogni nube che passa…

20131012_164205.jpg(foto di poetella)

 .

Ogni nube che passa si direbbe che m’inviti a sostare. Io immobile, lei veloce, placida, altera. Altra da tutto.

Ogni nube che passa pare promettere un probabile assestamento dell’ordine delle cose. Una revisione. Ogni nube, ma anche ogni uccello che contrasta il vento col suo volo largo, che sia passero o gabbiano. Libero.

Ogni nube pare voglia spiegarci qualcosa di misterioso, di sublime, di arcano.

 

Le guardo e tremo

    (by poetella)

 

e si scriveva anche così…

quanti bei ricordi! E che bagaglio di conquiste.

tutte mie, ormai. indelebili.

onorebandiera3_monet_la_rue.jpg

(Claude Monet: La rue Montorgueil a Parigi)

 

qui la voce di poetella

 

Come ti sembra
questo sonaglio che m’allerta il cuore
questo sventolio di bandiere
questo tramestio questo sbocciare continuo
di risvegli
come ti sembra? Fuori luogo, forse?

Siamo d’altronde così propensi a sorprenderci
di come ancora e ancora
e poi ancora, ma

comprendimi! davvero è sempre
una novità questa vita
che sovrapponi alla mia
ogni volta, ogni volta come un guanto
di pizzo, come un tulle di culla

davvero è realtà che preme
alla gola
che meglio tacerla, la gioia

o scioglierla, magari, in pianto.


(by poetella)

 

Vanessa Mae – Handel’s Minuet

 

e si scriveva così, prima di…

la-luce-fuori1.jpg(foto di poetella)

 

 qui per ascoltare poetella

 

Poi sarà uno scivolare nella penombra

– già lo vedo-

Probabilmente un cadere a terra della borsa

e di tutte le attese. Un tonfo.

Magari anche l’ombrello se ne finirà a terra

– basta pioggia! –

nella fretta della fioritura.

 

Sarà un gettare il mondo dietro, la testa indietro

per prendere meglio l’amore sul collo

sulla fronte sulle guance sulle labbra

e poi le mani

svestile del peso dei giorni!

 

uno stringere un afferrare il tempo del ritrovarsi

uno stringere un afferrare le ore dello stupore

una ad una contarle

metterle in fila girarci attorno

 

sarà un cedere un annuire un corpo a corpo un roteare

 

un aderire allo stampo dei sogni.

(by poetella)

 

 

solo una foto…

acqua 1.JPG

(foto di poetella)

tanto per… No?

 

(by poetella)