8-senza paragone

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(foto di poetella)

 

 

… come il rosso che macchia il cielo all’alba o al tramonto

(e pensare che una cosa è l’alba,  un’altra il tramonto )

e  come si fa, come si fa a provare la stessa dolcezza, a provare

la stessa meraviglia, lo stesso infocato stupore, gli stessi trasalimenti

come si fa a cogliere gli stessi sfondi di sfavillante bellezza

gli stessi densi silenzi o le stesse trepide, languide note

come si fa a lasciarsi cogliere dallo stesso senso di attonita attesa

ché, si sa, un conto è aspettare il giorno

tutt’altro la notte.

 

(by poetella)

Sì, ma adesso non parlare…

… tanto per farmi male un po’ di più

Poetella's Blog

Foto di poetella(foto di poetella)

 

Sì, ma adesso non parlare
Basta parole
Con quella tua voce di vento
con la mia di pioggia
Basta parole. Zitti.
 
Adesso fasciami di te, ché sono qui
Vedi? Sono qui.
Sono il poema del tuo desiderio
Cancellami riscrivimi
Rileggimi nelle mani
E imparami a memoria e toccami
E guardami
 
                       Quei tuoi occhi che so
                       Abissi- notti d’agosto stellate- laghi d’alta quota
                       che chiamano
 
E straziami, adesso, marchiami
Incrostami di sospiri. Rovistami
 
E poi dondolami e scagliami
nello spazio immenso dove
fluttuano le stelle – s’inseguono gli
amori
 
E raggiungimi, con un balzo di grazia
riprendimi catturami
stordiscimi annientami mangiami nella tana
 
Immergimi nel mare della tua voglia
Imperlami allagami affogami e
innalzami rotolami. Sublimami.
 
Poi schiantami fendimi
tagliami spezzettami
Cambia rinnova la pelle dei miei giorni
 
                       Accendimi incendiami consumami
                       E sussurra vento…

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Ho camminato…

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(foto di poetella)

 

………………………… Ho camminato sugli aghi di pino, finalmente.

Ho sondato il terreno, cauta. Passetti di bimbo.
Tornare a sentire il terreno sotto i piedi. Riconoscerlo. Con un po’ di paura.

No. Non paura. Circospezione.
È come se si dovesse riprendere una consuetudine. Tralasciata per un po’.

Capita.
Tralasciare.
Lasciare tra. Ti sto tralasciando, amore mio, lo sai?
Devo. Si snodano giorni di devo. Di aspetta. Di dopo, poi, vedrai.

Un dopo ancora troppo lontano per starcisi a concentrare su.  

Ma arriverà.

Dunque ti tralascio, amore mio.
Ti metto un velo sopra. Ti oscuro come il cielo di oggi. Nubi spesse.
Hai visto mai, però, domani?

Non dobbiamo scoraggiarci, non dobbiamo disperare. L’hai detto.

Me lo ricordo.
Quando l’hai detto?
Come si misura il tempo? La clessidra nella mia testa non la giro più.
Per un po’, almeno. La metto via.
Chiudo il cassetto.
Apro la finestra e guardo fuori.

Arriverà  il sole. Quello torna sempre. Basta aspettare.


(by poetella)

.

.

 

Ma beata te!

sottacqua

– te ‘n sei serena…

– sì , invece.

–  figurati! serena…

–  ma siiiiiii.  Te dico de sì

– Te sei disperata .  Disperata . Te lo dico io. Nun te riesci a rassegna’. Nun te dai pace!

– (…)

– Guarda che lo stress  te fa veni’ la pancia, eh…?

– E che me frega se me vie’ la pancia. Tanto… ormai…

(by poetella)

La signora giocava a…

Più di due anni fa…
E stiamo ancora così.

Poetella's Blog

nuvolone

.

………………………………………… La signora giocava a chiedere voce alle ombre. Che non ne avevano.
La signora si rivolgeva allora ai fiori, ma dove? Ma quali? E le nuvole, le nuvole, poi. Così irrequiete. Sfuggenti. A chi, come mettersi in contatto con le risposte?
Gabbiani? Era un po’ che non ne vedeva.
Quei suoi dove sei restavano dondolanti in un vuoto d’aria. Come sangue rappreso.
Bolle di sapone, meglio. Qualcosa di inafferrabile, trasparente. Lieve. tuttavia incombente.
E tremendamente fragile.

Non era un gioco, diciamolo.
C’era poco da divertirsi. Non che la signora avesse mai insistito sull’aspetto ludico della cosa. Sbagliando, probabilmente. Chi sapeva più di lei, la signora immaginava di sì. Chi sapeva più di lei era da sempre in grado di giocarci su. Con disinvoltura. O di mettere via il giocattolo. A giochi finiti.

Era questo il punto.
Giochi finiti.
Vai a convincere un bambino che è ora di cena.

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Come se bastasse il giallo chiaro…

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14691111_10209647631499861_584122755195471523_n(foto di poetella)

 

 

Come se bastasse il giallo chiaro della rosa

l’azzurro cielo del plumbago o il rosso, ah, il rosso!

quel rosso quasi sfacciato delle begonie esplose di nuovo

………………………………………………. (e siamo quasi a novembre)

come se bastasse Bach, o chi per lui, nei rari silenzi di questi

giorni stropicciati e sciatti, come se potessi farmi bastare

Bach, o chi per lui, insinuato nella malinconia fitta come una coperta

di lana grossa, pesante, coprente, soffocante

come se bastasse dichiarare guerra

a Venere, fare pace con Estia e soffiare sul focolare quieta, garbata

schiva.

 

Come se potessi farmi bastare il profumo di ciambellone appena sfornato

dimenticando quello di cannella  e chiodi di garofano

 

delle tua labbra dolci-amare-amate-perdute

(by poetella)

Caro amore, caro cattivo amore…

936077_10202055722826889_1139291268_n(foto di poetella)

 

…………………………………Caro amore, caro cattivo amore,

amore avvelenato, dissanguato, amore trascurato, sconsolato

amore disperato, cattivo e disperato, amore sconsiderato

li ho contati, sai? Sono settecentoquarantatre giorni

settecentoquarantatre giorni maledetti, traditi, ignorati

settecentoquarantatre giorni annebbiati, irrisolti e trangugiati

come una medicina amara, come una droga malefica

un intruglio sciagurato

 

…………………………………Caro amore, caro povero  amore,

amore intrappolato, appestato, amore spudorato, rinnegato

e poi implorato e ancora rinnegato, amore imprigionato come

una lucciola in un bicchiere

 

e l’aria sta finendo. Dove sei?

 

(by poetella)

.

.

 

 

non c’è scatto in cielo…

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poetella legge Mariangela Gualtieri

Non c’è scatto nel cielo.
Solo il fulmine ha spigoli e fuoco.
Solo il fulmine viaggia nervoso.
Ma guarda ora che pace.
A me pare di averlo percorso tutto a volo,
questo azzurro che si dispiega pacato.
Mi pare un luogo che conosco.
Che è stato di me.
E lo è ancora.
Se guardo entra
nella radice
dà da bere al mio
alimenta il mio fuoco.
,
Mariangela Gualtieri

Vedi, amore caro…

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sam_0177(foto di poetella)

.

……………………………………. Vedi, amore caro, solo la musica

esclusivamente la musica, e non tutta la musica, certa musica

quella che ti porta via, ché vorrei tanto andare via, vorrei scappare

da questa me così caparbia, così bambina, così capricciosa

che non vuole stare a sentire, che non vuole ragionare, non vuole

stare seduta composta buona buona, con le manine pulite e la vestina

pulita e si vuole sporcare, si vuole rotolare in questi dannati ricordi

si vuole stropicciare tutta la faccia, le gambe, sbucciare le ginocchia,

si vuole far sgridare, ché tanto si sgriderebbe lei se potesse,

se volesse, e vorrebbe, sai? Ci credi, no?

 

……………………………………. Ma vedi, amore caro, solo la musica

esclusivamente la musica, per esempio questa musica, questa

dondolante musica, questa barcarola, infatti è una barcarola

dunque dondola. E ci sta bene per lasciarsi andare alla malinconia

aspettando che passi e si ripresenti e passi ancora e torni, come queste note

 

piccole. Delicate. Amiche.

(by poetella) (che forse ci farà un video. E forse no)

.

 

 

E se anche fosse arrivato il momento…

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(un video di poetella)

 

………………………………………………. E se anche fosse arrivato il momento

se anche lei si fosse dovuta richiudere nel castello scuro e freddo,

alte pareti di pietra umida, piccole finestre e fuori un paese di nebbie e nebbie e nubi e gelo

e pioggia e grandine,

chicchi grossi così!

 un paese morto, desolato, incustodito coi cani randagi e orde di barbari a scendere ogni tanto

e andarsene bruciando erba secca

 

………………………………………………..  se anche fosse arrivato il momento

di dire addio ai prati, ai crochi in festa, alle nuvole bianche e ai sorrisi del vento e della giovinezza,

di rinserrarsi in un buio come di sottoterra, di pozzo, di fogna, di grotta senza uscita da girare e rigirare per cunicoli senza torcia, un buio di tana di lupi, di orsi, di serpi

 

……………………………………………………. se anche fosse arrivato il momento

di staccare l’ancora e lasciare che la zattera prendesse il largo nel vasto mare del destino

e magari slegare il palloncino azzurro, lasciarlo, vederlo lievitare libero su in cielo

vederlo diventare un puntolino minuscolo e poi sparire nella sconfinata, radiosa luce del suo futuro

 

……………………………………………………  se anche fosse arrivato il momento

 certo mai lei  avrebbe, certo, mai dimenticato quelle labbra di lampone e gelsomino

quegli occhi straordinari d’oceano ondoso e vasto

quella voce di sorgente di montagna che diceva

Sei bellissima! Bella da morire!

 

E questo, si diceva, questo non ha prezzo!

 

Per tutto il resto…c’è MasterCard!

(by poetella)

 

Caro amore sarà un caso che…

(un video di poetella)

 

……………………………………………………………….……………. Caro amore

sarà un caso che, ascoltando questa Pavane pour une infante défunte di Ravel

mi lasci andare alla solita malinconia, quanti motivi, quante piccole punte di lancia

quanti ghirigori di dolore scavati incisi fitti fitti

quante sorsate amare, quante strade in salita, quanto deserto, quanto sole cattivo

troppo sole cattivo, quanti pesanti carichi da spostare, non dico sollevare, solo scansare

un po’

……………………………………………………………….……………. Caro amore

e non serve lo sfavillio delle begonie di nuovo al massimo

non serve la giornata limpida, l’assenza di doveri, l’aria piana e sgombra.

Certamente, sì, la struggente processione di note non aiuta o forse… Ho deciso, sai?

Sempre stata decisionista, io. Ho deciso di impastarmi in questa palude di ricordi

di annegarmi, di cercare persino, buffo? di nuotarci  dentro.

 

Se non fosse che non ho mai imparato a nuotare,

buona idea, no?

 

(by poetella)

 

Guardavo il cielo, al solito, sette di mattina…

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(foto di poetella)

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Guardavo il cielo, al solito, sette di mattina

[anche tu, forse?no dico, a quell’ora, anche tu?

Lo so che lo fai. Ma…in quel preciso momento?]

Guardavo il cielo, al solito, stamattina.

Quella sensazione di spaesamento, di leggerezza. Di, come dice Musil?

Sensazione di sconfinamento e sconfinatezza propria delle estasi mistiche e dell’amore.

Ecco.

.

Guardavo il cielo, oltre il tramestio

il brontolio

l’indaffarato trafficare

il laborioso formicolio delle faccende

S’apparecchiava il mercato giornaliero

del darsi e prendersi, dello svendersi

e del vendersi a caro prezzo.

Del regalarsi.

 

Guardavo il cielo, risucchio per l’anima

sfiato dei pensieri che entravano tra le nubi

entravano e si spandevano e trovavano posto

Una scolaresca a teatro, muta. In attesa.

 

Guardavo il cielo e, improvvisamente

indovina un po’?

m’è venuto in mente il tuo viso, i tuoi occhi

e la Bellezza.

 

Allora  ho detto (m’avrà sentito qualcuno?)

sì, insomma, m’è sfuggito un

 

Ah, Dio! Oddio! Forse s’è fermato il cuore. Solo un attimo.

(by poetella)

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.

 

 

periodo strano…

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avere in testa mille e mille parole

e non riuscire a tirarle fuori, incastrate nel fare, dire, dare, dimmi, dammi,  comandami,

lettera o testamento

non riuscire a scalfire le ore impacchettate nelle beghe dei giorni

non  riuscire a ritagliare figurine di tempo mio

di spazio mio

non riuscire a trattenere i minuti e farci una collana d’allegria, di nostalgia,

magari di malinconia,

ma solo mia.

Se non ci fossero i miei fiori…   che pena!

ma ci sono. Ancora e sempre coltiverò il mio giardino pensile

e lì se ne staranno quieti i mei sogni.

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(foto di poetella)

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Sarà stato perché…

Tempo tiranno…
Riblogghiamo

Poetella's Blog

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(foto di poetella)

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………………….Sarà stato perché il vento, il vento, sempre vento
sarà sicuramente stato perché il vento stasera soffiava verso…

sarà stato perché come il vento i miei pensieri viaggiavano, si andavano a infrangere, ad arenare verso, come s’infrangono le onde lunghe verso la riva portando gusci vuoti di conchiglie, portando gusci vuoti di desiderio, portando stracci, cose morte,

………………….Sarà stato perché il vento, il vento, sempre vento
sarà sicuramente stato perché il vento stasera soffiava verso…

sarà stato perché come il vento traslavo le mie povere cose verso…
come un pellegrino con la fiasca alla cinta e le scarpe impolverate
sulle salite dei ricordi, le discese dei rimpianti, le pianure di questa realtà di deserto senza acqua, senza ombra, senza ristoro

………………….Sarà stato perché il vento, il vento, sempre vento
sarà sicuramente stato perché il vento stasera soffiava verso quella montagna che sta tra…

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