Come non…

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(foto dal web)

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Come non…
Due enormi occhi azzurri quel bimbo. Mi fissava dal seggiolino del carrello. Avanti a me. In fila.
Come non ricordare altri. Altro.
Chiedersi come poteva essere mai quello sguardo, quello, quello che ho in testa e non mi lascia mai! come poteva mai essere quando eri bambino, anche tu? Già così malizioso? Sfrontato, padrone, un cucchiaio nel cervello che fruga. Fa male. Attanaglia. Due pinze azzurre. Una malia.
Un’ipnosi.
Come?

Due enormi gemme d’acquamarina, il piccolo.
Mi fissava come volesse dire.
Partecipare. Condividere.
Ho bisogno di riposare nel desiderio di condivisione.
Ho bisogno d’uno sguardo durevole. Ammirevole.
Che non sfugga via come vento tra i pioppi. Che non si vanti. Che non ordini. Imponga. Droghi.
Da ritrovare nello slargo dell’empatia.
Da accarezzare col mio. Uno sguardo oltre.
Uno sguardo più in alto o più in fondo.
Serio. Calmo. Rasserenante.
Amico.

Tu, mai. O mai più.


(by poetella)

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È sopraggiunto un tale…

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P4150004(foto dal giardino della sorellina di poetella…)

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È sopraggiunto un tale tepore. Come un’affettuosa mano che tenesse il cuore ben sollevato da terra. Da tutte le asperità. Le rugosità pericolose. Un tepore sulla pelle del viso e delle mani, esposti generosamente all’aria. In attesa.
È sopraggiunto un tale tepore come le prime luci dell’alba che scaccino via le ombre cupe della notte, lasciando schiudere le corolle delle margherite. Garbatamente.

Come dunque non affidarci, fiduciosamente, a questo sgorgare di speranza che tutte le primavere accendono, scellerate, promettendo e promettendo?

Potremmo mai noi?


(by poetella)

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Lasciare che il buio…

SAM_0037_1(foto di poetella)

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Lasciare che il buio si dissipi.
Praticare un minuscolo foro nel buio. Per farlo evaporare.
Per far entrare quel lucore affusolato. Permettergli d’espandersi.
Tenere gli occhi almeno socchiusi. Togliere via le mani davanti.
Esporsi alla flebile luce. Lentamente.
Qualcosa accadrà.
Spero.

Vorrei tanto lasciarti indietro. Nel buio.

E procedere fiduciosa. Come un cieco miracolato


(by poetella)

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Quanto ci …

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Quanto ci addolora, quanto ci lega il cuore stretto stretto che parrebbe quasi espellere tutto il suo sangue lasciandoci sospesi in un vuoto malinconico di nebbia grigia, quanto ci fa sentire barchetta senza timone, senza vela, senza più remi alla deriva nel mare d’inchiostro seppia del nostro inesauribile smarrimento in solitudine.

Quanto ci riempie d’un sapore amaro, come di rabarbaro, di chiodo di garofano, d’erba velenosa che lega i denti e sfinisce il cuore questo, all’improvviso, rileggere quanto si scriveva nella nostra lontana, felice, indimenticabile stagione

quando l’amore… e la giovinezza. E tu.


(by poetella)
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Ancora le Goldberg…

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(video di poetella)

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Ancora le Goldberg. La prima Variazione. Festa barocca. Le note che disegnano giardini. Giardini? Sì, giardini, fontane. Scintillio. Spruzzi. Fiori imperlati. Fruscii. Colore, calore.
Le note che trascinano. Invito alla danza. Cuore spolverato. Bene bene. Negli angolini. Rivoltato e sgrullato.Via i crucci. Mai esistiti crucci.
Lasciarsi trascinare.
Occhi chiusi.
E fuori l’aria è tiepida di primavera.
Primo boccio di rosa. Quella piccola. Guarda un po’. Ed io che pensavo che prima, invece.
No. La piccola è stata più brava.
Ed i gerani. Guarda! Guarda come comincia la festa!
Amassero Bach? Fosse quello il segreto?

Ancora le Goldberg. Mi drogo di musica. Vivo.


(by poetella)
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Talvolta, come balenasse…

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(foto di poetella)

Talvolta, come balenasse un faro nella notte a inquadrarne angoletti bui altrimenti invisibili ai miei ricordi, talvolta mi si mettono in fila, una dietro l’altra, una dietro l’altra, amare, quasi velenose riletture della nostra (nostra?) vicenda d’amore.

Come l’affiorare d’una orribile immagine dalla carta fotosensibile immersa nel liquido rivelatore.

E allora? T’ho amato solo io, vedo. Questo è. Questo si definisce in bianco e nero. Tono su tono. Ombra su ombra.
Tu eri semplicemente l’albero immobile su cui appendevo le mie decorazioni di gioia.

Ora tutto messo via. Nella paglia. In uno scatolone ben chiuso.

In soffitta. Persa la chiave.


(by poetella)
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Avere l’inconsapevolezza dei fiori…

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(foto di poetella)

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Avere l’inconsapevolezza dei fiori. Sempre che inconsapevoli siano. Della loro bellezza.
Quello stare senza gloriarsene. Ammesso non se ne glorino.
Quel diffondere quasi con generoso sussiego il loro succo colorato. Spargerlo. Dove va va.
Sempre ammesso inconsapevoli siano.
Fare a meno degli sguardi stupiti, ammirati, affascinati, sempre ne facciano a meno. I fiori.

Alla signora servivano, invece. Perché parlare al passato, poi?
Alla signora servono. Ma la signora è selettiva.
Lei ama le nature morte barocche.
I paesaggetti bucolici non l’hanno mai stregata. Mai saputo che farsene.

Luci. Ombre. Contrasti forti. Accecamenti. Bagliori di vivere.


(by poetella)

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La signora si domandava …

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luna piena

(foto di poetella)

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La signora si domandava come mai, come mai guardando la luna, questi cieli così sgombri, questo vento spazzino, la luna un’ostia benedetta, splendente, santa, santificante
si domandava come mai guardando la luna le s’infilava in gola qualcosa di tagliente
una spina, una lama o un semplice sottilissimo raggio argentato, un’arma affilata.
Un dolore.

Una pena infinita.


(by poetella)

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C’è grande agitazione…

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dalie al vento(foto di poetella)

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scusate ma ho cancellato i versi. Che poi… versi. Erano una cagata.

Meglio solo la foto, direi, no?

Porca puttana. Non mi piace per niente quello chs scrivo in questi giorni.

E’ che non ho tempo.

Non ho spazio.

Non ho concentrazione.

Non ho testa. Cazzo.

Sorry.

Della primavera dire il…

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(video di poetella)

 

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Della primavera dire il vento ancora
freddo
si vede la neve sul monte lontano
se guardo
se spingo i pensieri e gli occhi e il cuore
oltre l’oltre che fiorisce qua sotto
sette, sette piani sotto
e margherite e piccoli petali rosa sugli alberi
e il merlo e la rondine e il passero infreddolito
che mangia bricioline di biscotti.

Direi quel vagare di nubi
della primavera direi il tepore a mezzogiorno
e i boccioli della gardenia
e l’attesa di fioriture promesse, almeno loro
e tutto quel rosa imbizzarrito a valle Giulia
della primavera direi che non le dona
questo silenzio
questa casa illanguidita senza porte

senza finestre per farla entrare. E con lei te.


(by poetella)

Video

E se volessimo parlare di…

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E se volessimo parlare di fiori? Se volessimo dedicarci a starli a guardare per ore e ore, fino ad entrare nella loro anima, ché devono avere un ‘anima, ci piace pensare abbiano un‘anima, fino ad entrare nel loro segreto colorato, profumato, effimero, delicato. Se volessimo rimpicciolirci per poter abitare nel loro cuore generoso di frutti, qualsiasi frutto, anche il più piccolo, quasi invisibile frutto, anche quello che non sarà, non maturerà, non si porgerà al morso, il frutto anche meno odoroso, meno succoso, ma sempre frutto.
Se volessimo conoscere il mistero del fruttificare, del nutrire, dello sbocciare, del colorare, consolare, addolcire ogni dolore, ogni sconfitta, ogni mancanza

potremmo mai?


(by poetella)

(video di poetella)

 

 

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