Guarda la costellazione di nubi…

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Guarda la costellazione di nubi
guarda quant’è bello questo
teatrino mobile
questa migrazione questa ricerca
del punto esatto
guarda come sovrastano, loro
come imperano prive di desiderio
ignare del dolore o almeno lasciamelo credere
libere d’ogni sottile dubbio
anche quando cantilenando si disperdono
in pioggia. E fine.

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Mi rinasce in petto adesso una voglia
di ritrovata somiglianza
un guardare al cammino sgombro
una chiara indicazione nella mappa
del mio progetto
ridisegnamo anche qualche sogno, allora
perfettamente leggibile
perfettamente mio
a guardare in su
a guardare questa incorporea magnificenza.

Potessi, sublimerei.


(by poetella)

(video di poetella)

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Non è che sempre riuscisse a…

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sam_0054(foto di poetella)

 

Non è che sempre riuscisse a tener salde

 le redini della sua irrequietezza. Non è che, pur provando, riuscisse sempre a conquistare quella postura con le mani in grembo e la testa leggermente reclinata seduta su una di quelle seggioline di legno impagliato davanti la finestra chiusa, a guardare un po’ il cielo, un po’ il prato, un po’ la strada, [se si fosse vista la strada, da lì], un po’ gli alberi, [sempre si vedessero anche gli alberi], un po’ le nuvole, ah! Le nuvole, e gli uccelli, ce n’è sempre qualcuno che vola, no? Un po’ le farfalle, [quelle, più difficile], un po’ un ragnetto penzoloni all’angolo della persiana, un po’ una cornacchia sull’antenna del palazzo di fronte.

Un po’, niente.

Gli occhi persi dietro un ricordo di chissà quale colore, quale odore, quale sapore, era quella volta lì? Scuotere piano la testa e no, non era.

Ricordo sempre più lieve, sempre più vaporoso, evaporato, fino a che anche lei evaporata, lieve. Immobile. Solo una scia confusa di qualcosa che.

 

Non è che riuscisse sempre a vedersi placida e priva d’attese

immersa talmente ormai nel tempo da non sentirlo più. Tempo amniotico. Conglobante.

Completamente scollegato da qualsiasi ticchettio d’orologio.

 

Non è che riuscisse a vedersi finalmente sazia

di questo e di quell’altro, pacata, compiuta, senza più domande, senza scatti, senza allarmi, senza trasalimenti.

 

Non ci riusciva ancora del tutto.

In realtà, non ci riusciva neanche un po’.

 

Ma ci stava lavorando. Sì, sì. Da un po’.

(by poetella)

Suite bergamasque, for piano, L. 75- No. 1, Prelude. Claude Debussy

 

 

 

in viso veritas – l’ebook

poetella:

beh… un PDF di racconti scaricabile… e ce n’è anche uno mio! Chi volesse leggere…

Originally posted on i discutibili:

Siamo dei peracottari, prendetene atto.
Non potreste definirci diversamente, considerando che abbiamo impiegato sette mesi (sette! manco fosse un parto prematuro) per selezionare ed editare i dodici racconti che costituiscono il primo prodotto editoriale di un blog di cazzari quale il nostro.
E allora, noi, per giustificarci, tiriamo in ballo nientepopodimeno che Samuel Beckett, Finale di partita.
«[…] Un inglese… (fa una faccia da inglese, riprende la propria espressione) … avendo bisogno d’urgenza di un paio di pantaloni a righe per le feste dell’anno nuovo, va dal suo sarto che gli prende le misure. (Voce del sarto) “Ecco fatto, ritorni tra quattro giorni, saranno pronti”. Bene. Quattro giorni dopo. (Voce del sarto) “Sorry, torni tra otto giorni, ho sbagliato il fondo”. Bene, d’accordo, il fondo non è una cosa semplice. Otto giorni dopo. (Voce del sarto) “Desolato, ritorni tra dieci giorni, ho sballato il cavallo”. Bene, d’accordo, il cavallo…

View original 247 altre parole

che poi, appena alzata…

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2015-05-17-22-30-10

(foto di poetella)

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subito fuori in balcone grondante fiori, pensavo…

Che non ti venga in mente  sia una mancanza di…

Guarda, neanche la scrivo la parola. ché non c’entra affatto questo. È che ci si dispone sempre, sempre di più a guardare le nuvole che passano. A stupirsene. Ci si dispone a spiare le nuove nascite rosa sulla buganvillea e quel minuscolo rigonfiamento che mi sa che è un bocciolo, mi sa che sì, la gardenia sta rifiorendo!

E ci si lascia spalancare il cuore ascoltando ballate rinascimentali e poi, ancora, quel gatto nero, quel gattino che mi sa che stava male, che erano un po’ di giorni che non mi miagolava più a vedermi passare sotto l’androne e ieri, miao! Un miao festoso. Di saluto. Di coccola. Di condivisione. Condivisione. Splendida parola.

È che ci si dispone sempre, sempre più a farsi allagare gli occhi da questo cielo finalmente azzurro, che è maggio, diavolo! È maggio. Basta pioggia! Basta lacrime!

E dunque, che non ti venga in mente  sia una mancanza di…

Che davvero non c’entra affatto questo. Come potrebbe mai essere, no? Che io lo sento, sai? lo sento questo ruscello che mi scorre dentro e saltella e si ferma e scende e allaga i pensieri di pace, di grazia, di dolce serena attesa di fronte a questa straripante meraviglia del mondo. Hai visto, quest’anno, gli alberi? Anche i platani di via Nomentana mi pare stiano meglio. È tutto uno sventolare di fronde. E quante tonalità al vivaio sulla Tiburtina, e verdi e rosa e viola e gialli e fucsia e rossi! 

Quanto, quanto gocciolare di profumi.

Ci si dispone a farci bastare [forse siamo già riusciti, no?] la molteplice varietà di Bellezza che ci circonda. E ce n’è! Se ce n’è! Avevi ragione, amato mio. La Bellezza è ovunque.

Non dico sia un allenamento. Una tattica. Un padroneggiato metodo di studio. È qualcosa di più fluido. Senza spigoli. Senza sforzi.  Viene da sé, come imparare a camminare o a respirare.

Certo, il primo respiro sarà stato faticoso, ci sarà voluto uno schiaffetto d’avvio, ma poi…[schiaffetto?]

Quindi, che non ti venga in mente  sia una mancanza di

Ma sì, diciamolo, d’amore. Diciamolo e ridiciamolo.  D’amore.

 

Certo. Sono serena anche se.

E continuerò ad esserlo col pensiero di te incapsulato in petto, a sigillo.

 

In fondo me l’hai insegnato tu.  No? Imparo.

(by poetella)

 

 

 

-Musica Antiqua – Minstrel Melodies

 

continuano gli acquistini…

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un pezzo davvero eccezionale.

La plastica di una finezza incredibile. particolari che tolgono il respiro.

I volti dei bambiini, le mani, i riccioli, i corpicini morbidi

che verrebbe voglia di abbracciarli…

C’è anche una femminuccia coi capelli lunghi a boccoletti!

che gioca con un cagnolino festoso…

E poi il vello delle capre e la loro ineffabile espressione…

Per non parlare di quella torsione molle della figura femminile (una Venere? la Primavera? la Bellezza?)

60 cm. di altezza.

Marcato ancora rossa. Sembrerebbe il marchio di Geminiano Cozzi, Venezia, fine ‘700…

Ma non ci giurerei. Aspetto il parere del mio espertissimo

restauratore, dal quale la porterò per una … curetta…

Insomma… eccovelo!

Per la goduria di tutti!

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Ecco.

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E ancora il vento…

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E ancora il vento.
Come una minaccia, un vortice
d’instabilità.
Si sta appesi ad un pensiero mani serrate.
Aspettando l’onda
dopo fioriture, un placarsi di cieli, promesse
consolidamenti.

Ancora il vento.
Sparpaglia disperde minacciando
– siamo ancora così fragili! –
Aggiunge petali a petali strappati
Porta via, porta nuovo, ruba. E poi distrugge. Ricostruisce
più in là.

Solo chi è forte dura.
Non si lascia spezzare. Non piegare.
Non piagare.

Resiste. Saldo d’amore.
Come una stella fissa. Che ancora si vede.

Anche se non c’è più.


(by poetella)

(un video di poetella)
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eppure…anche se

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i versi sono vecchi versi… le parole vecchie parole…

sono ancora e sempre le mie parole.  E lo saranno sempre.

(video di poetella)

Guarda, anche se lo sfogliassi questo mio

primo strato d’amore

lucente splendente riflettente più dolci

le questioni del mondo

 

anche se lo tirassi via sottile sottile

lasciandolo intero

guscio di sogni e meraviglie

 

anche se…

 

lo sai, no? sotto

ce ne sarebbe un altro più spesso, più forte

e ancora più

lucente splendente riflettente

più ampie

le questioni del mondo

 

e sotto, semmai dovessi levar via anche quello, un altro

e poi un altro e un altro e un altro

 

E ancora

fino al dentro più dentro

al nocciolo duro e serrato

 

novella promessa  d’amore. Ancora.  Per te

(by poetella)

 

 

tutto un trillare…

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2015-05-13 12.00.07

(foto di poetella)

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Tutto un trillare oltre la vasistas aperta.

Ora, ecco, cinque, sei note

ora un’unica, diversa

ripetuta tremolante come un gorgoglio d’acqua. Sovrapposta a quelle.

E s’aggiunge un altro scintillio sonoro, Acuto. perentorio.

Ignoro la provenienza  di questo concerto.

I suoi singoli musici.

Ognuno il suo discorso d’amore intrecciato ai rami.

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Attendono risposte mentre io

in allerta

scruto il domani

come raggio filtrato tra il verde

ancora verde dei miei giorni

(by poetella)

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Come una preghiera …

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2015-05-12 08.22.31(foto di poetella)

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Come una preghiera questo slancio di rosa dell’ippocastano, quasi un grazie di esserci, mille bocche a bere luce, instancabilmente assetate
Preghiera detta e ridetta verso il cielo così delineato d’azzurro.

Guardiamo il suo fiorire che si ripete ad ogni primavera come un saggio invito.
Il solito invito a…
Lo sappiamo. Lo sappiamo e impariamo.
Intrappolati nel miracolo della bellezza che ogni volta, limpida, si riaccende.

Che ogni volta, limpidamente, ci riaccende.


(by poetella)

FELIX MENDELSSOHN – BARTHOLDY – spring song.

l'ippocastano

Voce ‘e notte – Eduardo Nicolardi

poetella:

un’indimenticabile canzone. Una insuperabile Mina!

Originally posted on Il Re Del Niente:

Si ‘sta voce te scéta ‘int”a nuttata,

mentre t’astrigne ‘o sposo tujo vicino…

Statte scetata, si vuó’ stá scetata,

ma fa’ vedé ca duorme a suonno chino…

Nun ghí vicino ê llastre pe’ fá ‘a spia, 

pecché nun puó sbagliá ‘sta voce è ‘a mia

E’ ‘a stessa voce ‘e quanno tutt’e duje,

scurnuse, nce parlávamo cu ‘o “vvuje”.

Si ‘sta voce te canta dint”o core

chello ca nun te cerco e nun te dico;

tutt”o turmiento ‘e nu luntano ammore,

tutto ll’ammore ‘e nu turmiento antico…

Si te vène na smania ‘e vulé bene,      

na smania ‘e vase córrere p”e vvéne,

nu fuoco che t’abbrucia comm’a che,

vásate a chillo…che te ‘mporta ‘e me?

Si ‘sta voce, che chiagne ‘int”a nuttata,

te sceta ‘o sposo, nun avé paura…

Vide ch’è senza nomme ‘a serenata,

dille ca dorme e che se rassicura…

Dille accussí: “Chi canta ‘int’a ‘sta via

o…

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E non certo perché due, tre persone…

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E non certo perché due, tre persone…
Come farebbero senza?
Tantomeno perché si possa dire che abbia paura. Figuriamoci!
Neanche perché ormai pensi che quello che è stato, quello che è definitivamente perduto non fosse poi così importante.

Ossigeno nell’acqua dei miei desideri
lampo di luce, riflesso di giardino
nell’argento delle mie aspettative
appena lucidato.

No. Non è questo.
È invece solo per il desiderio che ancora mi si accende.
Solo per il profumo delle peonie e lo sfavillio di quel giallo delle bocche di leone.
E per la musica. Ah, la musica!
Solo per il camminare con l’aria smossa attorno ai passi veloci, ai capelli.
Solo per questo corpo che ancora risponde a tutti i richiami della vita.
In attesa, come un varco tra i monti attende il pellegrino.
Per questa mia gioia ritrovata nella semplicità delle cose minute, nello splendore delle cose magnifiche, i grandi, spettacolari tramonti (anche di un amore), il sorriso di una madonna di Piero, gli occhi dell’Antea di Parmigianino o la lacrima di quella Madonna di Giotto, e certi altri occhi verdi che so, conosco.
Porta, passaggio verso un altrove gradito.
E anche solo per tutto l’altro e i campi di girasoli. E il colore degli iris. E i prati di camomilla e le distese di grano punteggiate di papaveri.
E per il profumo di arancio e cannella del mio tè del pomeriggio.

Solo per questo, certo, solo per tutto questo ed anche, ovviamente, per tanto altro.
Per tutto quello che doppiamente stupisce e commuove,
non è più un enigma
io voglio guarire.

E guarirò. Giuro.


(by poetella)

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Quasi le diciassette e trenta…

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Copia di 11205560_10205756781591045_8022443458270226589_n(foto di poetella)

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Quasi le diciassette e trenta. E fuori il sole. Nuvolette leggere. Di fronte le rose.
L’aria carica di profumo e di Bach. Fossi uno di quei maestri giapponesi dell’haiku riuscirei con poche parole a dipingere questa quiete. Questa bellezza. Con essenzialità. Senza fronzoli.
Riuscirei a parlare della fragilità, dell’effimero della Bellezza. A fermarla.
A catturarne la divina opulenza. A rubarle il fiato e respirarlo. Come con un amante.

Fuori c’è un merlo che canta. Anche il merlo. Guizzo sonoro di gioia.
Stamattina la passeggiata, il piccolo acquerello con l’arcangelo Raffaele, di cui ignoravo l’esistenza. E cogliere rose in quel giardino della villa abbandonata. Rigogliose e spontanee.
Questa primavera è davvero generosa con me.
Pare si sia messa d’impegno, spugna e secchio in mano, a portarsi via per sempre lo sporco del dolore.

Brava. Continua così. Ce la fai.


(by poetella)

acquerello

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