oggi… Fabrizio.

così, mi andava un po’ di revival…

.

 

CANZONE DELL’AMORE PERDUTO (F. De Andrè) Arrangiamenti e direzione d’orchestra di Gian Piero Reverberi Prodotto da Roberto Danè

 

TESTO:

.

Ricordi sbocciavan le viole

con le nostre parole

“Non ci lasceremo mai, mai e poi mai”,

.

vorrei dirti ora le stesse cose

ma come fan presto, amore,

ad appassire le rose

così per noi

.

l’amore che strappa i capelli è perduto ormai,

non resta che qualche svogliata carezza

e un po’ di tenerezza.

.

E quando ti troverai in mano

quei fiori appassiti al sole

di un aprile ormai lontano,

li rimpiangerai

.

ma sarà la prima che incontri per strada

che tu coprirai d’oro per un bacio mai dato,

per un amore nuovo.

.

E sarà la prima che incontri per strada

che tu coprirai d’oro per un bacio mai dato,

per un amore nuovo.

.

e ciò ci basti!

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… e invece

… e invece eccola.

È pioggia.

Quante gocce cadono in un minuto

quanti millimetri d’acqua in un’ora

Quante volte penso a te.

e non lo sai

(by poetella)

Ché col chiaro non si vede il fulmine…

(foto di poetella)

.

Ché col chiaro non si vede il fulmine
senti solo rombare il tuono

senti? Paura?

vicino, lontano?

Col celeste che s’infila tra i fori della persiana e il giorno è giovane

e non sai se il temporale passerà oltre o no
non sai se pensarlo come la morte.

(by poetella)

oggi ci sta tutta…

 una delle  poesie di Carver da me preferite e, considerato il diluvio di oggi… mi pare proprio adatta…

buon ascolto da

(poetella)

Abbiamo atteso…

in corsa(foto di poetella)

.

Abbiamo atteso che l’aria  spalancasse la bocca

abbiamo atteso  che tornasse a parlare

una lingua comprensibile

senza rabbie senza rancori senza

feroci insulti.

 

Abbiamo atteso che tornasse a sorridere mite

come una madonna quattrocentesca, lei che sa

anche se sa.

 

Abbiamo atteso la sua pietà

non invano.

 

E adesso, generosamente, la pioggia.

 

(by poetella)

Brahms…

 

… e fuori diluvia.

Cosa volere di più?

(by poetella)

Una poesia inedita di Emilia Barbato

(foto dal web)

.

le povere cose:
l’inizio di una sedia,
qualche foglio,
un quarzo rosa,
due miserabili candele,
una busta riciclata,
io. Io sono la polvere,
il nonnulla che si lascia
andare, la parte trascurabile,
la figura malinconica
di un mozzicone sulla strada,
la sua ombra che si piega,
il fumo umile dopo le brace,
un’impressione di odore,
quel merletto come ricordo,
comune, di nylon bianco

da Il vento e il Narciso, di Emilia Barbato

.

ritrovamenti…

occhi-miei-dolci

sì, un vecchio post di sei anni fa… sempre vero.  e dunque ecco a voi…

P.s.

nella registrazione l’ultimo verso è diverso…

 

(foto di poetella)

 

 

Ascolta poetella

 

 

No, vedi, non è che sia nostalgia.

Sebbene è indubbio che la nostalgia sia un sentimento così dolce, così tiepido e avvolgente, a volte. Ed anche bruciante e stringente e straziante, massacrante, direi. Certe altre.

Non è che sia nostalgia.

Sto leggendo “Che tu sia per me il coltello”, di Grossman, lo sai.

 

Beh, una frase ha scatenato tutto.

“Per aiutarci l’un l’altro ed essere tutto quello e tutti coloro che siamo”.

Ecco.

Quindi, direi piuttosto, una sensazione d’incompiutezza.

No, non nostalgia.

Come mi mancasse un buon pezzo di me.

In fondo non è mistero che tu sia l’unico che conosca ogni mio essere.

Ogni molteplice espressione di me.

Con te non tengo dentro niente.

Non filtro. Non nascondo.

Questo libero palesarmi è forse l’esperienza più strabiliante ch’io abbia mai fatto.

Una cosa sorprendente. Mai provata con nessuno.

 

Dunque è questo.

Mi sento privata dell’esprimermi.

Sono, ogni volta, così… e così… e poi così. In funzione della compagnia del momento.

Ma mai tutta.

Mai malinconica quando lo sono davvero e mai allegra quando mi sento l’allegria addosso.

E spudorata e timida e altera e gentile e spericolata e indomita e vanitosa e umile e dispettosa,  ruggente e sospirosa e…

Mai completamente. Sempre a metà. Trattenuta. Censurata.

 

E con te, no.

 

Con te sempre tutto fuori.

Tutto genuino. Aperto e schietto. Senza paura.

Questo è.

 

Non è nostalgia di te, dunque.

È il noi che mi manca.

Sono io che mi manco.

Io, come ero con te. Totale.

(by poetella)

 

 

 

 

in questa maledetta, immobile estate

… unico conforto…

Bach!

 

Stavo guardando…

il mio tesoro.jpg(foto di poetella)

.

 

Stavo guardando la mia piantina di plumbago, stamattina

mentre le davo un po’ d’acqua, non tanta che non ne vuole tanta

lei è una piantina poco esigente, le da fastidio il troppo

le basta il poco, poca acqua, poco concime, forse anche poco amore

ché tanto lo sa che

 

Lei è coraggiosa e splendente, fiduciosa e colorata, allegra, spavalda

ché neanche il volo di sette piani dal balcone a giù

è  riuscito ad ucciderla

 

come niente ucciderà questo mio amore

 

(by poetella)

 

 

 

rielaborazioni…

tramonto

(foto di poetella)

.

Tramonto, impermanenza di colori, fuga dei colori verso la notte.

Ancora parlare di tramonti?

Scrittura di colori. Ricordo.

Traccia dei colori custodita dietro gli occhi.

Trattenere, se possibile. Nella memoria. Ché tutto svanisce.

Questo tramonto che è mio perché con lui parlo, di lui vibro. M’infiammo.

È mio, qui, davanti a me.

 

E presto non sarà più.

Riuscirò? Non riuscirò a dire. Non si riesce mai a dire del tutto.

Tratteniamo sempre qualcosa, messa da parte per tornarci su. Oppure no.

Forse no. Forse è solo incapacità.

 

 

Ne conserviamo, ne conserveremo la bellezza negli occhi? Senza che il grigio l’annulli?

Inutile, comunque, soffrire dell’inevitabile.

È il non sapere se ci sarà mai un altro tramonto così che ci…confessiamolo

O un altro amore.

 

Diluizione dei colori verso il cupo, il blu fondo. Il nero.

Forse che  questa gradualità ci da una pena minore che se il passaggio fosse repentino, immediato?

Rosso, rosso fuoco, luce rosa. Poi, improvvisamente nero assoluto. Totale. Il nulla.

Forse che sarebbe meno doloroso? O più?

Che poi, anche la notte.  Chissà se la notte.

 

Ogni giorno di quasi inverno è un po’ più corto del precedente. Poi, però…

Poi arriva l’inverno. Ma poi torna primavera… e poi e poi…

E staremo a vedere se

(by poetella)

Agostoso…

20180528_0950332072943612.jpg( foto di poetella)

.

La signora fumava. Lentamente aspirava. Poi rilasciava. Immobile. 
E fuori ancora quel caldo. 
Le rose tutte sfiorite. Cotte. Foglie fragili, chiare, senza corpo. 
Neanche un boccio. 
Qualche sporadico nuovo getto. 
Improbabile sperare. Improbabile e scellerato sperare.

La signora si domandava quanto scellerato. 
Quanto improbabile. Nessuna risposta.
Neanche un cinguettio. Un passaggio d’aereo da interpretare 
positivamente. O negativamente.
Un qualche vento da qualsiasi direzione. Che so, grecale, libeccio, maestrale. 
Tramontana, impossibile.

Aria fresca, pulita a spazzare via la noia. Niente.

Non si riusciva a vederne la fine. Ancora.
Ci si attaccava a bagliori. 
La signora era davvero restia
sempre stata restia ad abituarsi al buio. 
Un difetto di vista, magari. Corretto male. 
Non corretto affatto.
Un difetto di capacità di rassegnazione.

Ognuno ha i suoi.


(by poetella)

Ravel – Piano Concerto In G Second Movement.

… ricordi, ancora

 

(foto di poetella)

.

.

…………………………………………………………. Sarà perché era mattina presto e pioveva piano e la strada era seta cruda, liscia, scorrevole, appena sfocata come una vecchia foto d’inizio secolo. Scorso. Devo imparare a dire scorso.

Devo imparare a tollerare il tempo che passa. Farmene una ragione.

 

 ………………………………………………………… Sarà che, di lato, nel cantiere abbandonato sulla Tiburtina, su un cumulo di terra rossa era sbucato un fiorellino viola, forse nella notte, così viola, così viola che pareva dicesse Guardami, guardami, guardami!

Ok, ti guardo.

 

…………………………………………………………… Sarà che le suole di gomma anatomiche, ergonomiche, delle mie scarpette da pioggia mi spingevano in alto, parecchio in alto, forse troppo in alto, si sentiva profumo di nuvole.

 

…………………………………………………………… Sarà che era passato, silenzioso come un gatto, il camion dei pompieri con la lucina lampeggiante, allegra come quelle delle giostre, e la scala ripiegata. E sembrava un giocattolo.

Tic tac, come pioveva!

…………………………………………………………… Giochiamo? ci  mettiamo a giocare, anche se sono le sette e il lavoro aspetta?

……………………………………………………….. Ci mettiamo a cantare tutti insieme?

 

……………………………………………………………. Sarà per quel tic e tac intermittente delle gocce sull’ombrello rosso, o sarà perché l’ombrello era rosso e sotto la trama dell’acqua anche i pensieri erano rossi, stamattina, fruscianti come taftà,

 

…………………………………………………………….. Sarà che prendo certe piccole cose sempre piuttosto sul serio

 

non lo so che sarà. Però era bello.

(by poetella)

Miles Davis – Blue in green

altro comunicato collaborativo…

cropped-punta-ala.jpg

beh, anche Luciana ha dovuto chiudere il blog “Leggere, riflettere, scrivere” (accidenti a ‘sti cookie!) e riaprirne un’altro in regola con le nuove norme sulla privacy (riaccedenti a loro!)

 

e se volete continuare a leggerla… ecco il link per farlo

lallaerre

leggere riflettere scrivere

e buona lettura!

comunicato collaborativo…

carissimi, il blog (stupendo) “Scrivere per immagini” di Giovanni Baldaccini ha chiuso…

ma possiamo, volendo, ritrovarlo qui

scritture immaginali

e buona lettura!

Oggi, dopo pranzo, c’è stato un gran temporale…

gocciole.jpg

(foto di poetella)

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Oggi, dopo pranzo, c’è stato un gran temporale.
Tuoni fulmini ventaccio
e si è strappata una tenda da sole.
Beh, non ci crederete, ma mi sono proprio rallegrata
Per via che era un po’ che volevo sostituirle, ma a casa non mi davano retta.
A volte basta uno strappo per farmi nascere un sorriso.
A volte qualcos’altro.

E, comunque, amore mio

i motivi non mi mancano certo.

(by poetella)

 

nuvole

e si leggiucchia…

esortazione ai coccodrilli.jpg(foto di poetella)

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Ecco. Riconsegnato in biblioteca “Lo splendore del Portogallo” , stamattina ho ritirato questo. Rubando il tempo alla casa, poco poco, ritagliato tra i mille fare, comprese ripetizioni gratuite mattiniere  a ragazzi bisognosi di… beh… ingranare un po’.

E nel pochissimo tempo rubato, già lette 45 pagine. In totale adorazione. Vi lascio la prefazione di Einaudi, che comunque odio, come odio tutti gli editori che, per quanto Antunes abbia scritto quintali di altri libri, ne abbiano pubblicati tradotti solo 13, più una raccolta di lettere messe insieme dalle figlie. Carogne.

E diversi non sono più disponibili.

Viva le biblioteche!

 

Dalla prefazione di Einaudi

“Una scrittura polifonica sulla solitudine, la violenza, la paura.

I «coccodrilli» sono un gruppo di terroristi di estrema destra, ricchi borghesi e militari nostalgici dell’epoca di Salazar che complottano contro la Rivoluzione dei Garofani. Fascisti nella vita pubblica e in quella privata, sgradevoli e violenti, nel romanzo vengono raccontati dalle voci di quattro donne.

Sullo sfondo storico del movimento terroristico di estrema destra impegnato nel tentativo di ristabilire il vecchio ordine abbattuto dalla Rivoluzione dei Garofani nel 1974, Lobo Antunes dà voce a quattro personaggi femminili, mogli, vedove o amanti dei protagonisti di un complotto. Ma nei loro monologhi alternati non c’è solo la politica, di cui le quattro donne stanno ai margini e, in fondo, sanno poco. C’è una sorta di antropologia dell’estrema destra portoghese (e, forse, universale). Come in una partitura musicale, si alternano nella narrazione un fluire di reminiscenze d’infanzia, riflessioni ironiche, deliri onirici ed emozioni intime che ricostruiscono un Portogallo nello stesso tempo scenario drammatico e territorio immaginario.
Le compagne dei terroristi sono donne lacerate nel fisico (una è sorda, una malata di cancro), ma sono soprattutto delle persone che si interrogano su molte cose: su quello che è successo a loro e intorno a loro, su ciò che le unisce ai loro uomini. In definitiva, compiono un viaggio tormentato all’interno di se stesse.”

Consigliato vivamente

 

(da poetella)

Ho il libro di…

(foto di poetella)
.

Ho il libro di poesie di Carver aperto davanti.
E dal cellulare mi arrivano le note della Suite Bergamasque.
Sto bene.

Per questo ho smesso di leggere.
Una piccola pausa.
Per far durare tutto di più.

Ti ricorda qualcosa questo,
amore mio?


(by poetella)

Ho fissato le tendine della cucina …

cucina.jpg(foto di poetella)

 

Ho fissato le tendine della cucina con  due minuscole clips verdi.

È che poco fa s’è sentito il tuono  e adesso comincio a vedere le prime gocce. Ecco, una lì, una là.

Di cielo ne vedo solo uno spicchietto

Peccato. E sì che sarebbe bello vedere uno stuolo di anatre selvatiche attraversarlo veloci mentre le gocce intensificano la loro danza e l’ibisco trema e sorride

Si potrebbe pensare di non essere qui ma in qualche posto lontano ed esotico

con qualcuno nella stanza che ti dice

Senti com’è forte?

E tu non sai se stia parlando della pioggia

 

o del suo cuore che batte contro la tua schiena

 

(by poetella)

 

 

 

 

Ho passato giorni e giorni…

(foto di poetella)

.

Ho passato giorni e giorni
anni
a pensare a quanto mi fosse indispensabile mia sorella
ore al telefono (sempre io a chiamare)
viaggi verso di lei
(mai lei verso di me)
mail e messaggi- domande
richieste di consigli

lei lì in cattedra (ma non sono io la prof?) a sputare sentenze
classificare decodificare i desideri e i sogni.
Severissima.

Ma poi, in fondo, ho pensato
che non per niente fosse sempre andata tanto male
in matematica e in greco.

E l’ho lasciata andare
con la corrente delle sue granitiche certezze – via!

io che non sono certa di niente.

No. Di una cosa sì.

(by poetella)

 

tre anni fa…

 

(un video di poetella)

.

Pensai dovessi smettere pensai fosse arrivato
il tempo esatto il giorno
l’ora di svuotare i cassetti rivoltare
il materasso cambiare il posto dei giorni
spostare scambiare partire
prendere per le ali i sogni morti tirarli
giù affondarli nel mare nero
cupo e profondo del niente

pensai si potesse ri_comincire a scrivere
una bella storia straniera. Ma

no.


(by poetella)

ok.. due chiacchiere con un’amica…

amori amari

se vi va, si può scaricare il nono monologhetto cliccandone il titolo…

nove

o delle confidenze

.

e buona lettura, ovviamente!

..

 

(by poetella)

 

E per quanto questa la si chiami …

estate.jpg(foto di poetella)

.

 

E per quanto questa la si chiami adesso, come la si chiamava un tempo, estate

………………………………………. e per quanto il calore abbacinato sulle foglie della rosa che stanno seccando una a una – niente sul lato di sotto, niente su quello di sopra- chissà perché mai, allora? e la luce disegni ombre malinconiche in fondo ai petali teneri delle begonie e schianti violenta sulla cortina del palazzo di fronte

…………………………………… e per quanto si stia serrati a casa come imbozzolati sperando di cadere in letargo per poi svegliarsi solo quando il parco cominciasse a rosseggiare e le cornacchie e i piccioni a passeggiare cauti e guardinghi su un tappeto di aghi di pino

 

si sa, e di questo si sorride, che in fondo non ci sarà tanto da aspettare

né per questo, né per altro.

(by poetella)

 

 

i ricordi…

un mio video di un po’ di anni fa…

dai, è estate… si ripos(t)a!

 

qui il testo

……………………………………………………… E anche se lei la questione non la vedeva più come da bambina quando le ombre sulla spiaggia si facevano più lunghe, la sabbia umida e tiepida e il sole affondava prima, stanco, nel mare e la sera si metteva un giacchettino ché l’estate stava morendo e con lei le gioie, le corse, le risate e i teneri, giovani amori cominciavano a tirare fuori le lacrime degli addii

……………………………………………… anche se lei la questione non la vedeva più come da bambina quando sapeva che in fondo l’estate sarebbe tornata e sarebbe bastato aspettare quegli undici mesi contando i giorni, i sospiri e le speranze e intanto crescendo e vedendo allungarsi i capelli ed i giorni

……………………………………………….anche, anche se lei la questione non la vedeva più come da ragazza quando le feste ed i balli scivolavano inesorabili verso l’ora del ritorno a casa e tanto lei sapeva che ci sarebbero state altre feste e altri balli e magari anche altri amori, nel frattempo

……………………………………………………anche se lei sapeva bene, adesso, che tutte le feste erano ormai nei cassetti del passato, le feste vere, quelle dell’esplosione della gioia come i fuochi di mezzanotte, quelle dei canti appassionati d’amore e d’addio ………………………………………………….  beh, lei ancora sorrideva selezionando ora l’uno ora l’altro ammonticchiato ricordo, sorrideva mestamente, certo, ma sorrideva perché ne aveva. Dio, quanti ne aveva. Malinconicamente sorrideva,

ma sorrideva ancora.

(by poetella)

beh… Mariangela è Mariangela!

un video fatto con una mia registrazione di anni fa.

la dedica a finire era a seguito di una giornata straordinaria di cui conservo il ricordo…

quell’oggi finale è ormai un ieri. Anzi, l’altro ieri… un’altro ieri lontano anni…

 

ma il ricordo è vivo e reale. Tesoro segreto di infinita meraviglia. per sempre mio.

buona visione

A seguire il testo della poesia mia preferita della Gualtieri…

 

 

A Cesare

 

“Tu sei il mio migliore amico

il più alto guru

e il mio signore sovrano

(rito nuziale indù:recitativo della sposa)

 

 

Un capocannoniere non è abbastanza

per me.

Ci vuole il tuo cuore tempestato

il tuo cuore di marinaio

scapestrato, e la tua radio ricevente

che mi porta per i mari del mondo

fino alla Cina fino a tutto

l’oriente che lo sai, è il mio punto

d’appoggio principale.

 

Io non so districarmi fra quel tuo essere

bussola e uragano

e dal mio silenzio ti chiamo

a salvarmi col tuo magnetismo terrestre

a salvarmi a legarmi

quando il fondale mostra

i turchesi e mi chiama.

 

Tu allora vieni indicando

una scia di delfini

mi metti in mano il pane

che getterò sull’acqua

issi la randa e il fiocco

e inseguiamo la gioia

con un sole alle spalle

e un sole avanti

che ancora non vediamo.

 

 

Mariangela Gualtieri

SENZA POLVERE SENZA PESO

Einaudi – 2006

 

E lei ricordava…

(foto dal web)

E lei ricordava papà che mai Quanto sei bella! mai Come ti sta bene questo vestito!
mai

lui Stai ferma co’ quei capelli! Lui Chi guardi? Lui E che è ‘sto sette!
lui mai Che brava che sei!
lui mai Occhi belli!
ricordava papà e che, come avrebbe voluto una sua coccola! Solo pretese, solo critiche, solo punizioni.

Lei ricordava papà mentre pensava a lui, a lui! Lui che Sei bellissima, sei una vera femmina, sei una dea, la mia dea.

E, papà… ho vinto io, sai? pensava e sorrideva.

(by poetella)

Finito…

… 401 pagine di goduria.

E adesso come faccio?

Vabbeh… lo ricomincio

(by poetella)

ma i transiti, si sa, transitano…

Risultati immagini per eclissi lunare

(foto dal web)

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beh, è un vecchio post, dell’epoca in cui andavo da mia sorella. ora non ci vado più, ma mi piace considerare il fatto che… tutto scorre!

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La Lilith, sì, la luna nera congiunta al Nodo Nord,( dice)

Nodo Nord di chi? (fa lei)

Di tutta l’umanità. Tutti. La mancanza (quella continua convinta, mentre s’accende una sigaretta).
Tutta l’umanità. Parlo di tutti. Tutti che sentono la mancanza di qualcosa, in questo periodo.
È la congiunzione.

Ma sempre si sente la mancanza di qualcosa (fa l’altra, e intanto ascolta e pensa. Accende anche lei)
La mancanza (l’altra, la sorella, sentenzia), questo buco. Sentito parlare il cardinale, ieri, al meeting, come si chiama? Ah, Parolin, pure lui co’ ‘sta mancanza. È la congiunzione della Lilith, che ti pare? è quello. «Di che è mancanza questa mancanza, cuore, che a un tratto ne sei pieno?» ha tirato fuori pure Luzi, pensa te! Loro risolvono facile. Manca la fede. (si ferma, smette di gironzolare per il giardino in cerca di tracce della talpa della malora. La guarda)
Ovviamente non poteva che parlare così. So’ preti. Trovi la fede, hai svoltato. (continua) ma non è questo. Non è questo.
È solo mancanza di una reale motivazione del tutto. Di un definito progetto interiore.
(si siede, fuma, tace. Guarda il giardino, tutto sistemato.)

(L’altra, sul dondolo)
Ma la mancanza è buona. Spinge, manda avanti. Fa cercare (dice e la guarda. Spera in conferme)

Certo! Certissimo! Se ce la fai! Se ci tiri fuori il buono, da questa congiunzione. Che voglio, chi sono, che faccio per, e bla, bla, bla… (s’è accalorata. Butta la sigaretta nel piccolo posacenere a forma di luna) Mica tutti così!
Certi non fanno che riempirsi, rimpinzarsi, strafogarsi. Di che? Di tutto. Comprano, mangiano, girano, fanno. A morte. Non va. Non è così’ che.

(l’altra ascolta e rimugina. Scava tra quello che ha e vede, scruta. Cerca di capire che cavolo di buono può tirare fuori da questa dannata mancanza che la tortura da quasi un anno)

Ma quanto dura ‘sta cacchio di congiunzione?

Sul giardino, intanto, cala la sera.


(by poetella).

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Adam Falckenhagen-Fuga

Perché io…

Perché io con la musica , tutto.

Io undici tappeti antichi da spazzolare in ginocchio come una serva. No, come Cenerentola che pulisce, strofina e canta

perché io con la musica, tutto. Non sento fatica. Niente noia. Niente male. Io con la musica, io con Mahelr, con Bach, che ne so, con Stevie Wonder, con i Beatles, con Satie, con Ravel, io con la musica tutto

centosei piatti di ceramica o porcellana antica da tirar giù dal muro e lavare, piano che lo rompi, e asciugare e rimettere su, trentasei statuette ‘700, massimo ‘800, primissimo ‘800, per carità, da lavare col pennellino piano piano e poi asciugare col föhn che tanto io con la musica, tutto

niente noia, niente fatica, niente male, io con Mahelr, con Bach, che ne so, con Stevie Wonder, con i Beatles, con Satie, con Ravel, o Tracy Chapman, o Debussy, io con la musica, tutto.

 

Solo l’amore no. Ché mi distraggo…

 

(by poetella)