E se Dio vuole…

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2015-06-09 13.34.52

(foto di poetella)

 

 

…………………………. E se Dio vuole (si dice così, no?) tra poco sarà di nuovo estate.

………………E poi arriverà anche settembre, dopo il fuoco, la noia, le grandi sudate, le lenzuola di lino che, Neanche le lenzuola di lino! Le vestagliette leggere che Neanche se fossero d’aria,  sufficientemente leggere! e dopo le larve che bucano i gerani, i fiori molli, scoloriti, desolati, tristi, tutti tunnel neri marci  nei rami, l’anima svuotata come svuotata , scavata col cucchiaio sarà la voglia di vivere, solo una carcassa vuota pronta a crollare, a sgretolarsi, la vita, solo uno straccio per lavare a terra, e la terra, la terra   che asciuga subito, che ribolle. Dopo i condizionatori accesi notte e giorno, sai che bolletta! Dopo l’insonnia, dopo la voglia di muoversi, di uscire dal laccio del niente, e non riuscire neanche a varcare la porta di casa per l’inferno fuori, dopo le passeggiate in corridoio a guardarsi i quadri come a un museo.

 

……………….E poi arriverà anche settembre  dopo le ore passate maledicendo il caldo, maledicendo i capelli appiccicati sul collo, e dai a tirarli su, e maledicendo il mal di testa che ti fanno venire a tenerli su, e maledicendo le zanzare e le larve di lepidottero e le larve di chissàcchè che spadroneggiano felici alla faccia tua! Stronze! maledicendo il cemento molle dove affondano le suole delle scarpe. Per non parlare dei tacchi! Meglio non parlare dei tacchi. A che servono i tacchi, ormai? Ci mancano solo i tacchi! maledicendo il fetore della metro, dei cassonetti, dello sconforto, della rabbia impotente.

 

………………………  E poi arriverà anche settembre e saranno due anni che noi

 

non.

 

(by poetella)

Come stare seduti fuori della …

Mi andava di riproporla…
Che è sempre valida per me… sento sempre così. .. anche se a volte vacillo

Poetella's Blog

nora-e-il-bambino-che-non-aveva-ombra

Come stare seduti fuori della porta
sulla strada,
indifferenti e quieti
questo andare delle ore senza intoppi

– e sarei sempre la solita bambina, in fondo –

Ci basta un passante o un nuovo fiore inatteso
e si cede alla meraviglia.

E facciamo tesoro di raggi e sguardi.
– il paradiso è una stanza piena di libri
che finisce in un’altra.
Piena di libri. Che finisce in un’altra. Pensavo da piccola –

Vedi, poi, c’è sempre qualcosa che vibra
nella successione incolonnata dei giorni
[non serve il mare o un nuovo orizzonte. Chiudi gli occhi]

No. Non saremo più gli stessi, forse,
che aspettavano un chissà che,
seduti sotto l’albero di Newton.

– Almeno abbiamo conosciuto l’amore e il lampo lontano –

Siamo calmi, adesso, come un vecchio orologio
a carica manuale. Affidabile.
Con le lancette d’oro.
E si continua a fare ordine
per consuetudine. Per sentire d’esistere.

Poi guarda…

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Sto qui ad aspettare …

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13241374_10208398424950478_3738423081239636223_n(foto di poetella)

………………. Sto qui ad aspettare che passi, passi e, Dio, come va lento questo tempo! ora che non si fanno più croci sul calendario, ora che quella fatta è così lontana, una pagina buttata via, buttati via questi miei giorni, questi mesi, questi anni con addosso una scolorita maschera di sorriso e sotto uno sgorgare di lacrime, come lacrime calde queste ore che sgocciolano dall’orologio fermo a quel giorno senza tempo scritto in rosso sulla pelle, quel giorno in cui per l’ultima volta tutti gli angeli in coro hanno cantato

Gloria! E tu cantavi me

 

(by poetella)

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poetella legge Lawrence Ferlinghetti…

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(un video di poetella)

 

Il mare è calmo stanotte

a largo di Dover Beach

gli uccelli al crepuscolo

gridano sillabe

di qualche parola decostruita

che non siamo ancora capaci

di decifrare

per spiegare l’esistenza.

E sollevano l’ultima luce

con le proprie ali

e volano via con essa

oltre l’orizzonte

mantenendo il segreto.

 

Lawrence Ferlinghetti,  New York 24 marzo 1919
da “Un luna park del cuore”

E lei si domandava…

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rosso

(foto di poetella)

 

 

E lei si domandava Ma quando diavolo finirà ‘sta storia che ogni tanto, improvviso, mi scoppi in testa  come un foruncolo pieno di pus, dolente, infiammato e m’infetti, m’infetti tutta di desiderio febbricitante velenoso

sciagurato

mortale.

 

(by pooetella)

 

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Ma quali fenicotteri! Niente fenicotteri…

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fen(foto dal web)

 

 

……………………………………………………………………..………. Ma quali fenicotteri! Niente fenicotteri. Piccioni, tanti. Troppi. Passeri, pappagallini scappati dalla riserva, ieri un paio di tortore. Credo. Il loro verso, pupuppu… pupuppu… Rondini, poi. Quest’anno viste anche le rondini. Era un po’ che non. E poi gabbiani, gabbiani, gabbiani

 

…………………………………………….. fenicotteri? Ma quali fenicotteri! Niente fenicotteri. Sebbene il cielo, oggi, a guardare in su, sia così terso, così ampio, così sconfinatamente azzurro! E le chiome dei pini tutto un luccichio, come credo anche in Africa, anche se mai stata in Africa, ci sono pini in Africa? Ma qui non siamo in Africa, dunque piccioni, tanti. Troppi. Passeri, pappagallini scappati dalla riserva, ieri un paio di tortore. Credo. Il loro verso, pupuppu… pupuppu… Rondini, poi. Quest’anno viste anche le rondini. Era un po’ che non. E poi persino un airone, ma non qui. In campagna. Vicino Bologna. Qui solo gabbiani, gabbiani, gabbiani

 

……………………………. e niente fenicotteri. Ma quali fenicotteri? Perché dunque continuare (come siamo sconsiderati, utopici, visionari!) a cercare di scorgere fenicotteri, d’intravedere fenicotteri, continuare ad aspettare fenicotteri eleganti, bellissimi, maestosi, aggraziati in volo, anche se noi non in Africa, sebbene un deserto in petto riarso e desolato e sete, sete, sete, perché continuare a sperare che

 

prima o poi,  tu…

 

(by poetella)

 

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Pontormo, La Deposizione – sassi d’arte

parlare d’arte così… rigenera! Poi… Pontormo è un altro dei miei amori!

Il sasso nello stagno di AnGre

Deposizione PontormoPontormo, La Deposizione – a cura di Giorgio Chiantini & AnGre

Jacopo Carucci, detto Pontormo, nacque a Pontorme, vicino Empoli nel 1494 e morì a Firenze il primo gennaio 1557. Enfant prodige della pittura, lodato da Raffaello, Michelangelo e da Vasari, entra appena quattordicenne nella bottega fiorentina di Mariotto Albertinelli, poi di Piero di Cosimo fino ad approdare in quella di Andrea del Sarto a fianco di Rosso Fiorentino,  in quel contesto socio- politico di guerre, incertezze, cambiamenti profondi che fu l’epoca della riforma luterana e della rivoluzione copernicana, che scardinarono le certezze culturali, religiose e scientifiche garantite fino ad allora dalla visione tolemaica e da quella biblica.

Nelle prime opere più significative fino alla Visitazione affrescata nel 1516 nel chiostro della SS. Annunziata, egli esaspera tutta la regola e la perfezione rinascimentale del suo maestro, Andrea del Sarto, introducendo un segno nervoso e vibrante iniziando quel processo di corrosione della dimensione…

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cinque poesie di Vivian Lamarque

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o sei…

ché oggi mi va così.

E niente foto.

E niente musica: Ecco.

IL SIGNORE ANDATO VIA

 

Era un signore andato via.

A lei qui rimasta tantissimo mancava.

La traccia da lui lasciata segnava ovunque

intorno a lei l’aria.

Come un quadro spostato

per sempre segna la parete.

 

LA SIGNORA DELL’ULTIMA VOLTA

 

L’ultima volta che la vide

non sapeva che era l’ultima volta che la vedeva.

Perché?

Perché queste cose non si sanno mai.

Allora non fu gentile quell’ultima volta?

Sì, ma non a sufficienza

per l’eternità.

 

 

IL SIGNORE NEL CUORE

 

Le era entrato nel cuore.

Passando dalla strada degli occhi e delle orecchie le era entrato nel cuore.

E lì cosa faceva?

Stava.

Abitava il suo cuore come una casa.

 

LETTERA DAL BALCONE

 

Ti scrivo dal balcone

dove resto ancora un poco questa sera

a guardare l’orto al sole di settembre

a mangiare pane e olio e foglie piccole di basilico

ti scrivo meno fiera di quello che vorresti

sono una donna forte sì

ma con anche continue tentazioni di non esserlo

di lasciarmi sciogliere d’amore al sole

e carezzarti e baciarti un po’ di più di quello che tu vuoi

ti scrivo dal balcone

guardando il fico pieno di frutti

e il pero con le foglie malate

ho qualche pensiero triste

e due o tre sereni.

 

IL SIGNORE D’ORO

Era un signore d’oro. Un signore d’oro fino, zecchino.
Per il suo carattere duttile e malleabile, per il suo caldo dorato
colore, per il luccichio dei suoi occhi, era un signore molto
ricercato.
I corsi dei fiumi venivano deviati, i fondali scandagliati e setacciati,
ma i signori che affioravano brillavano poco, erano signori
pallidi, opachi, non erano d’oro vero, erano signori falsi.
Non avevano aurifere vene?
No, le loro lente vene scorrevano quasi del tutto essiccate in
direzione dei loro minuscoli cuori, a fatica.
E dov’era il signore d’oro vero?
Lontano, in una casa assolata, pigro e paziente, aspettando di
essere trovato, in un angolino, il signore d’oro luccicava.

 

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L’amore mio la prima volta che è un po’ distratto
me lo prendo e me lo porto via.

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Ma no, non sono io, non…

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……………….. Ma no, non sono io, non sono io quella triste, è un’altra. Un’altra quella che sospira, ricorda, vorrebbe dimenticare e invece ricorda. Vorrebbe ricordare il perché, il quando, il come e invece dimentica. T’assicuro che non sono io. Io cammino, ascolto i  cinguettii dell’estate, annuso i profumi di gelsomino, già lontani quelli d’acacia, quella è prima di maggio, prima di maggio come quei giorni di otto anni fa, che ancora non c’eri nella mia vita, non scardinavi quell’esistenza quieta, quel tran tran tra le faccende, fai un ciambellone, dai una pulita agli undici tappeti antichi, controlla il luccichio delle porcellane e degli argenti, lucidati i giorni con prodotti di sicuro risultato, tranquilla che tutto brillerà come nuovo!

 

……………….. Ma no, non sono io, non sono io quella triste, è un’altra.  Sicuro che è un’altra. Io me ne sto tranquilla ad ascoltare i  cinguettii dell’estate, ad annusare i profumi di gelsomino, già lontani quelli d’acacia, quella è prima di maggio, prima di maggio come quei giorni di otto anni fa, che ancora non c’eri nella mia vita, ancora non avevi rivoluzionato la mia idea di felicità, non avevi fatto trasalire le ore ad ogni sospetto di rivederti, non avevi incendiato ogni istante con l’attesa  del bagliore azzurro dei tuoi occhi di fiordaliso

 

……………….. Ma no, non sono io, non sono io quella triste, è un’altra. Vedi? Io ancora raccolgo rose e le metto nel vaso e me le guardo. Che ancora ho fame di bellezza.

E la Bellezza è ovunque. L’avevi detto tu. Tanto tempo fa.

 

E tu sei portatrice di bellezza. L’attiri a te.

 

(by poetella)

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(foto di poetella)

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poetella legge Franco Buffoni…

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(un video  di poetella)

 

Poi basta una mattina di vero sole

Aprendo le griglie della sala

Luccica al raggio la cima del pino

Ed è la luce del cinquantanove

Coi tre vestiti dell’estate

Pronti per il Corpus Domini

Uno da passeggio seta a fiori

Per la processione

Uno da sera in tinta unita, scuro

O bianco, uno da casa se veniva gente

 

 

Da “Avrei fatto la fine di Turing” di Franco Buffoni – DONZELLI POESIA – 2015

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poetella legge Filippo Amadei

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da “Oltre le ringhiere” – Raffaelli editore – 2014

 

I genitori hanno traslocato di sotto

nell’appartamento più piccolo, loro due soli

è bastato un fine settimana, la cucina

annessa al soggiorno, il disimpegno scomparso

e quel tavolo più vicino alla credenza.

Invecchiando si restringe lo spazio vitale

il perimetro dei gesti domestici, ci si allena

a chiedere meno, anche a se stessi, anche l’aria

si dimentica, invisibile prima

ora una mancanza.

 

 

Da “Oltre le ringhiere” di Filippo Amadei

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