Altro acquisto…

( foto di poetella)

… Le Nove di Bassano. Manifattura Antonibon a frutta barocca. Metà ‘700…

Sublime!

se vuoi…

foto di poetella)

Se vuoi puoi aspettarmi

fuori dalla finestra se senti

fischiare un po’ il vento o un cinguettio

lieve lieve ti muove l’aria

aspettami che non dovrei tardare se

trovo qualcosa per spostarmi da questa grotta di parole

che ti regalo al posto della mia pelle

che avrai. Giuro.

(by poetella)

E adesso…

Palestraaaaaa!

Ebbene oggi è…

Il compleanno di poetella!

e della sua sorella gemella!

Ancora un…

(Foto web)

senza paragone, amore mio,
come tenermi in gola il segreto del tuo e il mio nome allacciati e non andarli ad urlare sulla cima più alta del monte più alto della catena più alta di monti incatenati come il mio destino al tuo, ormai per sempre. Che nessuno sappia. Nessuno dica. Nessuno diffonda.


Senza paragone, amore mio,
come lo stupore a vedere quella coccinella stamattina, mentre pensavo a noi, lontani, per quanto, ancora? che si posava sulla mia mano – porta bene, no?- mentre camminavo e speravo e sognavo. Di noi.

Finalmente prima o poi di nuovo vicini.


(by poetella)

(Ok… vecchio post…. ma non c’ho tempo!)

Fino al 7 ottobre…

Siena. Duomo

Il pavimento “più bello, grande e magnifico che sia mai stato fatto”, così Giorgio Vasari ha definito quest’opera iniziata nel Trecento e andata avanti fino all’Ottocento, su disegno di tanti artisti come Domenico di BartoloMatteo di GiovanniDomenico Beccafumi e Pinturicchio. Si tratta di 56 tarsie il cui messaggio richiama costantemente la Sapienza.

Come vorrei rivederlo. Ma sicuramente non riuscirò.

Chi puó vada… leva il respiro!

(parola di poetella)

Ma sono ancora propensa a…

Ma sono ancora propensa a

(ormai mi conosco)

oltre, altrove, ancora,

sono ininterrottamente propensa al

ma dai, vedrai, prima o poi

comunque non so, non so mai,

tuttavia immagino, (mi do consigli)

dunque aspettiamo, viviamo, parliamo, cantiamo

o restiamo in silenzio.

Tanto è uguale.

(by poetella)

Oggi si procede un…

(Henri Cartier Bresson)

Oggi si procede un po’

guardando altrove

accordando silenzi a note

colorando l’aria  con le ombre del tramonto

aspettando un altro levarsi di luce

un altro ricordare

un altro dimenticare

(by poetella)

Nuovi arrivi…

(foto di poetella)

Manifattura  Keller e Guerin. Luneville. Fine ‘800

Piacciono? E siamo oltre i 120 piatti…

Certo potrei dirti…

Certo potrei dirti

che, come sai, va tutto bene

le strade portano ancora tutte a Roma

o quasi, per lo meno

gli oleandri continuano a fiorire

e i giorni si susseguono come formichine

ordinati e operosi.

Ma questa casa è immensa

e troppo piena

per riuscire a infilarci la gioia.

(by poetella)

passeggiando…

(foto di poetella)

Allora me ne sto qui…

Allora me ne sto qui

ad aspettare che mi passino davanti le storie che non ho ancora inventato

che scivolino via sul tracciato fluido dei domani

che lascino sottili fili d’argento

da seguire passo a passo

come in una danza. Fidandosi.

(by poetella)

Considera David Foster Wallace (a cura di Giulia Bocchio)

riflessioni su un sommo. Dovrò mettermi a rileggerlo. E’ ora.

Poetarum Silva

Considera David Foster Wallace
a cura di Giulia Bocchio

Alzi la mano chi ha letto Il pianeta Trillafon in relazione alla Cosa Brutta e ha poi pensato “accidenti, quel pianeta è più affollato di quanto uno non creda, forse ci sono stato”. Chi l’ha letto capirà perfettamente questo riferimento. Chi non ha alzato la mano legga quanto segue.
Di David Foster Wallace non bisogna fidarsi, bisogna piuttosto af-fidarsi e, vista la portata di questo immenso autore, la differenza è notevole.
Per scomodare i classici si potrebbe dire che la sua lucidità e il suo acume somiglino a un Émile Zola con la potenza di Dante e tutto il disperato virtuosismo di Paganini. Ma c’è dell’altro nelle opere di Wallace, vale a dire tutto: c’è David Letterman, gli anni Novanta, la pubblicità, le droghe, la cultura americana, la depressione, il rap, la tristezza, l’ironia tagliente, la comicità grottesca, la poesia, la…

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Ma allora come posso…

Ma allora come posso continuare

a guardare queste nubi gonfie

che imbacuccano il cielo

e non ne vogliono sapere di sciogliersi  in danza

a spettinare begonie

inumidire gli attimi

e quest’immobilità dei giorni?

(by poetella)

oggi non…

non riesco a leggere niente di buono

nè a scrivere. Dunque ascolto musica,

guardo vecchie foto, tipo questa

(poetella 41 anni fa…)

e ciondolo per casa

aspettando…

Dovrei forse cominciare…

Dovrei forse cominciare

a dare maggiore importanza al vento

alla sua direzione

alla forza

dovrei forse smettere d’espormi troppo

(i capelli ne soffrono)

dovrei usare maggiore prudenza

ma perdermi dietro un profumo m’ha sempre stordito

e come vivere senza stordimento

come in un’apnea?

(by poetella)

Dueling Banjos(versione buffissima!)

l’armonia delle celesti rote…

… la danza incessante dei pianeti e delle stelle

buon ascolto e grazie a Claudio per la segnalazione

Adesso, che dici…

(foto di poetella)

Adesso, che dici, sarà tempo di potare le rose

o magari anche le begonie

o le ore troppo allungate, filate, indebolite di luce di caldo di noia

che dici, sarà tempo di smuovere un po’ la terra

d’infilarci le mani

di sollevarla, rivoltarla, arieggiarla

farci passare attraverso la vita?

(by poetella)

Ahhhhhhhhhhhhhh!

Ripescaggi…

foto di poetella)

Lenta lenta, come una vecchia gatta.

Faccenduole. Pulizie di fine estate. Prima che ricominci.

Che ricominci.

S’aspetta. Si galleggia in un limbo caldo. Che vuoi per pranzo? Con estrema calma, Acquisti. Il ragazzo col camion è tornato con le sue verdure fresche.

Almeno qualcosa si muove.

Sta finendo questa palude. La mattina presto pare che. Poi, invece.

Se fosse per lei.

Se fosse per lei l’Agosto s’eliminerebbe dal calendario. Plaf. Via. Una spugnata e via.

Se fosse per lei s’eliminerebbero parecchi giorni dal calendario.

E altri, sottolineati in rosso.

Rosso.

Ok. ma tra poco.

(by poetella)

Era come un filtro…

(foto di poetella)

Era come un filtro

e dietro il fiume

troppo brillio meglio celarlo

meglio andarci piano con gli abbagli

quei tuoi occhi!

meglio guardare basso. Meglio non

che ti pare perché li chiudo sempre?

lo sai che troppa bellezza fa quasi male?

(by poetella)

… perché m’è particolarmente caro…

Buon ascolto da

poetella

riecco un “senza paragone”…

(foto dal web rielaborata)

senza paragone

come il bisogno di silenzio  appagato in quest’ora sonnacchiosa

in balcone, i rumori della città attutiti dai sette piani sotto, fasciati

dall’aria azzurra, troppo azzurro! di questo cielo d’estate che non

vuole finire come non vuole  finire il mio desiderio di lontano,

gli occhi oltre l’oltre possibile da osservare, oltre i pini, oltre i tetti,

oltre quella piccola montagna azzurra verso dove sempre rivolgo

o non sempre, ma spesso i miei…

senza paragone

come le parole che ci portiamo dietro senza dirle, come una provvista,

un bagaglio, un sodalizio con la saggezza, e quelle che vorremmo

riprenderci per ritesserle, ritramarle, riassemblarle come nuova veste

del destino.

senza paragone

come la scatola di latta dei biscotti al burro vuota di biscotti,

piena di bottoni, che potrebbe forse ancora profumare di un antico

piacere conservato  in un angolo di memoria. Remoto. Atteso

(by poetella)

(e sempre grazie a Gherardo Bortolotti per la sua ispirazione…)

.

Tuttavia non…

(foto di poetella)

Tuttavia non penso proprio

che riempire di fare e fare

piccinerie, bazzecole, ovvietà

di dire e dire

parolette accomodate, sai, mezzi silenzi sommessi

frasette incomplete (volutamente)

negazioni e affermazioni

(scuotere piano la testa a dire no, no no)

(muoverla appena su e giù a dire ma sì, sì sì!)

non credo servìrà a riempirmi del

(momentaneo)

vuoto di te, ché la sera s’avvicina

( by poetella)

Che tu…

(Foto di poetella)

Che tu sia benedetto

amore

per la pioggia di gioia

sull’arsura dei giorni

(by poetella)

Come sabbia

(foto dal web)

Come sabbia sulla riva

e l’onda s’allontana

ma tornerà

s’aspetta.

(by poetella)

Il troppo pieno…

è quasi un vuoto…

e i Castelli, lontano…

(foto di poetella)

brillano nel crepuscolo

come me

Stesso vestitino di…

(foto dal web)

Stesso vestitino di cotonina celeste, piccoli boteh variopinti, fascia a nido d’ape sotto il seno, pantofoline di spugna azzurra (non la vedrà mai così) silenziosa, tagliere giallo davanti, sminuzza una costina di sedano, poi una carotina e pochissima cipollina di Tropea. E pensa. Ogni tanto le viene da sorridere. Ogni tanto sente che forse è arrossita. Toc toc toc toc, battutino finissimo.

E pensa

Che fai adesso?

Ti ricordi?

O meglio no, che chissà quando se ne riparla.

Toc toc toc toc, basta così. Nell’olio caldo frrrrrrrrrrrrrrrrr…

Il cuore nell’olio caldo. S’è sciolto. Lo deve ricostruire con l’assenza. Con l’attesa. Di un altro tuffo.

Aggiunge un pezzetto di prosciutto bello grasso. Ci sta bene un po’ di grassetto, no?

Ero morbida oggi, vero?

Mai piaciute le donne ossute, a te.

Sei di burro! Hai detto

Ok, e ora una spruzzatina di vino. Non troppo che la sbornia già se l’è presa. Fhhhhhhhhhhhhhh

Adesso il pomodoro rosso rosso,

Erano rosse le mie labbra, anche senza rossetto, vero?

Sale, un pizzico di zucchero (dolcissimo, come te) niente pepe. Non serve.

E cottura lenta. Molto lenta… a lungo… molto a lungo… così. Bene.

Così.

(by poetella)