Ancora riproposte…(corrette)

(foto di poetella)

Di cosa posso mai scrivere, di cosa parlare,

cosa posso mai pensare, fare, trafficare, adesso che è cominciato il conto alla rovescia, adesso che s’è avviato il meccanismo, sapientemente, perennemente, pazientemente, professionalmente, pietosamente oleato che farà scoccare provvidenzialmente quel…

Ma di cosa posso mai scrivere, di cosa parlare,

cosa posso mai pensare, fare, trafficare, inutile imbrogliarmi, come posso richiudere la botola del cuore che mi si spalanca improvvisa come quei coperchi di vecchi giocattoli meccanici.

E mi spaventavano e m’affascinavano, come mi spaventa e m’affascina questo desiderio incontrollato, sconsiderato,
avventato e scellerato (scellerato? Ma no, dai!)

di te,

ora che so che ci siamo, quasi ci siamo, tra poco ci siamo! ci si potrà abbandonare all’onda.

Non servirà più tamponare,

non servirà abbarbicarsi al fare, distrarsi a fare, temporeggiare

non servirà rinsaldare vele e timone.

Mollare fiocco e randa, allora!

Tra poco si potrà. Via! Al largo.

Se il cielo (quale cielo), se gli astri, (ma quali astri mai?) se Dio (se solo ci fosse un Dio!)

e tutti i suoi santi benedetti!

(Benedetto te, amore mio)

se l’universo, il creato e anche quello che ancora non c’è vorranno,

se vorranno, finalmente noi…

(by poetella)

Evgeny Kissin plays Scriabin- Etude op.8 no.12.

Annunci

Quando..

(foto dal web rielaborata)

.

Quando ti spogli nudo

una pioggia di cristalli mi si frantuma avanti agli occhi

Aspetta. Sentimi!

Schegge d’amore feroci, lo sai, no?

tutta m’incendiano e attorno

l’aria

(by poetella)

S’era messa a…

20190616_173153.jpg(i fiori di poetella)

.

…………………………………………….…………….. S’era messa a svuotare il vascone della buganvillea ormai morta. Inesorabilmente. Al lato due belle piante di campanule in attesa.

Vuota il vascone. Puliscilo – quanto calcare quest’acqua di Roma, così buona, però…- Gratta via tutto. Anche nel sottovaso. Pulisci bene sotto, mi raccomando. Che tutto brilli di felicità. E ripensare, intanto. No, meglio no.

Continuare a pulire. Raccogliere tutta la terra nei sacchi. E le spoglie della vecchia pianta. Quante spine! Chi vuoi ferire più? Niente mi ferisce. Sono felice! Lo sai no?

………………………………………………… S’era messa a togliere tutti i fiori appassiti nelle altre vasche, sistemare, quasi pettinare, come fossero bambine obbedienti. Fate le brave, eh? Che vi tengo d’occhio.

……………………………………………….. S’era messa a fare le grandi manovre di preparativi per l’esplosione di bellezza. E intanto ripensare. No, meglio no. Continuare fino a vedere tutto perfetto, tutto ordinato, tutto gioioso. Come lei. Il cuore in festa. Dai, un po’ posso pensarci, adesso? No. Meglio no. Per non perdere il ritmo del respiro. Lavorare. Fino alla stanchezza buona del contadino nel campo. Dormirò, stanotte, no?

……………………………………………… L’oggi era cominciato così radioso di promesse. Tutto spalancato nel sole. Tutto una festa d’attesa. Com’era stanca!

Dormirò, dunque, stanotte.

Riuscirò a non pensare che tra poco noi…

 

(by poetella)

20190616_172752.jpg

20190616_173230.jpg

ma io dico…

vi va un po’ di buoniiiiiiiissima musica?

Poetella's Blog

si può suonare Debussy meglio di così?

adorooooooooooooooooooooooooo!

dal blog Mozart2006

” Uomo di profonda cultura, amante di Baudelaire, fu interprete passionale ed imprevedibile, con un virtuosismo basato su un tocco straordinariamente espressivo e pieno di poesia e su un fraseggio di assoluta libertá, capace di trascinare all´entusiasmo le platee piú ritrose. Fu interprete tra i massimi della storia di Chopin, Ravel e Debussy, ma il suo repertorio era molto piú vasto. Rappresentó una delle ultime incarnazioni dell´artista tutto genio e sregolatezza, dell´inteprete passionale che non teme di sembrare arbitrario, in una parola del grande tenore della tastiera.”

e buona domenica piovosa da

poetella

P.s.

per informazioni maggiori visitare il blog di Claudio

merita!

.

View original post

Ancora una volta

img_20190615_064814_1968422483659959294813.jpg(foto di poetella)

.

 

………………………………………… Ancora una volta mi sono fermata, bloccata come se un passaggio a livello  improvvisamente avesse contrastato il mio incedere svelto, ferma, immobile, il respiro un po’ grosso, a fissare di lato quel putuferio di colori, e i gialli e gli azzurri e i rosa e i viola, e quelli viola più scuri e quelli quasi lilla e il verde e il bruno della terra bagnata da un improvviso acquazzone subito svanito dietro il solito sole che non ci abbandona in questi giorni caldi, come non ci abbandona il desiderio che se ne sta quieto, sdraiato ad aspettare di esplodere quando gli daremo l’ok per esplodere.

…………………………………………. Mi sono fermata, sempre stupefatta, come ogni volta sarei stupefatta se mi trovassi davanti un viso tante volte sognato, profondamente amato, sempre stupefatta come da bambina quando mi ritrovavo tra le mani proprio quella bambola che avevo visto tante volte passando e ripassando davanti al negozio  di giocattoli, che mi guardava con quegli occhi fermi e mi chiamava da dietro al vetro, ma c’era il vetro.

……………………………………….. Mi sono fermata con gli occhi in festa, ho tirato fuori il telefonino che benedetto chi l’ha inventato, ché prima dovevo girare con la macchina fotografica e non era proprio comodo,

……………………………………….. e invece in quel momento mi sono fermata con gli occhi in festa, ho tirato fuori il telefonino che benedetto chi l’ha inventato e… clic! Eccoli. Tutti per sempre per me.

E per voi!

(by poetella)

nella pausa fra nove esaminati… e altri nove da esaminare…

aula vuota

(foto di poetella)

.

 

.Se mi sporgo un po’ oltre

fuori delle voci assenti e dei banchi  e  delle sedie vuote

verso il prato con le margherite

che mi pare aspettino o, no, abbiano già avuto

visto questo sole che ci sta sdraiato sopra

e le passa e ripassa di tepore

come di baci come di mano calda e morbida

come di sguardo malandrino-

di parole d’amore

.

Se mi sporgo un po’ oltre

questi vetri un po’ sporchi che nessuno pulisce mai, ché chi dovrebbe? Io? Dice, Ma io no!

e salgo su questa corteccia  come

una formica ardita verso la cima del pino

verso la cima del mondo

la cima del cielo e oltre e oltre

lassù trovo ancora il mio desiderio di te

 

che tracima

(by poetella)

(un video di poetella)

o e il mio c

(e scusate se ripropongo  vecchie cose ma… è passato tanto tempo… e il mio sentire è sempre lo stesso…)

Ancora roba vecchia. Ma ancora condivisa…

(foto di poetella)

.

Questo pensiero, questa nicchia… bello! Questo avere qualcosa in cui rifugiarsi…che fai? Mi stai a sentire o no? No, guardavi fuori. Ok, ok, dicevo, avere questo pensiero sempre messo lì, buono buono. Che? Non è buono buono?

Ma tu che ne sai, scusa. Dai, fammi parlare, Rosa, non interrompermi. Ecco, brava, stira e zitta. Sentimi. Ti prendo una sigaretta, che le mie…

Non è questione di stare insieme. Stare sempre insieme. Tu dici che non abbiamo una vita insieme. Ma chi ce l’ha la vita insieme? Che vuol dire avere… Ok, ma sì, lo so che vuoi dire.

La mattina, la colazione. Insieme in bagno. Io, in bagno non ci voglio nessuno. Sai le botte che m’ha dato mamma, da piccola, che non volevo fare la pipì se c’era lei in bagno?

In bagno, nessuno.

Ma che cacchio c’entrano ‘sti discorsi, adesso. Insomma, lo so che vuoi dire. Ma sei proprio sicura che ‘sta vita insieme sia proprio il massimo?

Tranquilli. La sera ti ritrovi e racconti. Cucini, ti fai aiutare, magari e racconti la giornata. La spesa, le bollette, il lavoro. Ceni. Vai a dormire. Tranquilli.

No, senti, sai che palle?

Ma figurati! L’amore. Ma che cazzo c’entra l’amore. Che cavolo è ‘st’amore?

Condivisione, dici. Ok, ci sta pure. Ma per forza sempre? Condivisione di tutto?

Io voglio condividere solo le cose belle.

Voglio arrivare a condividere quando scoppio di voglia di condividere. Non voglio la condivisione

prestabilita. Dici che così è un’altra cosa?

Ma un’altra cosa rispetto a che?

Insomma, Rosa, ma vuoi mettere? Le corse, l’ansia di ritrovarsi, la festa. Il mondo che scoppia…ridi, ridi! Sì, la Pasionaria. E dai, Rosa. Fa la persona seria.

Che?

Ah, sì. Se poi finisce.

Ma Rosa, cazzo! Tutto finisce.

Almeno, fino a che è durato, era ok!

No?

Così.

(by poetella)

Eddie Vedder – Guaranteed.

Ripropongo…

(foto di poetella)

Qui la voce

.

Senza paragone

come l’impercettibile movimento della lancetta dei secondi
che va per la sua via non si scompone
non sbuffa non accelera non cerca non smania
non si guarda attorno non si lascia turbare

Senza paragone

come l’eterne disinvolte note del tema del Terzo uomo che dondolano
scorrono si rincorrono si fermano riprendono
la giostrina musicale un sorriso qua, uno là
un inchino un piccolo salto
E si ruzzola via.

Senza paragone

come il ventaglio aperto sulla ribaltina
lasciato lì nero lucido scena d’interno giapponese
sobria essenziale non come questa ridondanza d’oggetti
e mensole e quadri e scatoline e miniature
e argenti e avori e porcellane e legni dorati o laccati
e ceramiche e sete e lane e broccati e veli

che non servono a niente. A me no, per lo meno.


(by poetella)

che cosa insolita…

62262962_10217909214594275_2792260742819086336_n.jpg(foto, ovviamente, di poetella)

 

mai successo! Due rondinelle appoggiate alla ringhiera del mio balcone!

Non so… mi sembra quasi un messaggio dolce che viene da lontano.

Ma si sa come sono io…

Leggo messaggi ovunque. L’importante è sorriderne!

E dunque… sorridiamo!

 

(by poetella)

Ma sì, a volte penso che…

quadro mio.jpg(in foto un quadruccio di poetella)

.

 

………………………………………..Ma sì, a volte penso che in fondo basta (o basterebbe?), ma no, basta poco.

Che ne so, la fine di un dolore fisico, quella spirale che s’avvita nella testa, o la schiena, sì, la schiena che ha dimenticato l’agilità degli anni freschi, ecco. Basta che ci si accorga che, niente. Finito. Non c’è più (lo si deve percepire distintamente, però, se no non vale!). Basta ci si accorga che è finito, sparito, come mai esistito.

O anche basta si scopra svegliandosi al mattino di buon ora che quell’operare fastidioso, noioso, snervante, ripetitivo, senza speranza di soddisfazione se non minima, veramente minima, quel fastidio durato anni e anni, sì, certo, prima lieve, ma ogni anno più intenso, più radicato, fino a quasi intollerabile, beh, anche lui finito. Stop. Basta. Niente più. Né ora né mai. per sempre.

………………………………………..Ma sì, a volte penso che in fondo basta (o basterebbe?), ma no, basta poco.

Tipo che il dottore ti abbia detto  Stai come una bambina! Rallegrati! Tutto ok! Senti come pulsano le arterie? Senti come fluisce bene il sangue? Senti come batte regolare il cuore?

E me lo ripeto fino a convincermene, che c’è bisogno di convinzioni in questo tempo di dubbi e paure, c’è bisogno di certezze salde, inconfutabili. Dunque me lo ripeto e ripeto.

Basta davvero poco per sentirsi, camminando nel sole di prima mattina, ancora col fresco prima che scoppi la furia,

basta davvero poco per sentirsi felice!

 

(by poetella)

 

e vediamo se…

giostra.jpg(foto di poetella)

…………………………….. Comunque mai abbassare la guardia.

Mai occhi chiusi, ok, bimba? Scrutarsi dentro.

Cercare di capire il perché, il percome… Scoccio? (se la guarda, che carina che è! Pensa. Giovane giovane e battagliera) mica ti voglio fare la predica. Tu sei ok.

Volevo solo, sì, insomma, bimba, guarda bene in fondo alla botte. Disegna i contorni del perché fai o non fai. Ditti la verità. Non ti prendere per il culo.

E se stai per sposare uno fragile fragile, debole debole, che ha bisogno d’aiuto, che non sa fare un cazzo, che si diverte con cose che a te, manco per niente divertire, manco per niente, allora, la vuoi tutta? Questa è proprio la sindrome della crocerossina.

Mo ti spiego bene bene da dove nasce e vediamo se una la salvo.

Vediamo un po’.

Ma se non la salvo, è uguale. Ormai a me, almeno, quella è passata.

(by poetella)

 

 

QUE SERA’ SERA’ – CONNIE FRANCIS

In pausa…

fiori di campo.jpg

… tra uno scrutinio e l’altro

ripenso alla molteplice varietà dei piccoli fiori di campo, alla loro ingenuità, alla loro fragilità, alla loro tenera generosità, alla gioia che mi invade nel guardarli

lieta che esistano.

(by poetella)

Guardando in su…

(foto di poetella)

.

No, è che oggi é il mio ultimo giorno di scuola. Proprio l’ultimo. Ok, ci saranno gli esami, certo, ma agli esami niente schiamazzi, niente parolacce, niente bestemmie, niente volgarità assortite, niente zuffe furibonde da sedare slogandosi i polsi, niente continue manifestazioni di indifferenza o meglio insofferenza a tutto quello che è conoscenza, approfondimento, cultura.

Niente delusioni, niente battaglie contro i mulini a vento, niente, soprattutto niente più rumore! Solo arte, musica, poesia, bellezza, amore. Viva!

(by poetella)

Tornando a casa…

Da “Esilio” di Jakob Ejersbo

(Foto dal web)

.

[…]

Prendo un taxi per tornare a scuola. Faccio come se nulla fosse successo. Tutto è come sempre. Nessuno guardandomi può vedere che io ho Victor. È il mio segreto. È bello.

[…]

Già. Nessuno capirebbe. Non si vede niente. Solo io so. Bello.

(by poetella)

L’azzurro

… da un po’ di tempo è il mio colore preferito.

E so perché

(foto di poetella)

.

.

e questo il video del brano precedente…

(un video di poetella… coi fiori di poetella e le sue parole…)

 

(by poetella)

… roba vecchia, vecchissima, ma…

Ascolta poetella

Ascolta, carina, stammi a sentire.

Stammi bene a sentire, come ascoltavi Suor Florentina che parlava di Dante, di Bach, di Michelangelo. Tutti nella stessa lezione. E tu ascoltavi. Bambina attenta. Diligente.

Chiacchierona, monella, ma attenta. Ché ti piaceva ascoltare quella minuscola suora così colta. Così appassionata. Così preparata. E così giovane! Davvero giovane! E allora ascoltami. Come ascoltavi allora, tanti, troppi anni fa. Quanti? Non lo vuoi sapere, vero? Ti fanno paura gli anni. Se sono troppi. E sono troppi.

Saranno poi troppi dieci anni di meno?

Che c’entra adesso. Dai. Non mi fare cambiare discorso.

Invece ascolta, carina, stammi a sentire.

Voglio parlarti come a una sorella. Come ti parla tua sorella, che adesso non ti contrasta più, che vuoi contrastare! Anni e anni. Ormai ti sa. No, prima no. Non vi sapevate. Due gemelle che non si sapevano. Ma ora sì. Ora sì. Ti voglio parlare come ti parlerebbe lei. La saggia. Mica sconsiderata come te. Come fanno due sorelle, due gemelle a essere così diverse?

Che poi, sconsiderata. Ma no, dai! Non più.

Dai, ascolta, carina, stammi a sentire.

Che voglio parlarti di te. Del tuo amore. Della fortuna. Ché è una fortuna, lo sai, vero? Ché mica tutti. Quanti? Anche solo nella tua città. Quanti l’avranno avuto? Quanti avranno provato mai una smisurata follia così? Come la tua?

Quanti si saranno sentiti così pervasi di ammirazione, di bellezza, di approvazione a oltranza, ogni cosa, ogni cosa sì. Così!

Ogni minuscolo o immenso fare, dire, cercare, sognare, sì! Tutto perfetto. Neanche un “va bene, ma…”

Niente. Un’adesione totale ad un essere, materializzazione del sogno più ardito.

Quasi incredibile incontro, sul sentiero verso la fine. Agli sgoccioli della giovinezza.

Giovinezza? È ancora giovane il tuo cuore? E il tuo corpo?

… E lui che dice di sì.

E allora ascolta, carina, stammi a sentire.

Se finirà, quando finirà, tutto finisce, no? Beh, se finirà tu, e non lo so quanti, e che importa quanti, non è affar tuo, ma tu, tu potrai dire

Io l’ho avuto. Io, sì. ecco. Io sì

(by poetella

Oggi…

… si sta come Danae dopo la pioggia d’oro.

.

.

.

Visto così…

20190603_0837396298909083540024246.jpg(foto di poetella)

.

Visto così si potrebbe essere tentati di pensare ai giardini dell Eden. O magari a qualcosa di orientale, che ne so, un ombroso, opulento cortile nell’Arem di un grasso sultano.

O, ancora, dai, ai giardini di Babilonia grondanti frutti succosi e ristoratori. Con fruscii lievi di vento e minuti, quasi impercettibili ronzii e cinguettii nell’aria e magari anche note di qualche antico, sensualissimo strumento.

E invece é semplicemente

il giardinetto del centro anziani, ancora vuoto di voci, neanche un bastone appoggiato alla panchinetta, neanche un sospiro, uno sguardo mesto, un’aria delusa. Solo un brillio di verde

piccoli fiori e ciliegie.

(by poetella)

.

.

.

 

Sì!

.

.

.

.

.

 

 

Guarda, mi metto…

(foto di poetella)

.

Guarda, mi metto qui. Buona buona mi metto qui. E aspetto.

Come la terra dei miei vasi, non ho tempo, non ho proprio tempo, sai? come la terra dei miei vasi aspetta l’acqua. E magari un po’ di concime, un po’ di nutrimento per quei poveri fiori strapazzati dal vento (oggi comunque pare finalmente primavera e sì che è giugno!).

Insomma guarda, mi metto qui. Mi metto qui buona buona e aspetto.

Ma sì, come la gatta giù di sotto con quegli occhi languidi, verdi verdi, che non sa mai quando arriverà la vecchietta del quinto piano con il foulard in testa da un po’ e, nonostante, sempre quel sorriso mite, sereno, anche se quel foulard annodato dietro in testa da un bel po‘, arriverà con il carrello della spesa pieno di scatolette, bottiglie con l’acqua, ciotole e ciotoline e apparecchiera’ dietro le colonne dell’androne.

Ecco. Mi metto qui, proprio così, buona buona e aspetto.

Proprio come la pianta carnivora nel negozio della parrucchiera che sta lì, immobile, e aspetta la zanzara, la mosca, il moscerino… per tentarli e poi… zac, mangiarseli.

Così, proprio così. Mi metto buona e, quando sarà, zac!

Ti mangio!

(by poetella)

Sono qui…

(foto di poetella)

.

Sono qui, accanto alla finestra e fuori è ancora chiaro anche se qualcosa come una grossa ombra cavalca il cielo dietro la tenda chiusa e io vorrei essere quel qualcosa invece di stare seduta qui, con un libro davanti e statuette di porcellana che pare attendano che continui a leggere tutte attente e composte, non un fiato, non un gesto, scolarette ideali come non ce ne sono più.

E io vorrei davvero essere quell’ombra che vola libera verso, boh, chi lo sa verso dove, l’incrociano voli, si sentono i gridi striduli, e deve esserci gran vento (i vetri doppi non me lo fanno percepire) ma ci deve essere gran vento perché l’ombra corre, corre, e presto non ci sarà più.

(by poetella)

scrivevo così… e infatti…

https://poetella.files.wordpress.com/2014/12/sam_0118_2.jpg

(foto di poetella)

 

.
E tutti a dire che passa
passa vedrai che passa
vedi come passano le nubi? quelle sì
anche i gabbiani
tutti i giorni
come vivessimo sulla costa
le grosse navi lente all’orizzonte.

Passa
passa la febbre anche il mal di testa
con un aiutino magari passa
il caldo passa il troppo
freddo passa e gli anni
e la bellezza
e l’amore.

No. L’amore no.


(by poetella)

.

… mi piacciono troppo…

… così semplici, così celesti

(foto di poetella)

.

E il poco sole, stamattina…

20190530_122150.jpg(foto di poetella)

.

…………………………………………………………….. E il poco sole, stamattina, s’abbarbicava ai ciuffi di papaveri, ai piccoli fiori di cicoria selvatica che parevano  dilatarsi per prenderne più possibile, dopo giorni e giorni di pioggia, giorni e giorni di malinconie, giorni e giorni di grigiore desolato, parevano tremare di sazia gratitudine, di giovinezza traboccante, fresca, di gioia.

…………………………………………………………….. E il poco sole, stamattina, s’abbarbicava ai tetti delle case, agli autobus affollati di gente mezza addormentata, annoiata, preoccupata , con una fretta negli occhi e una paura del traffico, della pioggia che sarebbe potuta tornare, del lavoro da fare appena arrivati, ma quando? Tutta una fila di macchine, autobus, camion pieni di chissà che, scavatrici che si muovevano a rilento come pachidermi invecchiati,  persino una bicicletta, a Roma! Folle!

…………………………………………………………….. E il poco sole, stamattina, s’abbarbicava ai pensieri come una sciarpa di seta morbida morbida, e lei guardava i ciuffi di fiori e camminava e sorrideva, ascoltando Bach.

 

(by poetella)

E allora ammettiamolo…

Silhouette_Man_Walking_Dog - 2.jpg(foto dal web)

 

……………………………………………………. E allora ammettiamolo:

lei si rifiutava di ammettere quello che avrebbe dovuto ammettere, quello che sapeva da sempre e sapeva da sempre che anche lui sapeva.

Rifiutava di riconoscere, di rassegnarsi a riconoscere, mai stata propensa alla rassegnazione, mai rinunciataria, mai vinta, e dunque, comunque

……………………………………………………. allora ammettiamolo:

ci sono cose che vogliamo, che necessariamente, umanamente, inesorabilmente vogliamo, cose che ci costruiamo in petto per riuscire a continuare a respirare, a sorridere, a vedere volare tortore attorno al nostro comignolo di sogni, ci sono cose che hanno un’importanza vitale, se qualcosa ha ancora un’importanza vitale, se esistono cose che hanno un’importanza vitale, oltre a vivere, vivere o sopravvivere.

……………………………………………………. E allora ammettiamolo:

riconosciamolo una volta per tutte:

amiamo, ma non sapremo veramente mai se e quanto siamo amati.

 

(by poetella)

 

Quattro anni fa…

(foto di poetella)
(questi fiori sono per te)

.

Chi lo sa se chi lo sa dove
nessuno può escluderlo, dicono i saggi
nessuno ci potrebbe giurare
perché no, dice qualcun altro e io?

Chi lo sa se, dico
chi lo sa dove spadroneggi adesso
o ancora sorridi
era un lieve sorriso quello che ho visto ieri
chi lo sa se comandi se metti ancora paura
a me no, da un po’ no.

Da quando avevi cominciato a dirmi grazie
quando andavo via, no. Nessuna paura di te.
Anni e anni fa, sì. Tanta.
Ma mica te lo facevo vedere.
Ricordi? Quella non piange mai, dicevi.
No. Non piangevo mai.
Neanche ieri ho pianto.
Eri così bello. Con la tua barba bianca
Da poco, la barba. Ti stava così bene! Un filosofo.
Un filosofo addormentato, ieri

.

Dormi, riposa adesso.
Te lo sei meritato. Novantasei anni sono tanti, no?
Lo dicevi anche tu.

Riposa adesso, papà. Dai.


(by poetella)

20160531_191510.jpgpapà bello a 20 anni…

 

Si stanno strapazzando…

… tutti i fiori con questa pioggia. Basta pioggia. Mi sono stancata.

Non solo della pioggia.

A quella non posso porre rimedio. A un’altra cosa sì.

Attiviamoci.

(by poetella)

ricordando…

https://poetella.files.wordpress.com/2014/05/tibet-in-fiamme.jpg

(foto di poetella)

qui poetella e la voce…

 

……………………………………………………………………………………….. – tu…tu sei…

ma non le venivano le parole mentre la città in petto le andava a fuoco e lui le continuava ad appicar fiamme su ogni tetto, sui balconi, in ogni finestra in ogni porta e portone

………………………………………………………………………………….. – tu…oh! Tu…tu sei…

e la pelle aveva mille bocche che avrebbero urlato e mille ferite aperte e mille occhi accecati dalle fiamme, incendio a monte, incendio a valle, dio le fiamme!
Incendio sul mare e in fondo al mare.

……………………………………………………………………………………….. – Ah, tu! tu…tu sei…

Ma non riusciva che a soffiare quelle parole per dire cosa, come, quanto. Dio, quanto!

E sulla schiena piumette di cigno, o erano baci? Addosso, ovunque mentre a sud inferociva la battaglia e a est e a ovest.
Era un assedio di mani, di braccia, di sguardi, di gambe, di bocca, di lingua

……………………………………………………………………………………….. – Ah, tu! tu…tu sei…

Non riusciva a dire altro che questo. E lui

……………………………………………………………………………………...   – No ! non io. Tu…tu sei…

Incastro perfetto d’amore. Così.

E ancora e ancora così. E poi ancora e ancora.
E chissà che fine aveva fatto il tempo. Chi lo sa mai?

Finché non c’era rimasto più niente da ardere e il mare, col suo ampio respiro, aveva sommerso tutto.

E ora scriveva per ricordare. Ancora.



(by poetella)

 

An Affair To Remember. (dal film Un amore splendido)

Vedi, amore mio…

………………………………………………………….……………..Vedi, amore mio,

non è che esagero. Ma sì, la tendenza all’esagerazione ce l’ho sempre avuta. È una questione di percezione. Io percepisco esageratamente. Tutto. Sempre. Ma stavolta
…………………………………………………………………..……… vedi, amore mio,

no, proprio non esagero. È che mi viene voglia di, che ne so? Ballare? Cantare? Rotolarmi nell’erba. No, rotolarmi nell’erba no, dai. Mai piaciuto pasticciarmi. Anche da bambina. Sempre ordinata, con le manine pulite, la vestina pulita. La bambola coi capelli a posto. Mica come quella di mia sorella… sempre sfatta. Spettinata, sgualcita.(la tua bambola è una strega, le avevo detto, un giorno è quella me l’aveva scagliata contro il muro ferendola a morte. Poi mamma l’aveva pietosamente curata e guarita.) E sì che ce le compravano uguali. Solo col vestitino di un altro colore.

Ma io no disordinata. Mai. Tutto in ordine. Anche adesso. La casa, l’armadietto di scuola. Quello solo per un po’… ché tra poco… amen! Finita. Per sempre. Insomma, tutto ordinato, progettato, programmato. Impeccabile. Ma
…………………………………………………………………….………… vedi, amore mio,

tu mi metti in disordine tutti i pensieri. Sbuchi fuori da ogni fessura del giorno. Appari improvviso, una cometa che spruzza coriandoli luminosi nell’anima. Scombussola. Rivolta. Annienta tutto il resto. Travolge.

E sai che ti dico? Ma sì, tu sai sempre quello che… tu capisci. E sorridi. E comunque sai che ti dico?
…………………………………………………………………………………………. Amore mio!

Questo mulinello, questa polvere d’oro, questi flash di gioia improvvisi, queste piroette di luce
…………………………………………………. amore, amore mio immenso!

Che vita mi regali. Che furia. Che valanga di desiderio. Che sconvolgente disordine di festa!

Una sarabanda sconvolta d’amore.

(by poetella)