… e cose oltremodo consolanti

20130831_202716(foto di poetella)

Riflettere sul fatto che il tuo autore preferito è ancora relativamente giovane e probabilmente scriverà ancora.

Ricevere un complimento sul tuo scrivere da un per adesso sconosciuto autore preferito.

Ricordare di aver ricevuto  un complimento da tuo padre.

Ricordare come ci si sentiva, allora, a ogni conclusione della piccola visita bisettimanale, salutare con un Grazie, amore mio! Lui che quando eri ragazza parlava di te con tua madre dicendo “Quella…”

Ricevere un complimento da tuo figlio. Vederlo alzarsi da tavola, appena finito di mangiare, pronto a sparecchiare.

Entrare nella stanza di tuo figlio per riordinarla e trovarla già in ordine.

Tornare a casa stanchi morti e trovare fresco, silenzio e poter accendere il pc e mettere della buona musica in sottofondo al tuo riposo. Senza scocciatori in vista.

Un uccellino davvero piccolo che saltella in balcone, anche se ci sei tu, seduta a leggere, muove il capino un po’ a destra, un po’ a sinistra e poi vola via.

Vedere una farfalla coloratissima che svolazza sui gerani. E ci si posa.

Leggere ascoltando Bach.

Leggere ascoltando Mahler.

Leggere ascoltando la pioggia.

Leggere ascoltando il silenzio.

Leggere.

Pensare intensamente a qualcuno brigando per casa e ricevere, proprio in quel momento, un suo messaggio. Dolce.

Ricevere una tanto attesa mail. Sua.

Sentirsi dire Sei una ragazzina! Da lui che ti bacia e sorride. Con la faccia da ragazzaccio. Bello bello.

Sentirsi dire mai! Nessuna mai come te, da Narciso in persona. O Antinoo. O Ganimede. O Endimione. O Eros in persona.

Sentirsi dire qualsiasi dolce cosa da lui. E dirgliene altrettante.

Mettere dei jeans di 20 anni fa e ancora portarli con disinvoltura.

Guardare il piano cottura della cucina a gas, vecchia di cinque, sei anni, e trovarlo ancora nuovo e splendente. Come uscito dalla fabbrica.

Pensare a lui, a noi, e trovare che siamo ancora splendenti. Come usciti di fabbrica.

Aprire il coperchio del pianoforte e accarezzarlo. Come un vecchio amico.

Aprire l’armadio e sentirlo profumato.

Aprire la taschina segreta del  portafogli e guardare la sua fotografia.

 

Molto, molto consolante.

(by poetella)

Bach – Minuet In G Major

 

 

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Che ne pensi, ci pensi mai…

ripropostina.. sempre attualissima…

Poetella's Blog

20131103_105454(foto di poetella)

qui la voce di poetella

 

 

Che ne pensi, ci pensi mai

anche se hai detto di no, no, che non serve

a che servirebbe?

ci pensi mai alle briciole che conserverò in fondo

alle tasche per quando la fame

sarà diventata cronica

e si vivrà delle riserve di grasso e luce accumulate

prima della carestia

prima della chiusura definitiva

del mercato dei sogni?

 

Ci pensi mai

a quando mi ricordo sarà il dire

più semplice, più facile

più triste da pronunciare

E mi ricorderò, mi ricorderò

Come potrei non?

 

Una mattina, prestissimo

nel silenzio che ricorda ancora la notte

a casa è crollato

lo scolapiatti

facendo sobbalzare, credo

tutto il palazzo.

Pensa, s’è rotto solo un bicchiere!

 

Chissà se farà quel rumore il mio cuore

quando tornerò io

Non più noi.

..

(by poetella)

 

 

 

 

Brian Eno…

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così, per dire…

sappilo… se non lo sai. ma lo sai, lo sai…

.

.

.

 

ancora…

10151425_10202902187027965_806369065_n.jpg(foto di poetella)

.

Senza paragone

come nella tarda sera, chi fuori, chi di là a letto – si sente russare sommessamente – i pensieri per mano a fare il girotondo di festa e non importa il caldo. Non importa la stanchezza.

Senza paragone

come l’immagine della sigaretta che si consuma nel posacenere. E silenzio. E riprendersi queste  molliche di tempo, metterle in ordine sul tavolo con la tovaglia a quadretti, un piccolo vaso per i fiori vuoto, un bicchiere con un po’ di birra, le molliche di tempo allineante come la traccia di Pollicino. Starle a guardare. Guarda, sì, guarda dove vanno.
Guarda bene dove ti portano.

Senza paragone,

come il brillio della  luna che sta crescendo. E s’infila  nel vuoto tra una tenda da sole e l’altra, ancora abbassate in attesa prudente del giorno caldo che verrà. Come il brillio dell’attesa sempre sveglia carezzata dallo scorrere delle ore. Che passano. Sicuramente passano.

E intanto un cane, lontano, abbaia.
Nel silenzio della notte.

Nel  respiro della notte. Mio.

(by poetella)

 

… la mia preferita

(foto di poetella)

.

.

non ve siete stufati dei senza paragone, vero?

fiume.jpg(foto di poetella)
.

Senza paragone.

Come il luccichio dell’acqua del fiume
controluce e il cielo dentro

come le note della suite per liuto di Silvius Leopold Weiss
e tutta la casa in silenzio
e la strada in silenzio e l’appartamento accanto
e quello sotto e quello di fianco a quello sotto
in silenzio.

Senza paragone

il silenzio del cuore
taciturno il suo battito
silente lo scorrere del sangue
ma scorre? 

Senza paragone

questo stato
di quiete apparente come apparente
è la quiete del cielo
invisibili i moti
lontano il rombo dei pianeti roteanti
ognuno al suo posto rispettosi

senza paragone

lo scorrere delle ore
ognuna al suo posto. Rispettose.

Senza paragone la breve pausa della frenesia dei giorni

che se ne stanno lì buoni e aspettano.


(by poetella)

 

.
.

un vecchio senza paragone… corretto…

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(foto Pierre Subleyras, Nudo femminile di schiena.)
.

Senza paragone

come il sonno che ti coglie di sorpresa e non sa mai il momento esatto in cui ti addormenti e poi ti svegli e pensi Quanto ho dormito? Ho dormito?

Come il pensare a una storia vissuta tanto intensamente da non ricordare più se l’abbiamo sognata o è davvero accaduta, alle prime luci dell’alba o al primo nostro risvegliarci alla vita.

Senza paragone

come una fila di papaveri rossi nati lungo il bordo del marciapiede, tra il travertino e l’asfalto, tutti alti uguali, tutti allineati e rossi come i giorni felici passati, e quelli che passeremo ancora, amando.

Come la lunga fila di formiche lungo l’eterno cantiere sulla Tiburtina che sai dove comincia ma non vedi dove va a finire. Uguale a questo mio amore cominciato e, pare, dico pare, eterno. Anche se non si può dire.

Senza paragone

come la lunga fila di baci lungo la schiena, un passaggio di farfalle, una brezza, uno scroscio di cascatella, che mi regalavi mentre domandavi Chi sei tu? la dea dell’amore?

Senza paragone

come la soddisfazione di un piano ben riuscito che comincia a dare frutti come la talea di plumbago che pare abbia preso anche se ancora non si può dire, come la sensazione di aver imparato finalmente a fare a meno di…

Anche se ancora non si può dire.

(by poetella)

un po’ di Foscolo?

e buon ascolto

 

 

(by poetella)

un po’ di Pavese?

sì, grazie!

Eppure resisto…

12049739_10206955640601771_4763449800464888278_n.jpg(foto di poetella)

.

Eppure resisto
resisto ragnatela nel vento
resisto
m’aggrappo alla pienezza dei fiori
al rotondo del rosso del verde
al gioco dell’ombra cinese sul muro
in balcone
figuretta danzante teatrino privato per nuvole.
Nuvole! Ah, nuvole! Fiocchi di respiro condensato e fiorito
regine di sconfinato regno
pensieri cantilene preghiere
liberi sogni.

Difendiamoci potendo difendiamoci
dalla tragedia di tutta la Bellezza
tradita
Difendiamoci coi denti affondiamo le mani le labbra
affondiamo la vita nelle perle strappate ai porci.

Che se ne fanno, loro?


(by poetella)

e se fosse ancora un…senza paragone…?

pierre-auguste-renoir-nudo-disteso-visto-di-schiena-1909.jpg(foto dal web.Pierre Auguste Renoir- nudo disteso)

 

Senza paragone

come il minuscolo gruppo di foglioline nuove alla base del ramo quasi nero

della piccola rosa, tutta potata, tutta quasi spoglia, tutta cotta di caldo,

con solo due foglie giallastre in cima, quasi morta, forse morta, forse temuta

morta e invece no.   

Senza paragone

come quel minuscolo cinguettio che si insinua lieto tra le ore del primo

mattino nella stanza ancora in penombra, ancora in silenzio, ancora

incontaminata dallo sferragliare delle piccole o grandi occupazioni giornaliere,

tessendo trame di dolcezza, d’allegria, proponimenti  di fiduciosa scena d’interni.

Senza paragone

come il ricordo di una voce più dolce di quella dell’uccellino misterioso,

più misteriosa di quella di chiunque sconosciuto o conosciuto essere

che respira, più calda, più torbida, più amante, che ripeteva

Guardati!

Ma chi sei tu? Guardati, che splendore!

mentre percorrevi il mio corpo

con quel tuo sguardo, foulard di seta azzurra liscio e frusciante,

e sotto lo sguardo

 mi distendevo tiepidamente,  languidamente. Fremendo.

 

(by poetella)

poetella perplessa…

.

.

.

no perché, dico, leggevo nelle mie statistiche, così, antinoia, che ho più di 1300 Follower.

ora… che cavolo di fine avete fatto, miei cari?

qua è un mortorio!

O sono io che ho scocciato? Boh!

 

(by poetella)

 

senza paragone (2)

e continuiamo a riproporre … ché chi ce la fa a scrivere co’ ‘sto caldo!

Poetella's Blog

20160829_142501

(foto di poetella)

 

 

……………………………………………………………..senza paragone

come il bisogno di silenzio  appagato in quest’ora sonnacchiosa

in balcone, i rumori della città attutiti dai sette piani sotto, fasciati

dall’aria azzurra, troppo azzurro! di questo cielo d’estate che non

vuole finire come non vuole  finire il mio desiderio di lontano,

gli occhi oltre l’oltre possibile da osservare, oltre i pini, oltre i tetti,

oltre quella piccola montagna azzurra verso dove sempre rivolgo

o non sempre, ma spesso il mio saluto.

 

……………………………………………………………..senza paragone

come le parole che ci portiamo dietro senza dirle, come una provvista,

un bagaglio, un sodalizio con la saggezza, e quelle che vorremmo

riprenderci per ritesserle, ritramarle, riassemblarle come nuova veste

del destino.

 

……………………………………………………………..senza paragone

come la scatola di latta dei biscotti al burro vuota di biscotti,

piena di bottoni, che potrebbe forse ancora profumare di un antico

piacere conservato  in un angolo di…

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Allora ti presento ai…

Ok… riproponiamo… che ci sta

Poetella's Blog

depositphotos_2213985-stock-photo-sparrows-flying-at-dusk.jpg(foto dal web)

.

 

Allora ti presento ai miei pensieri

dovessero non riconoscerti

sai come sono, scappano via come farfalle

come passeri al battere delle mani

Sono capricciosi, ingovernabili ma

li abito con pazienza. In fondo non sono cattivi. Mai

Quasi mai.

 

E a loro ti presento, amore mio

 Ché, gli dei non vogliano, potrebbero  dimenticarsi di te

E, nel giorno che lentamente muore, chissà? anche io.

(by poetella)

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Certo che…

f9ba0fbe-4ad7-4d56-8ec7-27cfacdecd4e(la mamma di poetella a due anni)

.

 

Certo che

guardando questa foto non posso fare a meno di pensare a come era diverso il mondo quasi cento anni fa…

La mia mamma bambina. Due anni. Composta. Seria. Vestita con sobrietà, semplicità ed eleganza. Ben pettinata. Sguardo serio. Profondo. Come di chi sa. A due anni. Perché questo si chiedeva ai piccoli.

Compostezza, serietà, giudizio. Anche obbedienza – stai ferma così. Non ti muovere per niente. Non respirare… guarda fisso in camera…-

Troppa severità? Troppo rigore? Non lo so. Quella foto secondo me è stupenda. E stupendo è lo spirito che la pervade.

No creste di vari colori, capelli tinti anche a cinque anni, no tatuaggi. Lingue di fuori. No vestiti sbrachellati e sdruciti, no andature da pupazzo di gomma. No vociaccie urlanti. No capricci furiosi subito soddisfatti. No risate alle parolaccie di un banbino. No fierezza per la sua bullagine. Per la sua propotenza.

Niente di tutto questo.

 

Beh, per me era meglio. Sarò vecchia?

 

(by poetella)

Signor Ministro

Beh… direi che ci sta. Decisamente.

almerighi

Signor Ministro dell’Infelicità,
la ricordo ancora invocare
posti divisi sui tramvai di Milano,
la protezione della Beata Vergine,
e nessun artista ammutinarsi
a tanta imbecillità.
Invitto, infecondo ministro di tutto,
pensi bene all’odio
che non cade sulla pubblica strada,
ma germina nei mal di pancia
di piccoli nazisti dormienti.

Pensi altrettanto bene
al dolore pronto a chiudersi
sulle teste di chi non ha suolo,
nemmeno una pietra su cui
posare il capo nell’ora del riposo.
Mi chiedo, Signor Ministro,
quale sia stato
il sondaggio autoerotico
che l’ha messa al mondo.

Gli inverni in questa Repubblica
sono stati sovente lunghi e rigidi.
Nella clausura della solitudine,
nell’imposizione di false benedizioni,
nascono aborti.
Ricordi, Signor Ministro,
i pieni poteri terminano da sempre
a Piazzale Loreto, appesi per i piedi.

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Per un po’…

… non si scrive. Si legge.

(Francesco Pecoraro.

“LO STRADONE”- Salani editore. Marzo 2019)

Merita, decisamente.

parola di poetella

😊

Non ti ho scritto più 

Ritrovamenti…

Poetella's Blog



Non ti ho scrittopiù sai?peraiutarti a dimenticare la porta

lasciatasocchiusa, il beneficio salutare dei


venti secondi di abbraccio e la straordinaria
quantità di rilascio d’ossitocina
– dicono faccia proprio bene, sai?-


non ti ho scritto più per
aiutarti a dimenticare il calore
che sgorga dall’attivazione del nervo vago
vagamente ricorderai, immagino.
Ma io non ti ho scritto più sai?
per sorreggerti (vabbeh, sorreggermi) nella vana fatica di


dimenticare quel meraviglioso fluire
delle ore così veloci così voluttuosamente veloci

come una corsa sull’otto volante
ché adesso come camminerai più
(come camminero’più)
con gli occhi attenti ai passi
attenti alle salite alle discese alle curve?
ma tant’è.

Mica è detto si debba sempre volare.


(by poetella)

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Sto qui solitaria..

.

Sto qui solitaria

come su una barca a vela mossa da un vento leggero, un vento che è una Suite di Bach, lieve, oscillante, come oscillanti sono i miei pensieri liberi, senza inserimenti forzati, senza domande, chi me le fa?  sola e libera, sensazione dilagante come acqua assorbita da un pezzo di carta porosa, acqua che si espande, si allarga, senza trovare ostacoli e tutto pervade

sto qui solitaria

come gabbiano poggiato su uno scoglio e davanti il mare infinito che chiama e sospira di tenerezza come sospiro io quando all’angolo dello sguardo si profila un volto amato, lontano e comunque presente, una forza inerte che sostiene il mio esistere, costante e vittoriosa contro il male del mondo

sto qui solitaria

e tutte le cose riposano al loro posto senza la voglia di essere spostate, toccate, utilizzate e riposte, ché già sono riposte come se ne sta riposto il mio cuore in pace e pur sempre in attesa dello svelarsi della gioia

che sicuramente aspetta d’apparirmi e splendere

 

(by poetella)

 

 

Senza sapere perché…

(in questo periodo non ho voglia di foto)

.

Senza sapere perché

come il motivo di quella vecchia canzone che ti torna in mente, per tutto il pomeriggio e poi la sera, ogni tanto salta su, rieccolo, lo canticchi poi lo metti via, e poi la notte, gira e rigira nel silenzio nelle orecchie, gira e rigira

senza sapere perché

come il ricordo delle foglie gialle che hai tolto anche stamattina dalla pianta nuova, quattro, no, cinque, poi sei, sette, troppe, acqua giusta, concime giusto, luce giusta, troppo caldo? Poca voglia di vivere?        

Come se avessero voglia di vivere le piante, ce l’hanno o no? non so. Troppe cose non so, non so dove sei, che fai, che dici, o forse non dici mentre pensi e fai, fai e pensi, sempre attivo, sempre operoso come se un vento continuasse a spingerti verso non so cosa, non so perché.

Certo senza sapere perché

come il domandarsi come mai nessuno ha mai il fatto suo. O quasi

 

(by poetella)

 

beh… non ci andrò mai..

allora me lo vedo così.

Piace?

A me da morire!

 

buona visione da poetella

Oggi guardavo…

… questo puttino e ho pensato: ma guarda che faccia! Pare dica “Che strazio ‘sto caldo!”Vero?… beh, prima o poi finirà

( by poetella)

Ma sai, amore mio…

nuvole.jpg

(foto di poetella)
.

Ma sai, amore mio

a volte preferisco non raccontare, non elencare le piccole o grandi cose (poi, grandi? Che farò mai!) che riempiono i miei giorni lontana da te.

A volte preferisco , amo, direi, sì, amo questa nuvola che ovatta i nostri giorni, che li nasconde uno all’altro, che ci tiene sospesi in una dimensione sconosciuta, in un’assenza densa di segreti, di considerazioni ponderate, di scoperte.

Sai, amore mio

a volte mi sorprendo a immaginare, e questo è il bello, no? a immaginarti intento a costruirti le ore con diligenza, con passione, con generosa dedizione da innamorato. Senza di me. Riempio di silenzio fino a soffocarla la mia voglia di dirti, di essere, di costruirmi nei tuoi pensieri esattamente come sono. Ma mi sai, tu, vero? E dunque

sai, amore mio

concludo che in fondo è bello questo nostro strano modo di esistere ognuno per sé, senza porgerci all’altro se non quando si è insieme e in quei momenti riversarci come cascata uno nell’altro, senza dighe, senza argini, uscendo dal limbo dove ognuno vive per l’altro e intanto cresce, si fa ricco, s’espande, con la profonda consapevolezza dell’esistenza dell’altro, del quale si gode intensamente della compagnia, quando c’è

ma anche quando non c’è.

(by poetella)

Agostoso…

Odio l’estate…

Poetella's Blog

20180528_0950332072943612.jpg( foto di poetella)

.

La signora fumava. Lentamente aspirava. Poi rilasciava. Immobile. 
E fuori ancora quel caldo. 
Le rose tutte sfiorite. Cotte. Foglie fragili, chiare, senza corpo. 
Neanche un boccio. 
Qualche sporadico nuovo getto. 
Improbabile sperare. Improbabile e scellerato sperare.

La signora si domandava quanto scellerato. 
Quanto improbabile. Nessuna risposta.
Neanche un cinguettio. Un passaggio d’aereo da interpretare 
positivamente. O negativamente.
Un qualche vento da qualsiasi direzione. Che so, grecale, libeccio, maestrale. 
Tramontana, impossibile.

Aria fresca, pulita a spazzare via la noia. Niente.

Non si riusciva a vederne la fine. Ancora.
Ci si attaccava a bagliori. 
La signora era davvero restia
sempre stata restia ad abituarsi al buio. 
Un difetto di vista, magari. Corretto male. 
Non corretto affatto.
Un difetto di capacità di rassegnazione.

Ognuno ha i suoi.


(by poetella)

Ravel – Piano Concerto In G Second Movement.

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e ancora un altro videino…

Guarda, anche se lo sfogliassi questo mio

primo strato d’amore

lucente splendente riflettente più dolci

le questioni del mondo

anche se lo tirassi via sottile sottile

lasciandolo intero

guscio di sogni e meraviglie

anche se…

lo sai, no? sotto

ce ne sarebbe un altro

più spesso, più forte

e ancora più

lucente splendente riflettente più ampie

le questioni del mondo

e sotto, semmai dovessi levar via anche quello, un altro

e poi un altro e un altro e un altro

E ancora

fino al dentro più dentro

al nocciolo duro e serrato

novella promessa d’amore. Ancora. Per te

(by poetella)

un video di un po’ di tempo fa…

Pensava fosse bello il giorno
col suo spuntare dietro
le foglie
tra voli mattinieri piuttosto festaioli

via, tra un ramo
e l’altro, tra un ramo e l’altro
e i suoi passi veloci
e l’aria frizzantina.

Poi però tutto era rimasto
chiuso fuori o chiusa dentro lei
non sapeva bene.

Sarebbe dovuta uscire da sé, forse. Per controllare.

..

..

 

(by poetella)

Perché vedi, amore mio…

.

.

 

 

Perché vedi, amore mio

le mie strategie hanno molto respiro, quello che mi manca ogni volta che si socchiude quella tua porta e dentro è buio, e entro e ti intravedo e la porta si richiude sopra una moltitudine di sogni realizzati e un’altrettanta moltitudine di sogni insperati, rimossi, oscurati dal presente che è esso stesso un sogno lucente, accecante, direi, così accecante che devo chiudere gli occhi per non restare abbagliata dalla potenza sconfinata della loro luce

perché vedi, amore mio

io ce la metto tutta per allineare le mille e mille cose da fare, e poi spuntare le fatte e aggiungerne altre, e anche quelle spuntarle e altre e altre per riempire il canalone infinito della tua assenza che poi, assenza, sbagliato chiamarla assenza ché tu sei sempre con me, solo che non ti vedo, ma sento il tuo respiro calmo, lontano, il respiro di chi sa, di chi fa e costruisce mondi che io mai vedrò, ma conosco come conosco la valigia piena di meraviglie che sai produrre incessantemente come un antico, artistico artefice di miracoli

perché vedi, amore mio

non posso certo dire (sto mentendo) non posso dire certo (lo dico lo stesso, invece) che mi manchi come mi manca la terra sotto i piedi quando si socchiude quella tua porta e dentro è buio, e entro e ti intravedo e la porta si richiude sopra una moltitudine di sogni  da sognare insieme ancora una volta e poi conservare gelosamente per i tempi a venire, una montagna, un abisso di sogni

perché vedi, amore mio

cosa sarebbe mai questa mia vita senza il sogno. Che poi è come dire senza te.

 

(by poetella)

 

oggi… bagnetto!

50e5bc04-eb2b-438d-bece-954fe75d535e.jpg(minuscola parte della collezione poetelliana)

.

 

adesso tocca ai 107 (o 108? O 109… boh… chissericorda!) piatti appesi a parete. Si tirano giù… si lavano… si asciugano…

si riposizionano…

Vojo morì!

 

(by poetella)

ricordi di scuola…(era il lontano ’67, ere geologiche fa…)

qualcuno ha riletto questo mio vecchio post… allora l’ho riletto anche io. E ve lo regalo… 🙂

Poetella's Blog

liceo-artistico(foto dal web)

Quella maledetta sensazione d’inadeguatezza.

Quel non avere mai quello che riteneva le servisse.

Una gonna più corta, gli stivaletti bianchi, le Matite Staedtler, i colori Maimeri, a tempera.

Che lei, tutto alla Upim, a che serve spendere tanto, diceva papà.

Bastavano i colori, bastava che colorassero.

Non bastava. Lei sperava fosse colpa dei colori se i suoi disegni, le sue tavole, non venissero mai come avrebbe voluto. Sicuramente era colpa dei colori, delle matite, dei pennelli scadenti. Aveva deciso di fare economie. Niente merenda e, ogni mattina, una capatina nella cartoleria vicina al liceo, a via Ripetta. Oggi una matita, domani un tubetto di colore. Dopo domani un pennello.

E niente merenda. Si poteva anche non mangiare. No?

E cercare disperatamente di entrare in quel circolo di figli d’arte, che non la consideravano.

Per niente.

Lui, il nipote di Cascella. Bello come il sole. Bravo? Chi lo…

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Che poi…

… sì, dicevo, che poi mi basterebbe quest’aria fresca e questi fiori per essere felice…

se non ci fosse dell’altro, amore mio

(by poetella)