Non vorrei essere troppo…

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(foto di poetella)

 

 

……………………………… Non  vorrei essere troppo precipitosa, o particolarmente ottimista o magari essere una che si fa illusioni, in fondo mai fatte illusioni, le cose sempre viste con gli occhi  ben aperti, e pure le orecchie, mai presa in giro, sempre pane al pane, vino al vino, almeno con me stessa, mai imbrogliata, mai infinocchiata, raggirata

…… ……… e, comunque, non  vorrei essere troppo precipitosa,

una che come vede una lucina subito la prende per il sole, o magari la luna o anche Venere, sì, Venere! Figurati! Lasciamo perdere Venere, che è meglio e non  è proprio aria!  Non è che sono una che, quando  vede un minuscolo brillio  lo prende per oro, o argento, o magari addirittura platino, platino! Figurati!

E dunque, stavo dicendo

……………………………… Non  vorrei essere troppo precipitosa,

una di quelle che se riesce ancora a correre dietro l’autobus e a prenderlo al volo pensa che gli anni per lei si siano fermati, le rughe non aumenteranno, il seno resterà  tonico e tonico anche tutto il resto, per sempre, (che poi chi se ne frega se resta tonico, ché, che ci devo fare?)

insomma, e chiudiamola lì

……………………………… Non  vorrei essere troppo precipitosa,

ma mi sa proprio che non sono più triste, almeno per oggi, che non me ne importa più niente se non ti vedrò più. Che, per caso,  mi dispiace se non andrò mai in America? O in Cina? Mi dispiace se non imparerò mai il portoghese, l’irlandese, mi da fastidio se non avrò mai una volpe addomesticata o un gatto, ecco, anche solo un gatto?

Ho molto. Molto altro. E non sto a redigerne l’elenco.

 

Dunque posso fare a meno anche di te.

 

(by poetella)

 

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Pollini, pollini. Turbinio…

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(foto dal web)

 

……………………………………………… Pollini, pollini. Turbinio. E le rondini. Bighellonano. Due, tre, sette, quante? Le rondini tornano al nido, dicono. Qual è il tuo nido, amore mio?

Niente. Nessuna risposta. Di nessun tipo. Neanche metaforica, allegorica, traslata.

 

………….. Traslazione di pollini. Pollini. Da un capo all’altro del mondo. Finiranno mai questi lavori sulla Tiburtina?

Ciuffi di malva, alti,  grano selvatico. (almeno credo sia) Spadroneggiano.

Ecco il primo gabbiano. Mica sei tu! Tu che mi pensi. Il tuo pensiero sotto specie di gabbiano. Ma quando mai! Solo un ennesimo, elegantissimo, rapace gabbiano. Pare ce ne siano più di 4.000 a Roma.

Più di 4.000 volte mi vieni in mente, di giorno.

Di notte, meno. Ok, finiamola!

 

…………….. E pollini, pollini, strabordare di pollini. Fortuna, non allergica, io. Se fossi polline saprei cosa andare a impollinare. Lascia andare, lascia fluire, non ti mettere a contrasto, quando mai! πάντα ρει, diceva qualcuno, no?

 

Qui è bello, adesso. papaveri. Infestano il ciglio del cantiere eterno. Una cortina effimera e tremante. Palpitante. E quelli? Cosa sono? Bah! Gialli, fitti fitti, piccoli piccoli. Chiacchierini.

Sthhhhhhhhh! Silenzio! È in scena Mozart!

Beh, non so come si chiamino.

-E lei, signore, cosa guarda? Anche il cane! Mi lasci passare. Non vede che ho fretta! πάντα ρει…

Ancora quei piccoli, gialli. Non me ne intendo. Poche conoscenze di botanica. Nosce te ipsum! Non me ne intendo. Poche conoscenze di tutto.

Qualcosa d’amore

 

E neanche tanto.

 

(by poetella)

E dire che io, mai stata …

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davanti al letto

(foto di poetella)

 

 

 

…………….……….. E dire che io, mai stata in guerra, mai visto cadere  bombe, rombare aeroplani, crollare palazzi, scoperchiare chiese, mai visto feriti, storpiati, mai io ferita, storpiata, mai imprigionata, torturata, mai sofferto la fame, ok, sì, quella volta in clinica, dovevo fare la colicistectomia, e, dice, Domani le facciamo un ecografia, stia digiuna stasera. Che poi la mattina dopo una fame! Ma aspettiamo che arrivino a prendermi per l’eco. E niente. Ora di pranzo. E niente. Bere acqua, posso bere acqua, vero? Sì, sì, su che nel pomeriggio le facciamo l’eco. E il pomeriggio, niente. Aspetta, aspetta, e alle sei e mezza sferragliare triste dei carrelli della cena. Odore nell’aria di brodo incolore, mele. Altri odori non ben identificati.

A me, niente. Chiedo e, dice, Domani mattina le facciamo l’eco.  Stasera solo un te.

……………………….. Uffa! dal giorno prima, solo un te.

E la mattina dopo… niente. E neanche il pomeriggio.

Una fame da matti. Abbuffata d’acqua. Lo stomaco in fiamme, col reflusso gastroesofageo. Una pena!

Il giorno dopo, l’intervento. Dice, L’ecografia gliela fanno mentre è addormentata.

Se non muoio di fame prima.  Rido. Cerco, per lo meno. Mentre  m’addormento.

 

……………………………… Poi, però, ho mangiato. Leggero, ma ho mangiato.

Mai sofferto la fame per troppo tempo, dunque.

Mai il freddo. Una bella casa. Abbastanza comoda. Mai un terremoto che distruggesse tutto. Che mi facesse perdere tutto. Mai un alluvione che si portasse via tutto. Mai perso niente. Neanche un anello. Neanche il telefonino.

Ma allora perché faccio ancora ‘sta lagna solo perché

 

ho perso te?

 

(by poetella)

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A volte, picchi intollerabili di…

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millais(Ophelia, by John Everett Millais)

 

 

 

…………………… A  volte, picchi intollerabili di nostalgia.

Raccapriccianti. 

Di continuo poi, come un basso accordato, malinconia. Una specie di formicolio di corpo addormentato.

Una dolenzia. Un mancamento. Quasi deliquio.

Quegli occhi! Quegli occhi! Quelli, soprattutto. Sebbene, anche le labbra e quei piccoli denti e le minuscole orecchie. Da mordere.

Ma no, dai! Mai dato morsi. Magari leccatine, come di gatta.

Non divaghiamo, comunque.

 

….… Si diceva:  a  volte, picchi intollerabili dì nostalgia. Fortunatamente, pietosamente, qualche tregua. Magari ascoltando la Pavane, Opus 50 di Faurè o semmai Gould, ecco sì, Gould. Quello cura. Placa. Guarisce.

No, guarire non se ne parla.

Ce ne stiamo come in attesa che finisca il bruciore, la ferita si chiuda, ma niente si chiude di quello che vorremmo.

 

E vorremmo quasi  nevicasse. Sì che è tra poco maggio.

E starcene sdraiati come l’Ophelia di Sir John Everett Millais in attesa che la neve ci copra tutta

 

come fossi tu

 

(by poetella)

 

 

 

Niente, niente consolazione, da…

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bambola.jpg

(foto dal web)

 

 

……………………. Niente, niente consolazione, da nessuna parte,  come quando da bambina la bambola Rossana rotta, gli occhi girati all’indietro come quelli di un morto, le braccia penzoloni la testa un po’ schiacciata, la faccia soddisfatta della sorella vendicativa, La tua bambola è una strega! E invece no, mica vero, era bella, tutta pettinata, col fiocco celeste in testa e i boccoletti biondi e il vestitino di organzino celeste e le scarpine di capretto bianche, e i guantini bianchi, tutta ordinata, tenuta con cura, con amore, mica come quella di sua sorella, brutta spettinata, con una scarpina persa chissà  dove, il vestitino con una gran macchia, sugo? cioccolata?gli elastici delle maniche a palloncino lenti, cadenti, molli, come molle era rimasta lei, attonita, incredula, attanagliata da un dolore incolmabile a vedere la sua bella Rossana scaraventata contro l’armadio a muro con forza,(com’era forte sua sorella, cattiva e forte. Lei no) sbrindellata per il gran colpo che

 

……………………. niente, niente consolazione, da nessuna parte, 

dove mai poteva andare a cercare consolazione davanti a quello scempio, davanti a quella fine tragica, a quelle spoglie mortali, Rossana mia bella, come farò senza di te!

 

……………………. niente, niente consolazione, da nessuna parte, 

 solo piangere, piangere così  forte che ancora si sente quel pianto, dopo sessant’anni, o è un altro pianto che sento?

 

forse…

 

(by poetella)

Dai! Che ne sai?

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20160423_204638(foto di poetella)

 

 

 

Dai! Che ne sai?

Forse un giorno ritroverò nella tasca di un

vecchio cappotto,

………………………………………….uno che da tanto non mettevo più

una caramella dimenticata

tutta appiccicata alla sua carta

che tuttavia  ancora conserverà

intatto

 

il suo cuore di antica dolcezza

 

(by poetella)

Oggi, non so perché…

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VILLA-BORGHESE-DA-PIAZZALE-FLAMINIO

(foto dal web)

 

 

Oggi, non so perché

ho ricordato due alla fermata del 490

a piazzale Flaminio

silenziosi

mani nelle mani, era maggio, lei che ogni tanto

distoglieva gli occhi dall’azzurro degli altri occhi

girata verso destra a controllare

l’arrivo del mostro traballante, poi

– Eccolo. Arriva

 

 E lui

– Vai già via?

con quasi una  paura nello sguardo.

 

 

(by poetella)

 

 

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la madre (altre quattro poesie di Franco Buffoni)

da Sergio, un poeta da leggere.
M’ha commosso…
Sarà che nell’ultima ho visto me e mia madre…
e nelle prime…me e mio figlio…

gusci di noce - blog di poesia (di Sergio Pasquandrea)

Quando eri ancora adulta
Prima di rimpicciolire
Ti lasciavo sola volentieri,
Dovevi espanderti e io non mi vedevo
Nei tuoi spazi.
Poi per davvero ebbi l’occasione
Di fare attenzione alle tue forme,
Al loro chiudersi, e i tuoi spazi
Presi a difendere, meno li occupavi
Più li presidiavo.
Finché non mi è restato
Che un batuffolo con voce da proteggere
In una ipotesi di spazio.

* * *

Dulcissima

Quando non ci saranno più le mie chiamate
Tra le sette e le otto
E se ritardo un labbro che leggermente trema.

Quando non sarai più una vecchia sola
E io al ritorno non dovrò più correre
Per te giù in farmacia
Prazene e Lexotan
Con la ricetta ripetibile
Il Karvezide con la ricetta nuova
E già che ci sei un Benagol
E la Borocillina.

Quando non dovrò più tenerti
Bassa la pressione
Quanto tempo che avrò
Per scrivere di te.

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domandina: e se…

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sole

(foto di poetella)

 

 

– domandina: e se quel tuo inenarrabile, scarlatto amore si trasformasse in un altrettanto sconfinato, oscuro, rancoroso odio?

– Escludo.

– Alternativa?

– (…)

–  (…?)

 

– Lo sai? Il sole si sta auto consumando. Prima o poi, beh…

 

 

(by poetella)

Mi sono abituata a parlare…

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(foto di poetella)

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……………………………………..Mi sono abituata a parlare

con i piccoli bocci di rosa, a interrogarli, Quanto ci vuole ancora?  quando il colore, il profumo? Senza chiedere Rispondi! E infatti niente risposta.

……………………………………..Mi sono abituata a parlare

coi gerani e le begonie, in fondo senza aspettare che rispondano, senza ordinare Rispondi! perché dovrebbero rispondere? perché sprecarsi a mettere insieme tre, quattro paroline profumate, loro amano i silenzi, al massimo fruscii di vento o lievi gocciolii  di pioggia, non lo scroscio, temono lo scroscio, in fondo tutti lo temiamo, no?          

……………………………………..  Mi sono abituata a parlare

addirittura coi merli, i passeri, ogni tanto qualche rondine chiedere dove se ne vanno, no, no, non chiedere, sospettare, cosa vedranno mai di lassù, che prospettiva ampia, che visuale, oltre, molto oltre, ed io?

…………………………………….. Mi sono abituata a parlare

con le nuvole, l’aria, l’acqua del Tevere, stasera persino la luna e se ci fosse stata qualche stella, c’era, sicuro, ma non la vedevo,  troppo inquinamento luminoso a Roma, avrei parlato anche a lei, ma mica chiedere, no, solo parlare

 

e tutto solo perché tu. No, no! niente.

 

(by poetella)

 

Certo che eravamo al corrente…

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(un video di poetella)

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………………………………. Certo che eravamo al corrente chiunque si sarebbe reso conto, non c’era da farsi illusioni a proposito, ovvio che sapevamo, ovvio che ce lo ripetevamo, ogni tanto, così,  per non prenderci in giro, non sta bene prendersi in giro a un certa età e neanche prima, mai prendersi in giro, pane al pane, vino al vino

 

………………………………. certo che eravamo al corrente certo che aspettavamo succedesse, ma un conto è aspettare, un conto è sperare che non, quella volta non, quella storia non, anche se troppo, fin troppo, proprio troppo, e dunque se troppo pieno si svuoterà, se troppo alto si spezzerà, se troppo gonfio si svuoterà,

 

………………ma certo,  certo che eravamo al corrente  tuttavia allora s’era continuato comunque a respirare fondo sott’acqua, a vagare per i cieli, per gli spazi immensi, per i fondali marini, s’era continuato a rincorrere il destino sperando avesse gli occhi chiusi. Per un po’. Solo per un altro po’. Ti prego, ti prego, solo un altro po’

 

Ma quando mai!

 

………………………………. Certo che eravamo al corrente

eppure il boato è stato  forte, così forte che ha frantumato tutto, disperso i pezzi, cancellato le orme, se poi ci fossero state orme, nei sogni non si lasciano orme, sono i sogni che ce ne lasciano, ma che c’entrano i sogni, adesso, lascia stare i sogni! spazzato via tutto, lasciato solo una nebbia che avanza incurante nell’aria

 

che, forse per questo, niente si vede più.

 

(by poetella)

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