Ma tu non dimenticare…

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Ma tu non dimenticare, amore mio.
L’affanno senza corse. L’abisso spalancato oltre le serrande abbassate sul mondo. Fuori
Non dimenticare gli sguardi che rapivi dietro i miei occhi socchiusi.
Socchiudere, o chiudere tutto l’altrove. Sapevamo farlo.
Fare che l’oro smettesse di brillare oscurato dal lucore della pelle. Dal chiarore dei desideri. Quando s’infocavano di nebbia.

Non dimenticare la musica muta che facevano i miei capelli sul tuo cuscino e le note che si confondevano tra le pieghe delle lenzuola. Volate via come vele senza destino.

Amore mio, non dimenticare.

C’era sempre una canzone che dovevamo cantare. Ancora un verso da scrivere. Una luce da accendere negli occhi. Ammaliati, accecati d’amore.

C’è un piccolo regno in fondo al mio petto.

Lì sono sempre regina. E tu re.


(by poetella)

(video di poetella)

Suonare, dici?

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Suonare, dici? Ricominciare a suonare?
Ma hai visto le mani? No, dico, viste?
Pensi che si muoverebbero ancora sulla tastiera, come anni e anni fa?
Pensi che tutto possa tornare come anni e anni fa?
Che, poi, mi basterebbe anche un anno. Ma no, non per le mani.
Per l’attesa del domani che ancora brillava. Un anno fa.

Ho scaricato lo spartito dell’Aria delle Goldberg. Ci proverò.
Ci proverò un giorno con l’Aria.
Ché avrei tanto bisogno d’aria. Di slargo di cuore.
È così stretto tra un mare di ricordi, imprigionato.
Legato stritolato strozzato.
Avrei tanto bisogno di dargli aria, poveretto.

Suonare, dici.
Ormai riesco solo ad ascoltare. E riascoltare. E riascoltare.
Rimescolare i giorni passati senza guardare avanti.
Ché avanti che potrà mai esserci se non un buio accecante
o una luce nera come un pozzo fondo fondo e vuoto.

Che potrà mai esserci avanti se non il guardare indietro
e ripescare luce nei fossi della memoria.

E di quella luce vivere ancora. Silenziosa. E immobile.


(by poetella)


(video di poetella)

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Vola. Sola sola…

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sfera-sicurezza-bolla-sapone

(foto dal web)

Vola. Sola sola. Chissà da dove viene.

Dice Guarda! Bella, vero? Lui guarda in direzione della mano che s’è sollevata ad indicare in alto. La bolla. Grossa, luminosa, col riflesso del sole di luglio. Fluttua. Danza. Un riflessuccio celestino.

Leggerezza libera in aria.

Libertà nella libertà.

Armonia di movimenti.

Soffiata da chissà dove, da chissà chi.

Vola. Bella! Dice lei. Bella! Entusiasta come una bambina alle giostre.

Poi, pluf!

Sarebbe bello, dice, finire così. In tutta bellezza. Dice. Senza corrosione. Senza degenerazione. Senza impoverimento. Abbrutimento. Desolazione.

Così. In un soffio. In tutta bellezza. Assoluta. Incontaminata.

Pluf. Bello, no?

Perché invece tutto si… (si specchia nel vetro di una macchina parcheggiata. Si raddrizza. Guarda l’onda dei capelli) perché si deve scolorire, tutto. Sciupare, perché deve consumarsi lentamente prima di.

 

Anche le lampadine si rompono in un pluf, dice lui.

Sì, ok. ma  meno romantiche, no? fa lei.

 

Arrivati.

Rispondi forte al citofono, che tua madre non ci sente. Ok? fa lei.

e lui, Ok.

(by poetella)

 

 

Monteverdi – Toccata Orfeo.

 

 

Ma no, perché dici così?

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cielo infocato

(foto di potella)

Ma no, perché dici così? Poverina. Ma no! Vuoi mettere?
Te lo dico io chi è poverina. O poverino, che è lo stesso.
È povero chi non ha ricordi così intensi, così belli da dover credere, e forse a ragione, di non aver mai vissuto. Chi galleggia da sempre in un limbo di grigia mediocrità. Blanda calma piatta.
Non chi adesso che s’è scatenato un temporale, un temporale! dopo giorni e giorni di sole da deserto, un temporale con tuoni come bombe e acqua e fulmini e tutto un putiferio in cielo, lotte tra forze titaniche che non sai chi vincerà, chi perderà, e che importa? Staremo a vedere! un temporale come questo sai che fa?
Ricorda. Sorride e ricorda.

Ricorda un altro temporale, quando c’era silenzio se non sospiri, nella stanza e fuori sferragliava uno scatafascio di acqua e tuoni e fulmini e grandine. Chicchi come bombe sul piccolo tavolo bianco in balcone. E dentro era tutta dolcezza. Tutto tepore. tutto sfavillante desiderio, tutto generoso reciproco amore. E ricevere e dare e regalare e pretendere e appropriarsene e dare ancora e ancora e ancora. E ancora.

Poverina. Ma dai!

Chi s’è emozionata anche solo una volta così profondamente da sospettare d’essere vicina a morirne, o d’essere prossima alla fine del mondo, che certo non poteva continuare ad andare avanti così, ché tutto era troppo, troppo e troppo…

Poverina? No guarda!

Chi ha provato la tempesta infinita e la calma rigogliosa di un’isola che non sta nelle mappe, e lo stupore di uno sguardo che conteneva tutte le meraviglie del mondo e lo straordinario piacere di osservare un corpo da dio greco, assoluto e perfetto come solo i greci sapevano immaginare, ché i romani no! loro facevano ritratti. E la perfezione sulla terra non esiste. E invece esiste e qualcuno l’ha vista.
Lei l’ha vista. Toccata. Baciata. Posseduta, accarezzata. E s’è fatta baciare, toccare, possedere, accarezzare dalla bellezza, anche solo una volta, e non è stata solo una volta, lo sai! beh…

Poverina?

Solo perché è finita?
Non è finita. Non finirà mai.
L’impronta del Dio si porta in petto, marchiata a fuoco. E non si cancella.

Mai più. Mai. Mai più.


(by poetella)

Liszt – Sogno d’amore

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L’anima. Ancora…

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10557267_10206078712559118_4626570827818942412_n(foto di poetella)

ascolta poetella

L’anima. Ancora?

Lasciami parlare. No, lasciami parlare. Adesso. A parte che con questa giornata, guarda che cielo. Ma come ti viene di metterti a fare questi discorsi dell’anima. E l’eterno. E ci si reincarna. Per compiersi. Ma quando la pianti con tutte queste storie? Ti ci diverti?

Tutti vorremmo avere un filino di speranza, certo, certo. Certo. Chi ti dice di no? Tutti ci si attacca a improbabili costruzioni più o meno condivise, più o meno articolate. A me basta questo cielo. Invece. Sì. Certo. Mi basta.

Eterno, non eterno. Sicuramente lui è eterno. No. Non  hai capito. Per quanto mi riguarda è eterno. Non credo proprio possa sparire finche resto viva. Eterno è tutto quello che continuerà ad esserci per il tempo in cui potremo percepirlo. L’aria, il sole, il primo tepore della primavera. I sogni. I desideri.

Quella è la mia eternità.

Le tombe Medicee a Firenze. Ci sono e ci saranno. Se qualche pazzo non le distrugge nel frattempo, ma non credo. Ci saranno e potrò vederle, se mi andrà. Se ce la farò ad andare a Firenze. Quelle, per me, sono eterne. L’anima.

Io non lo so cos’è l’anima. Se esiste qualcosa oltre le molecole. Gli atomi nervosi e mobili. O immobili. Cinica? Dici? Ma che cinica. Non sono cinica. E poi basta appiccicare definizioni! Etichette. Che ne so come sono. So che non mi voglio prendere in giro. Io. Ecco.

Guarda che cavolo di cielo, stamattina. Ma che mi frega dell’eterno.

La Bellezza. La Bellezza. Effimera  Bellezza. Fugace, inafferrabile, stupefacente Bellezza.

Il mio desiderio di bellezza è eterno. Il mio stupore davanti alla Bellezza. È eterno. Non mi lascerà finché vivo. Tutto il resto…

Guarda quei vapori sui colli. Guarda quel mondo di fate all’orizzonte. Quei grigi, quei rosa. Spariranno.  Li  guardi ti giri li riguardi non ci sono più.

Cos’è eterno?

Il mio cuore veloce e la sua infinita fame d’amore. Ecco. È eterno. Sarà così fino a che si fermerà. Ma quando si fermerà, che mi frega. Non sentirò certo l’eterno silenzio del tutto. Non sentirò più niente.

L’anima? È il corpo, non l’anima.

Infinite connessioni. Elettricità. Flussi di elettroni sollecitati, solleticati, spronati. Tutti a vibrare  a girare a spostarsi a cercarsi a trovarsi… connessioni

Due occhi che ti guardano e scatta o non scatta

Fammi parlare. Ma sì, sto parlando solo io. Parli sempre tu. Fammi parlare. A che servono le sorelle, scusa?

Mica scatta sempre. Dici che è l’anima che si riconosce? Ma quale anima. È  solo magnetismo, attrazione. Poli positivi e negativi. Sesso. Voglia. Vita.

L’eternità?

Un desiderio è eterno. Uno struggimento. È eterno.

Uno sguardo è eterno. Quando spegne tutto il mondo. Quando annulla l’orrore del mondo. Quando colora il buio del mondo. Questo è eterno. Dentro di me.

L’attesa di un orgasmo è eterna. La voglia di innamorarsi è eterna.

Bach è eterno.

Non conosco la tua eternità. Non conosco la tua anima. Di cosa mi parli, ancora?

Conosco solo il tic tac dell’orologio e la sua carica…che prima o poi si scaricherà. E fine della corsa.

(by poetella)

Imparo a tenere le mani in grembo…

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isola

(foto di poetella)

Imparo a tenere le mani in grembo

l’attesa immobile del moto del cielo

del cammino generoso degli astri

Ne misuro diligente lo spostamento minimo

ascolto il ronzio del proseguire

sopraffatto dall’urlo dell’estate.

 

Magnolie e oleandri e tigli e passeri

sonnacchiosi nel caldo – preparativi d’un generoso fruttificare

dei giorni.

 

Ma è un’altra

è un’altra l’estate, lo sai, che m’era cara

è un’altra che svegliava la festa di questo mio cuore

di papavero e grano.

 

Se ne sta lì accucciata nel ricordo

e c’era luce, c’era gioia, rincorse coi piedi nell’acqua

C’era la vela e il gabbiano

E c’era il prato la fragola la felce

E scrosciava il ruscello

E si tuffava il delfino

E si bagnavano ippopotami ed elefanti

 

E danzavano le gru quella loro strana danza d’amore

E pure le lucciole, anche loro. pensa!

 

Se ne stava lì, silenziosa segreta custodita

da serrande abbassate

la mia estate

in quella tua-nostra incantata camera

che s’allagava d’amore. In quei giorni.

(by poetella)

 

 Debussy_ Rêverie (1890)

Tanto ce la faccio.

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sam_0055_1(foto di poetella)

 

 

Tanto ce la faccio.

Reggo gli sputi del destinaccio.

Tanto poi mi lavo.

E non mi sbavo..

Scalcio, sbraito un po’. Poi scatta la calma.

Lo sai, vero? Lo sai. Me l’hai insegnato tu, Maestro.

Non serve, dici. Mettiti buona e aspetta che passi. Se non ci puoi fare niente.

Ok, mi metto buona.

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Tanto ce la faccio.

Posso sempre tirare fuori i miei giocattoli dal cesto.

Ricordi minuti. Cianfrusaglie. Musichette di carillon.

Posso sempre mettermi ad attorcigliare capelli attorno al dito.

O dondolare sulla sdraia in balcone. Pure se non ce l’ho.

La sdraia, dico. Il balcone, sì.

.

Posso guardarmi allo specchio coi tuoi occhi. Sognati.

E aspettare.

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Tanto ce la faccio.

Sono cresciuta a forza di sberle.

Non mi fa paura niente.

Basta organizzarsi.

Nessuna sa organizzarsi come me.

Magari qualcuna sì, ma il fatto non pregiudica.

 

Nessuna sa pescare mollichelle di luce nella notte.

piccole come occhi di lucciole.

 

E continuare a leggere i sogni a quel chiarore.

(by poetella)

 

Pierangelo Bertoli – Eppure soffia

 

Sono intrisa…

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Sono intrisa

affondata affogata

sprofondata ricoperta allagata

sopraffatta sormontata

circondata catturata

intrappolata

invischiata spappolata

straziata snaturata

 

irrimediabilmente

quasi definitivamente distrutta

 

da questa maledetta cazzo di estate di noia.  Quando finirà?

..

(by poetella)

Il tempo a loro disposizione…

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Il tempo a loro disposizione, è un fatto, probabilmente era scaduto. Da quanto? Mesi? Anni, quasi? Secoli? Quanto era il tempo, tutto il tempo che era stato loro concesso? Quanta vita erano riusciti a condensare, a bruciare fino allo spasimo, per poi ricordarla tutta serrata, nelle ore che sarebbero venute? Ormai?

Ogni minuto l’avevano vissuto così. Da sempre. Dall’inizio. Tutto concentrato, contratto nel poco tempo disponibile. Forse questo il segreto di quella medicina che era arrivata al posto che doleva, sanandolo. Forse questo il segreto del loro ritrovarsi sempre accesi, affamati. Gonfi d’attesa.

Bombe innescate, programmate per esplodere.

Sì può vivere esaltati ogni istante se si sa che ci sarà un susseguirsi d’istanti, ore, mesi, giorni, anni, ancora? E ancora? E ancora? Probabilmente no. . Loro non avevano voluto che questo. L’esaltazione. Il trionfo. La gloria. L’estasi.

Ecco, all’inizio lei, forse, s’era spaventata dell’inevitabile fine. Aveva protestato, sperato in proroghe, aveva anche pianto nella paura del mostro che si sarebbe materializzato, un giorno. Dell’addio. Ma poi, poi, no. Poi no. Aveva imparato da lui. E lui da lei, che quello che volevano era esattamente quello che avevano avuto. E avevano saputo ottenerlo. E conservarlo. Erano stati bravi. A lungo.

In un libro lei aveva letto “…forse non gli ha insegnato nulla, sì è limitata a soffiare via la polvere da un testo antico chiuso dentro di lui”* e aveva scambiato i pronomi. Poi li aveva rimessi a posto. Lei, lui. Insegnare, imparare, soffiare via. Scoprire il nocciolo della loro vera natura. Esternarsi senza ombre.

“Ci lasciamo sempre con un seme di desiderio. E lui germoglia” aveva detto lui. Un giorno. Lontano.

Ma avrebbe potuto dirlo anche lei. E quando finirà, finirà. “bello come in sogno o come nei templi indiani”* così era stato, per loro.

E quando finirà, finirà. Se finirà. No? Sì.

(by poetella)

*da “Col corpo capisco” di David Grossman

L’uomo che amo…

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… è  l’uomo dei passi lunghi

del balzo

L’uomo del tuffo più ardito nella verità

senza guardare dietro

o di lato o in basso

 

È l’uomo che cammina sul filo

e non oscilla.

 

Diretto. Un passo dietro l’altro

E sotto l’abisso.

È l’uomo  che governa il fuoco

sistema il ciocco

soffia via la cenere

 

E sorride alla foglia alla gemma al fiore al frutto

 

È l’uomo semplice nel semplice dell’erba

Complesso come trama di ragno

e come quella trasparente.

Come quella cattura e imprigiona.

 

Ma poi t’accorgi che è luce che ti tiene

È aria

È suono

È calore di fiato.

 

Ché lui non stringe il pugno, non serra le braccia, solleva

e piano depone sull’acqua

 

come il vento che guida la foglia al fiume. E poi al mare

(by poetella)

(un video di poetella… che si scusa per la registrazione della musica in sottofondo. E’ una vecchia registrazione e non ero molto brava, ancora…)

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Ma sì, certo, la musica! La musica…

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Ma sì, certo, la musica! La musica. Nota dopo nota a riempire l’aria. Nota dopo nota a cancellare. Ma si cancella, poi? Passare un velo di note sul grigio, sul nero, sull’aspro, sul ruvido.
Si cancella, poi?
O non continuiamo a tracciare tra una nota e l’altra sempre quegli occhi. Quegli occhi!
E quelle labbra, l’infinita struggente dolcezza del ricordo della curva del collo, delle piccole orecchie, e le braccia, le mani. Le mani! Ultimo pensiero, la notte. Primo pensiero al risveglio. Prima dolorosa fitta d’assenza. E poi tutte le altre.
E subito la musica. Chiederle aiuto. E ai fiori. Che sono pochi, così pochi nel balcone asfissiato di caldo. Cuore mio, come te.
Un’apnea di felicità. Quanto si può, senza?

Convincersene. Dondolare mestamente il capo e convincersene. Mai più.
Solo, solo la musica e tutte le altre bellezze. Ma non quella.

Un mesto, mesto cammino sconsolato, senza ristoro se non qualche minuscolo fremito.
Davanti al timido, ennesimo boccio di rosa. Piccola coraggiosa, testarda alzata di testa della vita. Lei ce l’ha fatta. La rosa.
Ed io?

Amore mio, non mi riconosceresti così, senza guizzi, senz’allegria. Non sono più.

Non sono più.


(by poetella)
(Chi mai avrà potuto consolare Adriano?)

(video di poetella)

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