Ahhhhhhh!

E buongiorno a tutti

da poetella

Strano come ci prenda una specie di…

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(foto di poetella)

Strano come ci prenda una specie di trepidazione

quasi un’allegria a sentire il primo tuono

e poi l’altro e l’altro

strano come si stia a spiare il cotto del balcone per scorgere le prime macchioline scure

e l’attesa. L’attesa come di grande evento.

Strano come si sia sempre ancora propensi a sperare.

Anche se poi cosa ci sarà mai da sperare?

Sì, certo, la pioggia.

Neanche fosse oro e io Danae.

(by poetella)

Tuoni lontani

ma qui…

ancora niente

Il silenzio del mondo adesso…

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(foto di poetella)

Il silenzio del mondo adesso.

Che poi, guarda, bastano le finestre chiuse e tutto tace.

La sera tra poco si spalmerà sui vetri, tranquilla, rosata. Il vento non lo sento. Anche se c’è. Nessuna voce, nessuno scricchiolio. Solo i tasti del pc sotto le dita. Avessi delle finestre dentro, anche io. Potessi chiudere tutto e starmene un po’ in pace, come stanno in pace i fiori recisi nei vasi. Che ne sanno loro che presto…

Non sapere niente, come non  sanno niente le nuvole, vanno, vanno e prima o poi…

Prima o poi che non arriva mai.

Non arriva mai niente. Non arriva più niente. Neanche il fruscio di un’attesa.

Uno scricchiolio di carta argentata che sveste un cioccolatino.

Niente.

Ovvio. Non li compro. I cioccolatini, dico.

Sarà per via di questo.

(by poetella)

Tappeti antichi che passione…

questo il mio preferito: un Kirman Laver di metà ‘800…

poi ci sono gli altri…

Immagine

no, così, pe’ sape’…

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Alle cinque e mezza del mattino…

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(foto di poetella)

Alle cinque e mezza del mattino

quando i rumori del giorno ancora sonnecchiano e la luce stessa

pare sia ancora in dormiveglia

tanto è poca la voglia di aprirsi definitivamente

definitivamente far balenare il giorno

assolato, lattiginoso, implacabile, vuoto

alle cinque e mezza del mattino

in balcone la mia piccola rosa mi saluta

Lo vedi, dice, posso ancora fiorire.

Anche tu, dunque, spera.

(by poetella)

Oggi la voglio ricordare così…

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(opera di poetella)

con una mia tempera su cartoncino di tanti anni fa, quando ancora dipingevo…

Buona serata da poetella

A causa di questo enorme…

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(dal web, rielaborata)

A causa di questo enorme vuoto

– avevo un’amica tanto tempo fa

ora imprigionata nel buio

a causa di questo enorme vuoto

che niente colma

di questa voragine di fame inappagata

a causa del chiamare e chiamare

e nessuno risponde

avevo un amore un tempo

dov’è finito adesso?

occorrerebbe inventarsi, che so, un grosso coniglio bianco (Harvey?)

cos’era, un Pooka?

per scambiare due parole

magari qualche risatina.

Per ritrovarsi

poi salutarsi

poi ritrovarsi. Ancora.

(by poetella)

Va bene come buongiorno?

Si, vero?

😊

Certe nuvole…

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(foto di poetella)

Certe nuvole

a guardare in su, certe nuvole non fanno forse pensare a una pioggia d’oro?

Come una benedizione, una grazia dal cielo per fecondarci l’anima

troppo greve, troppo appesantita

troppo scalpitante, vogliosa di liberarsi di zavorre

e zavorre e zavorre e zavorre.

Certe nuvole non sono forse come una porta socchiusa

verso uno sconosciuto mondo leggero

impalpabile

lieto.

Come certa musica.

E intanto ascolto Debussy.

Sto bene.

(by poetella)

Meraviglioso Miguel Fleta…

Miguel Burró Fleta (Albalate de Cinca , 1°dicembre 1897 – La Coruna, 29 maggio 1938) fu un tenore spagnolo. È stato, nonostante la sua breve carriera (1919-1937), uno dei più grandi tenori del XX secolo.

(Da Wiki)

Secondo me nessuno come lui è stato don José di Carmen…

Giacomo Lauri Volpi, nel suo libro “Voci parallele” dice: Nessuno ha mai cantato, nè canterà mai la Romanza del fiore come Miguel Fleta.

E ciò ci basti.

Pensavo dovessi…

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(gruppo in ceramica Geminiano Cozzi, ‘700)

Pensavo dovessi smettere pensavo fosse arrivato
il tempo esatto il giorno
l’ora di svuotare i cassetti rivoltare
il materasso cambiare il posto dei giorni
spostare scambiare partire
prendere per le ali i sogni morti tirarli
giù affondarli nel mare nero
cupo e profondo del niente

pensavo si potesse ri_comincire a scrivere
una bella storia straniera. Ma

no.




(by poetella)

Ti alzi…

esci in balcone e…

Beh, buongiorno a tutti da

poetella

Continuo…

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a rubargli le foto.

Beh… mi diverto così

😜

Lo sai?

Ti ho rubato una foto.

Tanto non te ne accorgerai mai!

P.s.

troppo belle le tue foto. Sempre.

Chi sa se ci pensi mai…

(il vecchio scolapiatti)

Che ne pensi, ci pensi mai

anche se avevi detto di no, no, tanto tempo fa, che non serve

a che servirebbe?

ci pensi mai alle briciole che conservo in fondo

alle tasche per questa fame

che è diventata cronica

e si vive delle riserve di grasso e luce accumulate

prima della carestia

prima della chiusura definitiva

del mercato?

Ci pensi mai anche tu

a questo “mi ricordo” che è ormai il dire

più semplice, più facile

più triste da pronunciare

E mi ricordo, mi ricordo

Come potrei non?

Una mattina, tanto tempo fa, prestissimo

nel silenzio che ricorda ancora la notte

a casa è crollato

lo scolapiatti

facendo sobbalzare, credo

tutto il palazzo.

Pensa, s’è rotto solo un bicchiere!

(by poetella)

Oggi ho trovato su Instagram…

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(la lista della spesa di Michelangelo)

Oggi ho trovato su Instagram questa foto.

M’ha commosso.

Sono stata molte, moltissime volte a Firenze. Ma mai a casa Buonarroti. E sì che il mio amore per Michelangelo è cosa risaputa.

Alle tombe medicee, ogni volta che entro, immancabilmente, piango.

Di fronte al tondo Doni sosto in genere dai 5 ai 10 minuti. In piedi. Immobile.

Il Bacchino ebbro del Bargello l’ho fotografato in tutte le sue visuali. E didietro è quasi più bello che davanti.

Ma a casa Buonarroti mai. Mai stata.

E oggi ti trovo questa foto di un foglietto lì conservato: una lista della spesa fatta da Lui, per il suo servitore sicuramente analfabeta. Coi disegnini per fargli ricordare quello che doveva comprare.

Aringhe, tortelli, alici, pane, due zuppe di finocchio, quattro acciughe e un piccolo quarto di vino grezzo.

Il Dio si fa umano!

Beh, a ottobre, passato (spero) il caldo si va a Firenze, a casa Buonarroti. Deciso.

(by poetella)

Ma in fondo dovrebbe essere…

(Henri Cartier-Bresson)

Ma in fondo dovrebbe essere questo che conta.

Stiamo relativamente bene

qualche piccolo acciacchetto dell’età

la casa bella

– anche se maledettamente scomoda, diciamolo –

poche rughe, ancora sette piani  a piedi senza troppo fiatone.

Se si volesse uscire si potrebbe.

Ma per andare dove? A fare che?

Questa bolla di silenzio e solitudine

questa prigionia. L’assedio del caldo

e la gente che ha deciso che si deve divertire

e fa finta di farlo.

E niente.

L’estate è un luogo insopportabile, per me. Potessi almeno sognare.

(by poetella)

Oddio!

Che noia infinita!

Quando finisce ‘sta cazzo d’estate?

Cole Porter, Artie Shaw e gli altri…

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Tintinnio di pioggia
passacaglia di gioia.

Il cuore danza.





(by poetella)

Chissà se finirò mai di…

(dal web, rielaborata da poetella)

Chissà se finirò mai di interrogare le nubi

mica solo le nubi

anche i voli in cielo, neri o colorati, a volte tutti verdi

il verde è un bel colore, poi mi sta bene

chissà mai se smetterò di chiedere alle stelle, ai Ching, alle macchine che passano

se è rossa tra le prime dieci, sì, se no, no.

Chissà mai se imparerò la pazienza del non sapere

del non interrogare

del non cercare di prevedere

vivendo leggera

come una carta portata dal vento nelle strade polverose di una vecchia città

(by poetella)

… stamattina

… in camera da letto

E buon proseguimento di giornata

da poetella

Vabbè, dai…

Oggi cenetta leggera…

melanzane grigliate condite con olio extravergine aromatizzato al tonno, (compro del tonno sott’olio extravergine, e ce n’è così tanto di olio che lo uso per condire) pomodori datterini (della casa), prezzemolo, origano, aceto.

Poi due pesche.

E stop!

‘notte…

Volta la pagina delle…

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(Rielaborazione di foto dal web)

Volta la pagina delle differenze

lo vedi, lo faccio anche io

Mettilo via quel libro, che c’importa di leggerlo ancora

nascondiamolo bene

non se ne parli più

chiudiamolo nel cassetto del comò su in soffitta

lasciamo che la polvere, le muffe, qualche benevolo insetto lo smangiucchi

piano piano.

Ho qui ancora dei fogli bianchi, che credi

Scriviamo una bella storia a due  mani, c’è tempo ancora.

(by poetella)

Comunicazione di servizio…

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Le polpettine vegetali erano ‘na delizia!
Croccanti e leggere…
Direi sfiziose.

Dunque ecco la ricetta:
(Per quelle semplici…)

Quattro patate medie (ma poi la dose si può aumentare o diminuire a piacere
Due zucchine  abbastanza grandi, meglio se romanesche.
Una carotina, una cipollina
Un albume d’uovo
Parmigiano o grana a piacimento (tre cucchiai colmi)
Pane grattugiato
Prezzemolo e altre erbe a piacimento

(Per chi volesse, versione con aggiunta di porcini secchi trifolati per quelle più “sfiziose”)

Preparazione:
Sbucciare e cuocere a vapore (o lessare) le patate.
Rosolare cipollina e carotina e poi le zucchine tagliate a rondelle.
Fare cuocere una decina di minuti con l’aggiunta di un po’ d’acqua.(salare e per chi volesse, pepare)
(Rosolare eventualmente dopo l’ammollo i porcini)

Fare intiepidire il tutto.

Poi tritare prezzemolo, chi volesse maggiorana e timo (io non l’ho messi ) o altre erbine a piacere.

In una ciotola mettere il tutto dopo aver schiacciato patate e zucchine.
Aggiungere parmigiano o grana grattugiato e l’albume.
Poi dosare il pangrattato fino ad ottenere la giusta consistenza delle polpette.
Passare le palline ottenute (chi volesse prima nell’uovo. Io non l’ho fatto) nel pangrattato.
Disporre nella teglia su carta da forno.  Spennellare con olio.
In forno.
15 minuti.
Poi voltare.
Altri 10. Spegnere e lasciare in forno.

Con questo  caldo io le ho cotte stamattina presto.
Poi prima di pranzo le ho scaldate proprio un attimo in padella antiaderente.

Gran successo!

Provare per credere!

E buon pomeriggio da poetella!

oggi niente poesia…

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(dal web)

è per via che sto cercando ricettine di polpettine con le verdure al posto della carne. Pare che a casa abbiano deciso di ridurre drasticamente il consumo di carne. Era ora!

Per conto mio l’ho ridotto da tempo. Ma gli altri commensali fino adesso hanno viaggiato a ciccia tutti i giorni. E non va bene.

Anche perché il pesce non si può cucinare a casa, Dicono che puzza! Pensa te! Io adoro l’odore del pesce. Sarà che papà, due volte a settimana, pesce. E quando si andava al mare, l’estate, lo pescava, lo puliva e lo cucinava! Buoniiissimo!

Ma qui non se ne parla. Solo al ristorante.

Io me lo cucino per me la mattina presto e poi deodoro la casa! Roba da matti.

Ma tant’è. la convivenza si sa, ha le sue regole.

che sono sempre quelle:

“carità, tolleranza e strafottina, un cucchiaio a digiuno ogni mattina”

Che dite? La ricetta delle polpette? Beh, prima le faccio, poi, se vengono bene, ve la do. Ok?

(by poetella)

Beh, sai che ti dico?

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Che dici, basterà…

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(foto di poetella)

Che dici, basterà la semplicità di una porta chiusa

a lasciar fuori tutto il fumo nero

tutto quello che era in alto e sarebbe potuto (da un momento all’altro)

cadere giù?

Basterà la luna che cresce e quando si stanca cala

a insegnarci il gioco dell’eterno ritorno?

O dell’eterno mai più?

lo so. Ci vorrà maestria. E fare a meno d’altri maestri.

(by poetella)