È che non riesco mai a…

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(bello di mamma)

È che non riesco mai a fotografarti.

E quando ci riesco, beh, è ‘n evento!

Eppure, alto alto, molto più di me, massiccio, con le tue larghe spalle, sei sempre (vabbè, tutte le mamme così) sei sempre il mio piccolo. Come io sono ancora per te quasi onnipotente.

No, no, certo no come quando eri piccolo che, te lo ricordi? te ‘a leva mamma! Imploravi quando quel salumiere ti aveva fatto assaggiare una fettina di salame piccantissimo  e tu speravi,  anzi, eri sicuro che sarei riuscita a levarti il bruciore dalla lingua.

Magari, amore mio!

Magari fossi davvero onnipotente come pensavi da piccolo.

Ti leverei di torno tutti i bruciori, tutti i guai, tutte le insicurezze, tutte le sconfitte, le guerre, le delusioni.

Ti coprirei  di felicità.

Come quella che provai quando nascesti. Dopo averti aspettato nove anni. E aver passato sei mesi a letto per farti nascere.

Ma non sono onnipotente, amore mio piccolo.

E ho tanta paura.

...

(by poetella)

Ma tutta questa pioggia!

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(foto di poetella)

Ma tutta questa pioggia!

Ok, c’è parecchio da lavare. Da riportare a splendere. Parecchia polvere da togliere (dal cuore)

Non basta spazzolare i tappeti (sono undici, cavolo!) non basta passare la cera sui mobili (loro, se invecchiano, sono ancora più belli, e io?)

Non basta lavare le tendine di lino e stirarle (dovrei dare una stiratina anche alle mie idee. Stanno prendendo una brutta piega)

Non basta interpellare astri e tarocchi e libri dei Mutamenti (come si fa a mutare direzione?)

Ma tutta questa pioggia!

Sarebbe ora  la smettesse, no? tanto si lava via tutto, meno quello che si dovrebbe lavare.

E tu, tu, maledetta me! Mi stai in testa come un’ossessione!

(e dire che questa frase me l’avevi scritta tu, ere geologiche fa)

Bah… e piove. Piove. Piove da mesi.

(by poetella)

Poetella un po’ assente…

… e non parlo solo di casa

!

Eppure mi bastava…

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Eppure mi bastava (erano anni e anni) gettare quelle tre monetine trascrivendo il risultato.

Controllare, ascoltare poi l’oracolo. (secondo me c’è qualcuno là dentro. In quel libro dico)

Mi bastava starlo a sentire (le parole tra le righe, la bella voce bassa, calda, immaginata) e mi si illuminava, mi si schiariva, per lo meno, mi si delineava il percorso da intraprendere, senza la minima indecisione, senza tentennamenti (anni e anni di consultazioni) senza postumi pentimenti.

L’uomo nobile si comporta così, diceva la voce scritta.

E si seguiva la mano che indicava, perentoria.

Eppure mi bastava aprire il libro, tenere un po’ in mano le monetine, porre la domanda

(non era sempre a soggetto amoroso, principalmente, però, direi) insomma porre la domanda, lanciare sei volte le monete luccicanti e

Fatto.

Ascolta la voce e agisci. Sicura. Fiduciosa. Dagli retta, però, se no, sciagura. Nulla che sia propizio. Attenta.

Mi dovrò ricominciare a mettere nelle mani del saggio. E che sia chiaro. Non sibillino. Chiaro.

Che mi serve proprio.

(by poetella)

Mi hai mandato quella bella foto…

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(foto della sorella di poetella)

Mi hai mandato quella bella foto.

Quello che vedi dalla finestra, quando ti svegli.

Me lo ricordo, sai? Quanto anni sono? Ma sì, lo so bene. Certo è strano. È strano proprio. E dire che anche prima di nascere eravamo insieme.

Magari stavamo strettine, ma insieme.

Ora, invece, chilometri e chilometri. Ma non è quello.

Mica stai in America. Non è quello. Sto scuotendo piano la testa. Te l’immagine che faccia faccio, vero?

Comunque, pazienza.

Ah, dimenticavo, sempre bello il tuo giardino. Anche in quasi inverno.

Ti bacio sorellina.

(by poetella)

E, lontano…

(foto di poetella)

la neve!

Pare che finalmente…

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(foto di poetella)

Pare che finalmente, – dice Sarai contenta, no? insomma pare che finalmente, e non si sa per quanto, fino a quando, se per molto, per poco, per così così,

ok, dicevo pare che finalmente, dopo qualche minuscolo tentativo mal riuscito, si sa che ci sono forze che remano contro, remano male, i rematori sono sicuramente disavvezzi a grandi manovre, non ci sono più i rematori di una volta (ma che c’è più di una volta? Anche i capelli non sono più quelli di una volta. Pure quelli di mia sorella che erano una favola! Che si doveva fare due treccioline con quelli dietro la nuca per poi legarle attorno alla testa e avere una chioma quasi normale. )

Uffa, lo sapevo, sono andata fuori tema.

Ma oggi si può andare solo fuori tema che fuori casa, meglio no.

Ok, basta. Dicevo pare che finalmente (sia ringraziato il cielo o chi per lui. Ma sì, mi sa che è proprio una questione di cielo)

Ah, ma allora dillo che non lo vuoi dire!

Beh, lo dico.

Lo dico?

Sì, sì, lo dico:

pare che finalmente sia arrivato l’inverno!

Alleluia!

(by poetella)

E anche oggi…

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come ieri, il lettore o la lettrice sconosciuti …

Pare si stia bene nel mio blog, eh, carino/a?

Ma… due parole no, eh?

Pazienza…

ancora acquisti domenicali…

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Beh, anche oggi acquisti. Non so bene da che area geografica arrivi, potrebbe essere Alto Lazio, come Toscana, o anche Marche. Quello che è certo è che questo piccolo boccale da convento, alto poco più di 10 cm, dovrebbe avere circa cinquecento anni, poco più, poco meno. Le cifre sul fronte fanno pensare a Santa Caterina, e la ruota potrebbe essere un riferimento al martirio della santa.

Ma non è meraviglioso che questi minuscoli oggetti si siano conservati così a lungo. Loro cosi fragili, delicati, effimeri?

Ma tant’è. Adesso è a casa mia, insieme a tutti gli altri. Viva!

...

(by poetella)

buona domenica a tutti!

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da poetella!

insomma…

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Sì, dicevo, insomma, sarà perché sono della Vergine, con l’ascendente in Bilancia e un sacco di altri pianeti in Bilancia (amore del bello, dell’equilibrio, dell’armonia, dell’ordinato e sereno… ecc ecc…)

Insomma, sarà per quello, che si sa come la Vergine sia desiderosa di ordine, di precisione, come sia maniaca del tutto a posto, ogni cosa al suo posto e un posto per ogni cosa, in più c’è quella Bilancia che vuole tutto bellissimo, artistico, direi, sarà quello o che ne so che sarà, tant’è che

avevo comprato una cassettina per eliminare la vecchia e mettere in bell’ordine (ci stava pure prima ma la scatola era troppo vecchia e sofferente) dicevo e mettere in bell’ordine il mio “parco fili, aghi, forbicine e varie”,ma la cassettina comprata non si chiudeva ermeticamente. Insomma il coperchio era solo appoggiato. E non andava bene, no?

Allora mi sono inventata quest’accroccaggio: ho preso un laccio da scarpe e l’ho fatto passare per i buchetti della scatola. Poi, arrivata nel centro, ho lasciato le codine pendenti per farci un bel fiocco.

Sul retro, due fiocchetti a mo’ di cerniere.

Et voilà! Il gioco è fatto.

Peccato non avessi trovato in casa un laccio rosso, ma solo bianco. Rosso sarebbe stato mooooolto più carino.

Ma lo troverò e sostituirò il bianco.

Intanto… funziona!

(by poetella traffichella)

(tanto per parlare delle piccole cose che danno gioia…)

Pensierino della sera…

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O no?

Jordi Savall

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Fuori è una lastra di…

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(foto di poetella)

Fuori il cielo è una lastra di giada traslucida

Fuori è tutto silenzio- no, è che i vetri termici…-

Fuori c’è un mondo bagnato che pulsa, corre, vibra ma qui non arriva niente.

Cosa dovrebbe mai arrivare, in fondo. In fondo al giorno c’è la notte. Ancora è lontana. Non troppo, solo un po’ lontana. Sono le 15,56, ci manca un po’ alla notte. Che poi che me ne dovrei fare della notte. Anche col sonno il rapporto è un po’ burrascoso. E io non amo i rapporti burrascosi. Vorrei tutto liscio, tranquillo, una sciarpa di seta azzurra.

Macchè!

Scordiamocela. E i rapporti, poi, ognuno sta con se stesso e ogni tanto si specchia. In altri occhi. Il colore non conta. Che faccio, conto i giorni che mancano alla fine dell’anno? Tanto poi finirà anche quello.

E staremo a vedere come.

(by poetella)

Il tempo. Che ore sono?

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(foto dal web)

Il tempo. Che ore sono? Che sono ora? No. Non era questo.

Questo tempo, non c’è mai tempo. O ce n’è troppo.

Quando passa questo tempo,

quando scivola via, quando si ricompone come un puzzle da rimettere a posto

adesso è tutto scomposto, disordinato, scalmanato, arruffato

quanto si dovrà aspettare perché le lancette si rimettano a camminare

nel verso giusto, dico

non all’indietro, occhi all’indietro, cuore all’indietro

e il tempo?

Quello cammina, non guarda in faccia nessuno

Ricordo ancora la tua faccia.

O forse no. Forse non era così. Forse era meno bella.

E io?

(by poetella)

per chi volesse metterselo in sottofondo…

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sono 52 minuti di meraviglia!

La voce più bella!

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Beh, io non ho mai sentito cantare l’Otello così.

Lui è Otello!

Buon ascolto e buona notte.

Ma guarda che vento…

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(foto di poetella)

Ma guarda che vento,

senti che vento

senti come sposta

senti come spinge, rivolta, strattona

senti come solleva, come trascina

come fa posto a

ma come, cosa ormai potrei dire del vento?

in questo cubo di porcellana

dove tutto è fermo

tiepido solo di termosifoni calibrati

al minimo

per economizzare dolore

(by poetella)

nell’aria…

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(dal web)

Nell’aria ferma, grigia

contro lo schermo piatto del cielo

un fremito improvviso d’ali

un sussulto dallegria.

Lo scoccare stupito d’un’inaspettata gioia

(by poetella)

Il fiume, sempre il fiume…

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(foto di poetella)

Il fiume, sempre il fiume

che a guardarlo, a guardarlo come fai a non farti trasportare da quel suo canto, da quel suo andare schivando, carezzando, sormontando, trascinando, travolgendo

a volte calmo, a volte impetuoso, a volte minaccioso, quasi furente, e poi ancora calmo, dolce, sereno

Il fiume, sempre il fiume

come fai a non starlo ad ascoltare come fosse un amico che ti sussurra grandi verità e poi va via e ti lascia a pensarci su, e poi torna e ti racconta una storia e ancora se ne va e poi torna e ritorna e sta sempre lì, sempre uguale, sempre diverso,

e non ti annoia mai.

(by poetella)

Tuttavia non posso davvero…

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(foto di poetella)

Tuttavia non posso davvero fare a meno di guardare in su.

Certo, il rischio di inciampare (è già successo che ho fatto un bel volo. Punti sul sopracciglio. Che meno male non si vede la cicatrice) quello c’è.

Ma il rischio vale la pena. Cieli vasti, azzurri, a Roma, per lo meno. C’è quell’azzurro che mi sa solo a Roma. Poi non so. Giro poco.

E non solo cieli. Anche nuvole. Nuvole gonfie e bianche, come cumuli di panna o lievi, leggere, veli di chiffon, o a frotte, una scolaresca in cortile. O quelle solitarie, che se ne vanno a cercare la fine chissà dove, chissà come, chissà per chi. O perché. (vabbè, perché si sa. La scienza ci spiega tutto oggigiorno)

Poi, a volte, la luna.

Tuttavia infatti non posso davvero fare a meno di guardare in su.

Gli alberi. Quelli carichi di verde, che grondano verde e non ci vedi niente che verde, sparito il cielo, sparita la terra, spariti i contorni del mondo o quelli tremuli, ansimanti, pensieri non ben definiti, agitati perennemente da sempre nuove domande, come vento. C’è parecchia vita in su. Oltre noi. Dunque…

(by poetella)

Ieri…

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(dal web)

                    … m’era venuta voglia
di scrivere della luna.
È che ieri, Luna piena in Toro, davvero non riuscivo a non guardarla. Nè a fotografarla. C’è chi è più bravo di me a farlo. E infatti l’ha fatto.
Ma questo è un altro discorso. Di un’altra storia. Che non è più mia. Nè tanto meno so di chi sia.

                             Divago. Al solito.

Ma torniamo alla luna.
Che poi davvero ieri sembrava una dea. Vagli a spiegare agli uomini primitivi che è solo un pezzo di pietra.
Vagli a spiegare a certe donne che certe storie sono solo pezzi di pietra da gettare nel fiume e guardare come affondano.

             Ecco. Ho divagato di nuovo.

Comunque la luna, ieri, era proprio una dea.
                         …
                         …
                         …
(by poetella)

oggi ho ritrovato queste foto…

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Sì, mettendo un po’ d’ordine (quasi impossibile) tra le foto conservate nel pc, tante cancellate, via, non se ne parli più, e tante che m’hanno fatto sorridere (tipo mio figlio piccolo, o un sorriso a tavola nella piazza del campo di Siena, anni e anni fa)

Insomma, mettendo ordine come faccio io, una specie di valanga trascina tutto (ero presa davvero da una furia iconoclasta!) ho ritrovato queste due foto.

La Madonna di Citerna, di Donatello

E ho ricordato.

Un’emozione infinita, davanti a quest’opera di Donatello, in un paesino minuscolo, quattro case in fila e un unico ristorante dove tra l’altro abbiamo mangiato malissimo, e non l’avevamo ancora vista! E poi quel vecchietto. Un omino pensionato, d’età indecifrabile, che ci ha accompagnato (diceva di essere una guida turistica volontaria) a vedere la madonna. Ha aperto la chiesa per noi.

Della chiesa non ricordo niente ma la Madonna! Mai visto niente di simile nella scultura in terracotta. Tra l’altro era stata restaurata da pochi anni riportandola al suo colore originario. Lei, bellissima, ma il bambino! Che sguardo orripilato. Come se già vedesse quello che l’aspettava. Il busto ritorto, ritratto, a sfuggire al destino appoggiandosi alla mamma. Una magnificenza che solo un uomo di infinita sensibilità, oltre che ovviamente tecnica sopraffina poteva concepire.

Stupenda!

Bello ricordare la Bellezza! Che davvero è ovunque.

(by poetella)

oggi vi voglio far vedere…

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quello che ho comprato ieri al mercatino di Ponte Milvio.

Trattasi di due minuscoli vasi porta fiori (sono solo 9 cm di altezza!) di Meissen. Periodo metà settecento. Una vera delizia per gli occhi.

Notare la fattura dei fiori, minuscoli, pieni di petali di meno di un millimetro di spessore.

Notare la cromia accesa, tipica della manifattura di Meissen.

Certo, la fabbrica ancora esiste, ma i suoi prodotti, se pure carissimi, scompaiono se paragonati a quelli del ‘700. E’ tutta un’altra storia.

Piace poi la collocazione? tutti pezzi coevi. Tutto Meissen ‘700. E’ decisamente un bel vedere. No?

Dietro i vetri…

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stamattina il cielo era così.

Troviamo sempre il modo di meravigliarci

una vecchia storia vera… lunga ma… vera!

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La casa appariva dopo una salitella su una strada bianca tutta ciottoli. Non proprio l’ideale per la piccola panda bianca stanca di troppi anni e troppi cambi di padrone.
I tre, un giovane uomo, una donna poco più giovane, o molto, chissà, una seconda donna vistosa, molto truccata, cappotto arancione corto, foulard a coprire le rughe del collo, i tre erano scesi dall’auto lasciata fuori d’una recinzione sbilenca fatta di filo di ferro più simile a quella di un pollaio o di un cantiere stradale abbandonato, molle e pendula, arrugginita, mista a erbacce. Cancelletto chiuso, ma un passaggio tra la rete rotta e cespugli di ortica e, forse, margherite. In un’altra stagione.
Erano scesi, la donna grassa parlando a voce alta, al solito, tutta un Vedrete che quadri! Vedrete che belli! Eccola!
Una delle finestre della casa, persiane scolorite da anni e anni di desolante apri e chiudi, s’era aperta e una mano che salutava s’era portata dietro una voce cristallina Eccomi, scendo! Un attimo…
In cima alla scaletta esterna, che finiva in un pianerottolo con due vasi di terracotta addolorati da una cascata di foglie secche di un’irriconoscibile pianta un tempo forse grassa, era apparsa una lunga figura con un fazzoletto a fiori provenzali in testa, mantellina di lana rosa che non riusciva ad ammorbidire le spalle ossute. Scendeva lievemente le scale, come sfiorandole, trattenendo a fatica due grossi cani slanciati, unica immagine d’eleganza. In quello squallore.

– Non temete, sono buoni, Aldebaran e Astra. Ché mica gli si possono mettere nomi di santi, creature di Dio, certo, ma sempre bestiole! –


Sembrava ci tenesse a spiegare, voce come musica, mentre si girava e riapriva la porta da cui era uscita che intanto s’era richiusa come sospinta dal pudore, invitando i tre.
Dal fazzoletto in testa uscivano ciuffi scomposti di laniccia grigia che spiovevano sulla mantellina.
Ferma sulla soglia, tenendo la porta, aveva fatto entrare.
La casa quasi al buio. Un forte odore di urina di gatto.
La donna giovane s’era sentita sollevata nel vederla, con quei suoi scarponi da montagna da cui uscivano le calze di lana, una rossa, una a righe viola e bianche, con due grossi buchi all’altezza del polpaccio, precipitarsi ad aprire le quattro finestre.
Apriva i vetri, apriva gli scuri, richiudeva i vetri. L’odore intrappolato dentro. Senza speranza d’uscire. E, a ogni apertura di scuri, si svelava un po’ di più dell’enorme stanza. Due, tre cavalletti con tele incompiute sopra. Una coperta da uno straccio tutto chiazzato di colore. Un tavolo fratino di cui si scorgeva la crociera di ferro battuto sotto stratificazioni di polvere d’anni, completamente ricoperto di vaschette con resti di colore, fogli di carta disegnati, alcuni piccoli busti di gesso, uno ritto, uno coricato, senza naso, pezzi di tela, alcuni fissati solo da una parte al telaio sconnesso, bicchieri con resti di chissà che, una scodella con dentro un osso di pollo, e pennelli, pennelli puliti, pennelli imbevuti di colore, pennelli senza più che due, tre peli, pennelli grandi, medi, piccoli, una bottiglia di cristallo vuota, una che doveva aver contenuto del vino, ma chissà quale. L’etichetta non era più leggibile. E poi una tazza grande, con dentro del colore secco. Un piatto di porcellana, Meissen? Sempre con resti di colore. Una fotografia di D’Annunzio con dedica: A Elvia con amore, Gabriele. Una teiera. Vuota? piena? libri uno sull’altro, libri e polvere, polvere, polvere ovunque. Quasi fango, in quell’odore acre. E la donna col fazzoletto per niente a disagio che parlava, parlava e invitava a guardare le pareti. Che grondavano quadri. Suoi. In vendita.
Magnifici.

E i tre avevano comprato. E poi erano scappati via.

Elvia Mandolesi – La bocca della verità. Pastello su carta. 1921.

e questo ancora ce l’ho!

Piaciuta la storia?

(by poetella)

Ripetere all’infinito…

e la vita è bella

E invece succede…

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E invece succede
può succedere insomma
quando proprio credevi che no
                     – piccole avvisaglie
                          sospetti
può succedere che
               – certo, la cura conta
prima solo una minuscola gemma
poi il boccio
poi finalmente il fiore, bianco, puro, splendente.

Può succedere che, anche se non ci credevi quasi più,
l’amore





(by poetella)

Penso che…

dovrò scrivere qualcosa

su questa rosa..

Vedrò se riesco più tardi…

Intanto buona giornata!