Leggevo della serenità delle nubi…

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(una vecchissima foto di poetella)

*Leggevo della serenità delle nubi

e dell’innocenza del frutteto.

Non so. Innocenza? Chi mai? Di cosa, poi, innocenti. Siamo tutti colpevoli. Anzi, no, ecco. Tutti innocenti.

Come il frutteto.

Chi mai può deviare da un tracciato che sta già scritto nel sangue e nelle ossa, prima di ogni idea?

Di ogni decisione presa o da prendere.

Dove sta la vera, pura libertà?

Il libero arbitrio? Ogni scelta che si fa, ogni passo, ogni allargarsi di polmoni e stringersi di cuore non è forse l’unico, l’unico possibile, in quel preciso momento?

Altrimenti, no? Ovvio che. Direi.

E la serenità delle nubi, poi.

Non guardo le nubi per saziarmi di serenità. Io.

Anzi! Ché loro mi lasciano sempre una specie di tensione, in petto. Una voglia. Mille domande.

E stupore. Anche sorrisi, mica no. È sereno lo stupore?

La serenità è lago. Dicono che il lago deprima. Boh! No. Il lago è serenità.

Lo stupore, onda. mi pare.

Sospensione di.

Scombussolamento.

Il sopra, sotto.

Il sotto, sopra.

Sarebbe cambiato qualcosa se…?

Sarebbe stato tutto diverso? Maglio? Peggio? Diverso?

Non so.

So solo che si fa semplicemente quello che si può fare.

La serenità delle nubi.

L’innocenza del frutteto.

Parole. Belle, ma parole,

mio adorato Lobo Antunes

(by poetella)

*Antònio Lobo Antunes- Arcipelago dell’insonnia

Domandina agli esperti…

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Ma… se sulla piantina di pomodorini sono spuntati dei fiorellini gialli vuol dire che poi spunteranno i pomodorini?🤔

Chi me lo dice? Poetella non è molto (anzi pe’ gnente) contadinella!🤣🤣🤣

Desiderio…

(foto di poetella)

Mi calasse addosso la quiete della sera
come una flebile luce lunare
un soffio di piuma nel vento
una carezza di padre.

Mi sciogliesse i pensieri
inchiostri nell’acqua
piccolo respiro di bimbo che dorme





(by poetella)

Pensavo, anni fa…

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(dal web)

Quanto deve aver pianto Adriano, quando t’ha perduto

Divina Bellezza…

Ed io? Che sarà di me quando

ti perderò, mia meraviglia?

Deciso: costruirò un tempio

(così ho fatto)

nel più remoto fondo del mio fondo

Lì andrò

a cantare a straziarmi

a venerare ricordi

lasciando tutto il resto scorrere quieto, più in là

(by poetella)

Gualtieri – legge poetella

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Una delle mie preferite…

Buon ascolto da poetella

Sto qui ad accollarmi fagotti…

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(foto di poetella)

Sto qui ad accollarmi fagotti

qui a spalare a vangare

a cavare

Sto qui a dare pane

a mettermi la gerla in testa

a tirar su le maniche. Sudata

che c’è da fare e fare, oggi

sentiamo, sappiamo che c’è da fare

sempre a raddrizzare quest’asse terrestre

che non ciondoli troppo

non sbandi

non ceda.

C’è da fare e fare in questi labirinti in salita

cominciamenti e incastri.

Ma io non sono incatenata

non sono bendata

Io riavvolgo il filo

allungo il passo tranquilla

schivo paziento scelgo avanzo

ché indietro, no.

(by poetella)

Pensierino della sera…

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Oggi pensavo
c’è gente talmente ripiegata su se stessa che anche quando, raramente, fa complimenti a qualcuno lo fa con riferimenti a se stesso.  Come se l’altro valga solo perchè é come loro.

Narciso, comunque, ha fatto una brutta fine… no?

E buona serata da poetella

quando esco in balcone…

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al mattino, davvero mi beo. Soprattutto con questo cielo!

Poi ci sono anche le roselline nuove!

che volere di più?

E buona serata a tutti!

Certe volte lei sentiva in petto…

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(foto di poetella)

Certe volte lei sentiva in petto

in testa un tale tramestio, un tale vorticare [voli? Ma che voli! Figuriamoci!] un tale strattonare, spingere [flussi di sangue troppo impetuoso? Chi può dirlo] un sovrapporsi, sollevarsi, un tale espandersi, aggrupparsi, premere di parole e parole legate in pensieri che poteva quasi percepire come si cercassero un varco [all’angolo degli occhi?] per uscire da lei [dai pori della pelle, lì da dove spuntano i capelli?]

per uscire da lei e levarsi in volo

coralmente, simultaneamente, dilagando, riempiendo tutto il cielo come fenicotteri eleganti allargandosi a ventaglio per poi richiudersi e allargarsi di nuovo e poi allinearsi

 in cerca fiduciosi d’aria buona.

(by poetella)

Non è che sempre riuscisse a…

(una vecchissima foto di poetella)

Non è che sempre riuscisse a tener salde

 le redini della sua irrequietezza. Non è che, pur provando, riuscisse sempre a conquistare quella postura con le mani in grembo e la testa leggermente reclinata seduta su una di quelle seggioline di legno impagliato davanti la finestra chiusa, a guardare un po’ il cielo, un po’ il prato, un po’ la strada, [se si fosse vista la strada, da lì], un po’ gli alberi, [sempre si vedessero anche gli alberi], un po’ le nuvole, ah! Le nuvole, e gli uccelli, ce n’è sempre qualcuno che vola, no? Un po’ le farfalle, [quelle, più difficile], un po’ un ragnetto penzoloni all’angolo della persiana, un po’ una cornacchia sull’antenna del palazzo di fronte.

Un po’, niente.

Gli occhi persi dietro un ricordo di chissà quale colore, quale odore, quale sapore, era quella volta lì? Scuotere piano la testa e no, non era.

Ricordo sempre più lieve, sempre più vaporoso, evaporato, fino a che anche lei evaporata, lieve. Immobile. Solo una scia confusa di qualcosa che.

Non è che riuscisse sempre a vedersi placida e priva d’attese

immersa talmente ormai nel tempo da non sentirlo più. Tempo amniotico. Conglobante.

Completamente scollegato da qualsiasi ticchettio d’orologio.

Non è che riuscisse a vedersi finalmente sazia

di questo e di quell’altro, pacata, compiuta, senza più domande, senza scatti, senza allarmi, senza trasalimenti.

Non ci riusciva ancora del tutto.

In realtà, non ci riusciva neanche un po’.

Ma ci stava lavorando. Sì, sì. Da un po’.

(by poetella)

Ecco…

Questo hai fatto.

Questo farò.

Ci vorrà solo tempo.

Ma sarà fatto.

Curioso come m’ostini a…

(foto di poetella- Una delle preferite…)

Curioso come m’ostini a credere, a lasciarmi convincere d’essere sulla buona strada verso quel richiamo, indubbiamente forte, impellente, certo, quel richiamo ad andare a testa bassa verso il mio Nodo Nord.

In  Acquario.

Ancora?

Sì, sì, ancora quell’indicazione. Quella direzione di marcia.

Curioso come m’ostini a crederlo connaturato, fortemente strutturato, dentro, solo da rivelare, da assecondare, da prediligere come l’unica via. L’unica possibile salvezza.

Come se ci possa essere una salvezza.

Che poi, salvezza da che?

Ma sì, lo so da che.

Comunque è indubbio che gran parte della strada io l’abbia fatta.

Siamo più distaccati. Più leggeri.

Siamo più ariosi. Vaporosi.

Eppure ci sono istanti, solo istanti, magari minuti, ecco, ma niente di più, in cui ancora vorremmo tenere, serrare, stringere, accumulare, possedere e verificare ogni momento il possesso.

Ogni momento aprire il forziere e guardarci dentro.

Ma l’ho detto, sono istanti. Minuti, magari. Al massimo, ore…

(by poetella)

Ieri…

(dal web)

Ieri, prima di dormire
             (è il momento peggiore…)
m’è tornata in mente una frase che mi dicesti anni fa. Tanti anni fa. Quanti?
              (so benissimo quanti. Li ricordo uno per uno)
Insomma, mi dicesti, anzi, mi scrivesti
Mi stai in testa come un’ossessione.

Ecco.
Così mi stai in testa. E non se ne parla di farla finita.
Comunque vado avanti.
Diligentemente vado avanti.

Sono un sasso sul fondo del torrente.
E l’acqua mi liscia.





(by poetella)

Chissà, forse qualcosa…

(foto di poetella)

Chissà, forse qualcosa mi chiede questo cielo

o qualcosa mi da

guarda come si basta

(per dirne una)

guarda come accarezza le cime degli alberi

guarda come ci sono dentro con le mie incertezze

me lo sento addosso come un velo di chiffon

la mia ombra è dietro.

(by poetella)

Azzurro…

(foto di poetella)

Mi si spande tutto addosso  questo cielo
mi slarga il respiro
mi canta

mi guida per mano alla gioia.

Mi racconta speranze
mi cancella tutto il nero
Mi solleva
m’invita alla danza.

È una festa barocca.





(by poetella)

… il risveglio

Le mie rose stanno aprendo gli occhietti.

Forse, insieme ai gerani già belli svegli, vogliono guardare

lo splendido panorama

giù, fino ai monti…

Buongiorno da poetella!

Ma…

non si può stare dentro casa con questo sole!

Via!

Fuori!

Keith Jarrett – Danny Boy 

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Pensavo…

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(un video di poetella)

Pensavo, d’accordo amore mio d’accordo.

Sono finiti i fiammiferi non abbiamo più luce in questa stanza buia di ricordi

neanche le stelle guarda

neanche loro sotto una coltre di nubi d’oblio ci potranno aiutare a svelarci a schiarirci.

Cancellati i segni per terra e in cielo

finite le briciole

scordata la mappa

persa la via.

Perduti noi. Tu, io, ognuno sulla faccia opposta della luna

(by poetella)

Ok… si comincia!

La prima rosa…

Bella vero?

E tra un po’…

Buona giornata a tutti!

Io non lo so, non lo so…

(un mio video di un po’ di tempo fa…)

Io non lo so, non lo so
perché ci siano i fiori
non lo so cosa avremmo mai fatto noi, noi tutti
per meritare i fiori

non lo so se poi davvero ce li meritiamo
davvero potessimo mai pensare che per noi
proprio per noi
per la nostra gioia di piccoli viaggiatori
di questo mondo scellerato
per la consolazione di noi poveri sognatori
insonni e desolati ci sia dato
quest’ornamento colorato profumato
che ci specchi la bellezza cercata e cercata
senza mani senza voce senza respiro i fiori
senza domande
i fiori

senza pretese senza conti da pagare
mutui da accendere
i fiori
solo dare e dare e chiedere niente
se non che i nostri occhi, grati

s’illuminino di un sorriso.




(by poetella)

(foto di poetella)

Joan Baez – Dove sono finiti tutti i fiori

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Silvius Leopold Weiss…

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Comunque ci vorrebbe…

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Comunque ci vorrebbe

-Mica chiedo tanto!-

ci vorrebbe un giorno senza

(non mi ci metto adesso a elencare senza che)

ma ci vorrebbe proprio una giornata intera

che dico, basterebbero poche ore

e che le ore scorressero placide

un fiume in pianura, liscio liscio

senza

– no, non serve precisare, via

che poi ognuno ci mette quello che vuole.

Che ne so, un doloretto

un sospetto

un fiotto di rabbia

un rumore

l’inarrestabile segnarti del tempo.

(by poetella)

Aggiornamenti…

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Beh, pare che le piantine di pomodori datterini stiano in perfetta forma!

Che dite, saranno contente della vicinanza con le rose?

🤔

Vi farò sapere…

Ecco.

Joan Baez – Forever Young (oggi mi va così)

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Ma tu dammi ancora…

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(anni ’70…)

Ma tu dammi ancora un po’ di tempo
ripetimi ancora
con quella tua voce bassa di carezza
con quello sguardo di velluto nero
ripetimi ancora
Ti amo

E forse chissà
Hai mai visto s’incendi la neve?



(by poetella)

Malinconicamente ignoro…

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(foto di poetella)

                                                                Malinconicamente ignoro il nome di tutti i fiori,  

l’ho detto più  volte, sono una cittadina. Quelli in vaso, quelli che quando li compri c’è il cartellino, quelli sono facili. Geranio, rosa, begonia, iris, gardenia, camelia, peonia, azalea, ortensia. Quelli sono facili! Plumbago, primula, narciso, petunia, viola e violetta, garofano e garofanino, gelsomino e glicine, gerbera e miosotis

                                                                malinconicamente ignoro il nome di tutti i fiori,

l’ho detto più volte. Mai fatte passeggiate per i campi con nonni che spiegassero, raccontassero, nominassero i fiori.

Sono una cittadina. Palazzi, asfalto, aiuole più o meno fiorite. Macchine e autobus e alberi più o meno sconosciuti.

                    e come vorrei, invece, chiamarvi uno per uno, chi conosce il nome possiede!

voi celesti, voi viola, voi  gialli e bianchi, voi rosa, voi lilla, piccole meraviglie misteriose a ciuffi o solitarie, spavalde o timide, silenziose o chiacchierine, ondeggianti nel vento, fili d’erba e spighe selvatiche che sfiorano e carezzano. Solo quelli rossi, quelli rossi sì, i papaveri. Quelli li so.

Ma il rosso, si sa, si sa che colore è.

(by poetella)

la manifattura Ginori, a Doccia…

Oggi voglio riproporre questo post con un po’ di storia della porcellana. Interessa?

Poetella's Blog

la mia collezione di tazzine e tazza da puerpera

La Porcellana Ginori a Doccia è stata una delle più prestigiose manifatture di porcellana europea. Nasce per volontà del marchese Carlo Ginori nel 1737, in una villa di sua proprietà a Doccia (oggi inglobata in Sesto Fiorentino). I discendenti di Carlo Ginori continueranno ad esserne i proprietari e a dirigerla fino al 1896, quando avverrà la fusione con la Soc. Ceramica Richard di Milano.

«In questa ricerca delle terre io mi sono principalmente servito del Fuoco come pietra di Paragone ed invero la mia occasione richiese comunemente un possibile attivissimo fuoco, poiché col fuoco ordinario da fondere vi è poco da conseguire, il Fuoco qui è l’Ottimo Analista»
(Carlo Ginori,Teoria degli ingredienti atti a fare la porcellana) (da Wiki)

La manifattura Ginori inizia la propria attività nel1737a Doccia, località a pochi chilometri dall’antico borgo diSesto Fiorentino,nella villa delmarcheseCarlo Ginori

E di poco più tarde sono le tazzine…

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