IMG_2253(poetella a quattro anni)

 

 

 

Oggi è andata via la corrente.

Si stava in cucina, al solito, tv accesa, Pc. Chiacchiere vaghe.

Presto per preparare la cena.

Un paio di libri, no, tre, in ognuno  un foglietto fuori dalle pagine, tutti e tre sul tavolo.

Improvvisamente, pluf. E silenzio.

 

Un silenzio antico.

Un silenzio insolito.

Quasi subito, voci. Da sotto. Da accanto? Voci, comunque.

E nient’altro.

Non ci siamo avvezzi. No, proprio no.

 

Come a casa di nonna, io piccola. Ho pensato.

 

Ecco che il silenzio m’ha scaraventato lì.

Penombra. La luce s’accendeva tardissimo. S’economizzava corrente. Economizzare era un valore. Anche di parole si faceva economia. E di baci. Non si baciano i bambini. Che non crescono, poi.

E accendere la luce, no.

Solo quando proprio in casa c’erano solo ombre e noi stessi ombre e la credenza verdolina un’ombra e il tavolo e il lavandino di granito ombre, e Fufi, la gatta, un’ombra sfuggente,  e profumo di sugo, di torta di mele, di tovaglia pulita. Il corridoio che portava verso un buio che non faceva paura. Misurato dai rintocchi calmi della pendola.

La radio col centrino sopra e le foto di sconosciuti ingialliti e seri. E silenziosi. Tutti impettiti.

Come la radio. Raro che fosse parlante. Per la commedia. Per l’Opera. Ma io, io no. Io non ascoltavo. Insomma, non ricordo la radio accesa. Solo le foto e il centrino. Una volta l’anno, per un mese, col lumino acceso davanti.

Quelle rare volte che s’accendeva, la radio, sicuramente dormivo già da un po’, stanca di giochi.

Di corse dietro a Fufi, la gatta. Ah! Fufi!

 

Stanca di tesori da cercare nella piazzetta, sotto ai sassi.

Di salti con la corda, stanca. Non passava una macchina.  

Di palla avvelenata, stanca, di palla prigioniera. Ma proprio non passava una macchina nella piazzetta sotto casa di nonna. In pieno centro di Terni.

E lei che s’affacciava, ad ora di merenda e faceva quel leggero fischio

– Fiui iiiiii uuuuuuuuuu!…

Noi si guardava su, (che non sta bene chiamare a voce alta! Le popolane lo fanno!

Non si grida, non si fa rumore. Giocate silenziosamente. Non disturbate)

 

Quel piccolo fischio e si guardava su, verso la finestra del primo piano.

Da lì, magica, traballante come una nave volante, scendeva una cordicella col cestino attaccato e dentro, la grazia della fame che sarebbe svanita nel profumo del pane Terni. Mai più mangiato un pane così! A Roma è finto!

 

E si ricominciava a giocare. Ecco.

 

La corrente poi è tornata, oggi. Ed è ricominciato il fare.

(by poetella)

 

 

John Cage –  Dream.

 

 

 

 

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