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E quando ti svegli e ancora è buio anche perché probabilmente nuvole e la luna ormai uno spicchietto e addosso sonno, ancora sonno e resti immobile a sentire il niente poi ti volti senti come pesa il tuo corpo quasi fosse molto lontano e senza appigli la mano al comodino
il telefono l’altra mano a aprire la foderina. Le tre e cinque. Richiudi. Riposizioni sul comodino.
Aggiusti il cuscino come fosse una vela ma resti lì. Non ti muovi. E s’espande il pensiero sempre quello sempre quello invade tutto il letto la stanza forse esce anche in balcone nella notte schivando i pipistrelli che se ne nutrirebbero volentieri e glielo faresti mangiare anche tu che è un pensiero di cui con ritrovata gioia ti priveresti ma quello niente. Si gonfia e cresce come un genio della lampada perfido però.
Maligno.
Ti giri su un fianco per schiacciarlo ma quello niente. Ti punge come fosse chiodi.
Ti giri sul dorso per stenderti meglio in cerca di una calma piatta da morto a galla che plachi i flutti irti di squali ché quel pensiero è uno squalo due squali tre squali si moltiplica e morde e lo sai che finirà per ucciderti e la notte non passa e il chiaro non arriva e riprendi il telefonino e sono ancora le tre e mezza e tra due ore dovrai alzarti e speri di dormire un po’ ma niente.

La bocca spalancata di quel pensiero ti mostra i denti e sui suoi denti il tuo sangue.


(by poetella)