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fuga d'alberi(foto di poetella)

E qui per ascoltarla

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Il vento. Ancora il vento.

Ma tu lo senti che vento? C’è anche da te? Il cielo qui è una lastra di giada. Lucidata. Levigata dal dolore del mondo. Poche, due o tre nubi sbatacchiate. Come questi pensieri che mi rullano in testa in cerca d’uscita. Porte chiuse. Non senti che vento? Non si può aprire niente. Dobbiamo tenere tutto serrato, bloccato, ancorato ché se no scappa via. Come scapperei anche io se potessi trovare la via. Senza intoppi. Senza sbarre d’acciaio. Senza frasi definitive. Incancellabili. Tutto si può cancellare. Dai…

Non senti che vento?

Spazza via di tutto. Potessi volarmene anche io come una donna di Chagall, abbracciata a te.
Ma che dico? Folle. E quanti punti interrogativi. Come il vento. Non trovi?
Il vento è una domanda. Un grido. Un’implorazione accorata. Senti, senti che fa! Senti come urla. Senti come piange!
Sentimi!
Non posso più.
E invece posso. Devo potere. Non c’è vento qui dentro.
Tutto è fermo. Silente. In penombra.
La luce è fuori. Della mia prigionia.

La luce è lontana. La luce sei tu. Ma non sei più per me.


(by poetella)
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